venerdì 24 giugno 2016

Chesterton e la Brexit

Chesterton era per la Merrie England, l'Inghilterra medievale cattolica, prima della distruzione da parte dell'ideologia protestante.

Chesterton era per la famiglia, diceva che la famiglia è anarchica perché viene prima dello Stato, prima di tutto.

Vedeva malissimo il cosiddetto gingoismo, figuriamoci l'adorazione dell'Europa della finanza.

Scrisse Il Napoleone di Notting Hill per l'amore delle piccole patrie. Pensò al distributismo per rimettere al centro la famiglia che è l'unica cosa su cui deve essere fondato uno "stato".

Tante, tante, tante altre cose...



Gilbert Keith Chesterton, Una breve storia d'Inghilterra

Ho trascorso gran parte della mia vita a criticare e condannare le istituzioni vigenti del mio Paese: penso che sia la cosa più infinitamente patriottica che un uomo possa fare.

Gilbert Keith Chesterton, The Crimes of England

Oggi l'Inghilterra è così lontana da Londra che i suoi emissari potrebbero essere ricevuti con il rispetto dovuto a ospiti di riguardo venuti dalla Cina o dalle Isole dei Cannibali.


Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

Il test della democrazia non è se il popolo vota ma se il popolo governa.

Gilbert Keith Chesterton Illustrated London News, 2 Ottobre 1909

Come l'avrebbe pensata Chesterton sulla Brexit è abbastanza chiaro...


Anche noi ci battiamo per l'autogoverno di ogni casa, questo è il distributismo!
(grazie ad Annalisa Teggi per l'assist…)


Brexit

Brexit... Ah! Ah! Ah! 😂😂😂

E per favore: non fate dire a Chesterton che non sarebbe stato d'accordo...! C'è un intero romanzo e migliaia di pagine che dicono il contrario.

giovedì 23 giugno 2016

Un appello cui non si può dire di no...

Carissimi amici,

In occasione dei festeggiamenti dedicati al beato Pier Giorgio Frassati organizzati dalla Compagnia dei Tipi Loschi (23 giugno – 4 luglio) abbiamo deciso di invitare il nostro carissimo amico John Kanu, presidente del Sierra Leone Chesterton Center. John sta facendo una cosa grande e bella in Sierra Leone. Laureato a Oxford diversi anni fa, decide di ritornare in Sierra Leone per sostenere la sua gente e proporre loro un modo nuovo di concepire la vita, il lavoro, l'educazione. 
Attraverso diversi incontri significativi, infatti, durante il suo periodo di studi universitari in Inghilterra, John ha approfondito la conoscenza del "distributismo" proposto da Chesterton e altri come una strada bella e buona per vivere e organizzare la società, un'alternativa al capitalismo e al socialismo. IL "distributismo" ha le proprie radici nella Dottrina Sociale della Chiesa e ha origine dall'Enciclica di papa Leone XIII "Rerum Novarum".
John in pochi anni ha costituito circa una trentina di cooperative di famiglie che lavorano, si aiutano nell'educazione dei figli, costruiscono in Sierra Leone un nuovo modo di vivere con passione e tenacia.
L'avventura umana di John Kanu, la sua tenacia, il suo impegno educativo e l'amore per i suoi amici, la sua gente, il suo paese, è per noi e per il mondo un grande esempio. Averlo qui è una grazia.
John arriverà venerdì 24 giugno e rimarrà con noi fino al 7 luglio. Durante questo periodo avremo occasione di approfondire con lui la nostra amicizia e costruire legami significativi con i nostri amici leonesi.
Sabato 25 giugno, in occasione del Santa Caterina's day John Kanu incontrerà la confraternita (un sodalizio di opere non profit che operano in diverse regioni e che sono legate da un'amicizia ormai decennale). L'incontro si terrà alle ore 16.00 a Casa San Francesco, Grottammare (luogo di svolgimento della festa dedicata al beato Pier Giorgio Frassati). La sera, alle ore 21.30 ci sarà un incontro pubblico dal titolo: "Il test della democrazia non è se il popolo vota ma se il popolo governa" (Gilbert Keith Chesterton).
Durante la sua permanenza avremo modo di organizzare altri momenti di condivisione con John. Naturalmente John parteciperà anche al Chesterton Day il 2 Luglio alle ore 19.30 (tema: l'eredità di Chesterton).

Sarà mia premura tenervi aggiornati.

Quindi questo è un invito! 
-          a partecipare all'incontro di sabato 25 giugno;
-          a partecipare a tutti gli incontri proposti per la festa del beato Pier Giorgio Frassati (allego il programma);
Ma questo è anche una richiesta di aiuto!
Far venire da noi John ha determinato ovviamente un costo. Alcune spese le avevamo preventivate altre invece sono state del tutto impreviste.
Il biglietto aereo (andata e ritorno) è costato circa 1.400,00 euro. Tale spesa ha una copertura perché ovviamente prevista.
Anche il soggiorno di John è una spesa preventivata e quindi coperta.
Le spese impreviste sono relative al tutto quello che noi e John abbiamo dovuto fare per ottenere il visto di ingresso in Italia.
In Sierra Leone non c'è un'ambasciata italiana. L'ambasciata italiana di riferimento è quella di Abidjan in Costa D'Avorio. Abidjan dista da Freetown (capitale della Sierra Leone) circa 1500 Km. John, per ottenere il visto, ha attraversato la Sierra Leone, la Liberia e gran parte della Costa D'avorio. E' rimasto ad Abidjan una settimana in attesa del visto. Nel frattempo, al fine di velocizzare le operazioni, dall'Italia abbiamo contattato più volte l'ambasciata italiana in Costa D'Avorio. 

Tutto questo ha determinato un costo complessivo non previsto di circa 2.000,00 euro (1.500,00 euro per il viaggio e il soggiorno di John in Costa D'Avorio e 500,00 euro di spese telefoniche).
Per quanto riguarda le spese telefoniche sono state coperte dal coinvolgimento diretto di coloro che le hanno fatte.
Per quanto riguarda le spese di viaggio e di soggiorno in Costa D'Avorio, queste sono state sostenute da John.

L'aiuto che vi chiedo riguarda proprio questa ultima voce di spesa. Ho il desiderio di restituire a John quanto speso. John ovviamente non chiede nulla, ma so per certo che per lui spendere tutti questi soldi (siamo in Sierra Leone) non è cosa da poco.
e quindi, cari amici, unitamente al mio amico Pietro Marzi che ne è presidente,

ISTITUISCO IL  C.S.R.D.A.J.K. (CLUB SOVVERSIVO RIVOLUZIONARIO DI SOSTEGNO A JOHN KANU)

Il C.S.R.D.A.J.K. ha una durata di 16 giorni (da oggi al 7 luglio) e ha lo scopo unico di raccogliere fondi per John in relazione alle spese sostenute da John stesso per venire in Italia.

L'iscrizione al C.S.R.D.A.J.K. è rigorosamente ed esclusivamente riservata a: amici, parenti, conoscenti, sconosciuti, simpatizzanti, antipatizzanti, chestertoniani doc, chestertoniani non doc, distributisti, distributisti che non sanno di essere distributisti,  confratelli, famiglie, single, single prossimi al matrimonio.
Coloro che non appartengono a tali categorie non possono essere iscritti al C.S.R.D.A.J.K., salvo richiesta scritta che sarà valutata dall'Alto Consiglio del C.S.R.D.A.J.K. composto da me!
La modalità per associarsi al C.S.R.D.A.J.K. equivale al versamento di una quota minima di 10,00 euro tramite la pagina di raccolta fondi della scuola Chesterton aperta nella piattaforma www.buonacausa.org alla pagina:

http://buonacausa.org/cause/johnkanuinitalia

L’intera quota di iscrizione andrà a sostegno delle spese sostenute da John.

Nella causale della donazione è obbligatorio scrivere precisamente la parola: proJohn2016!!!
Vi saluto e vi ringrazio vi aspetto numerosi agli appuntamenti previsti per festeggiare Pier Giorgio Frassati e Chesterton!

Marco Sermarini

Segretario del C.S.R.D.A.J.K
Presidente della Società Chestertoniana Italiana

mercoledì 22 giugno 2016

Paolo Gulisano e il suo ultimo libro su San Thomas More

TOMMASO MORO: UN UOMO PER TUTTE LE UTOPIE


Nel 1516, cinquecento anni fa, veniva pubblicata un'opera destinata ad essere non solo un capolavoro immortale, ma anche a costituire un vero e proprio paradigma in campo letterario, filosofico e politico. Utopia era uscita dalla fervida mente dell'inglese sir Thomas More, in italiano Tommaso Moro. 

Colui che in quel momento era uno degli umanisti più in vista d'Europa, consigliere del Re d'Inghilterra Enrico VIII, brillante avvocato e raffinato intellettuale pubblicò un romanzo scritto in lingua latina in cui descrive un'isola immaginaria, una società ideale. Moro derivò il termine dal greco antico con un gioco di parole fra ou-topos (cioè non-luogo) ed eu-topos (luogo felice); utopia è quindi, letteralmente un "luogo felice inesistente". Il grande umanista dipinse un opposto idealizzato della società sua contemporanea, che egli sottopose a una satira sottile. La parola Utopia da allora entrò nel lessico comune con il significato di sogno, di progetto, di immaginazione proiettata sul futuro. Eppure Moro era tutt'altro che un sognatore, che un uomo in fuga dalla realtà. Era un uomo estremamente concreto, abituato ad affrontare l'esistenza propria e degli altri, le persone della sua famiglia, coloro i cui casi giudiziari gli erano affidati e che per lui erano sempre prima di tutto persone, e non appunto "casi". Un uomo che si prendeva cura della vita pubblica, della politica, del bene comune dei suoi concittadini inglesi. Un uomo caratterizzato da una profonda, intensa fede, che anni dopo lo avrebbe portato al patibolo, vittima di quel re che aveva fedelmente servito ma che non seguì nella sua rottura con Roma, con la Chiesa universale. Virtù che secoli dopo sarebbero state riconosciute dalla Chiesa stessa, dopo che lo erano state dal piccolo gregge cattolico di Inghilterra, perseguitato a lungo. Nel 1935 Tommaso Moro venne canonizzato da papa XI, e anni dopo un altro papa, san Giovanni Paolo II, lo avrebbe proclamato santo protettore dei politici, una categoria di persone che effettivamente ha un enorme bisogno di protezione sovrannaturale, in primo luogo per sfuggire alle tentazioni del potere cui sono sottoposti, e nei confronti dei quali si rivelano debolissimi nella propria resistenza, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Un santo dunque, l'autore di una chimera letteraria, filosofica, politica? 

La parola utopia in effetti non sembrerebbe appartenere strettamente al "gergo" della Chiesa, che usa terminologie molto concrete per definirsi e per definire la propria missione: popolo, gregge, corpo stesso di Cristo. Il Cristianesimo nasce a partire da un fatto, un avvenimento assolutamente concreto: il farsi carne di Dio in un bambino, Gesù, nonché nella passione, morte e resurrezione di quest'ultimo. Se tuttavia è vero che la parola utopia è molto usata nell'ambito politico e culturale, presenta anche alcuni aspetti religiosi molto importanti. Un'utopia (il cui significato è letteralmente non luogo, un luogo che non c'è) è un assetto politico, sociale nonchè religioso che non trova riscontro nella realtà, ma che viene proposto come ideale e come modello. Indica una meta intesa come puramente ideale e non effettivamente raggiungibile; in questa accezione, può avere sia il connotato di punto di riferimento su cui orientare azioni praticabili, sia quello di mera illusione e di ideale irraggiungibile. 

L'utopista - sia come coniatore di utopie, sia come semplice propugnatore, sia come pensatore utopico critico - può quindi essere tanto colui che costruisce le sue ipotesi ideologiche prescindendo dalla realtà - come Lenin, che affermava che se le sue idee non coincidevano con la realtà, tanto peggio per la realtà- quanto colui che indica un percorso che ritiene al contempo auspicabile e pragmaticamente perseguibile. Nell'uso comune, utopia e utopismo sono spesso associati a pensieri e comportamenti velleitari. Molto spesso anche il Cristianesimo viene indicato come un'"utopia". La via mostrata da Cristo sarebbe troppo "alta", impraticabile, e quindi utopica, così come una società fondata sui princìpi cristiani.  Eppure il termine utopia fu coniato da un santo, un martire, Tommaso Moro, che per difendere i suoi ideali, che erano realtà ben concrete, finì sul patibolo. Ideali concreti, e non sogni o visioni ideologiche: la verità, la giustizia, il bene comune del popolo, l'unità della famiglia. Moro aveva compreso con straordinaria lucidità dove avrebbe portato la strada aperta dal suo ambizioso sovrano: all'esatto contrario di un "luogo buono" in cui vivere, ma ad un paese oppresso da una feroce oligarchia che per egoismo si sarebbe fatta beffe dei valori per cui Moro si battè fino alla morte, pur di non venir meno alla verità. 

Quelli in cui Moro pubblicava il suo romanzo erano anni fervidi, anni che precedettero eventi eccezionali e drammatici per la storia europea e del mondo: Erasmo da Rotterdam aveva appena scritto - nel 1511- l'Elogio della Follia, un'opera peraltro dedicata allo stesso Moro, e nel 1513 Machiavelli redasse Il Principe, manifesto del pragmatismo politico, dove il fine giustifica i mezzi. Infine, un anno dopo Utopia, nel 1517, Martin Lutero pubblicò le sue tesi, e diede inizio alla Riforma. Si apriva così una stagione non solo religiosa, ma anche politica, che avrebbe sconvolto per sempre gli scenari europei.

"Quando penso in cuor mio a tutte le repubbliche che oggi fioriscono ovunque, Dio mi aiuti, non vedo che cospirazioni dei ricchi per curare i propri interessi privati con il pretesto di fare quelli pubblici. Escogitano e inventano ogni genere di stratagemma , in primo luogo per conservare senza timori quel che hanno ingiustamente accumulato, secondariamente per abusare del lavoro e della fatica dei poveri con la minor spesa possibile. Poi gli stessi ricchi decidono che questi stratagemmi devono essere adottati e rispettati per il bene dello Stato, ossia anche della povera gente, e quindi ne fanno delle leggi".  

Così scriveva Tommaso Moro nelle ultime conclusive pagine di Utopia. Ancora una volta una visione tristemente anticipatrice, profetica.

La cupidigia sembra essere il grande male – all'origine di ulteriori mali. contro cui lottare anche oggi.

Lo aveva ben colto un attento lettore di Moro come Gilbert K. Chesterton, che agli inizi del '900 scrisse alcuni romanzi apparentemente surreali, come La sfera e la croce, Il Napoleone di Notting Hill, Manalive, e soprattutto  L'osteria volante dove immagina un Inghilterra del XXI secolo dominata da un potere di tipo massonico che si avvale della collaborazione di ambienti islamici – una sorprendente distopia mitigata da quello straordinario umorismo per cui il celebre convertito può essere considerato il miglior erede di Moro. Chesterton paventava l'avvento di "masse di uomini devoti al Nulla, diventati schiavi senza un padrone". Per Chesterton si sarebbe riconosciuta questo nuovo ordine per le offese recate a Dio e all'uomo, alla morte e alla vita, entrambe rese un nulla . Da questo si sarebbe capito che la barbarie era in arrivo.

Mentre nella prima metà del '900 andavano realizzandosi i peggiori incubi di società tiranniche, ingiuste, oppressive, Chesterton pensò alla possibilità di realizzare forme di civiltà come quella descritta da Moro. Anche e soprattutto per questo motivo fondò il movimento Distributista. In occasione di una manifestazione celebrativa di Tommaso Moro tenutasi a Londra, nel Santuario di Beaufort Street nel 1929, Chesterton scrisse: "Il beato Thomas More è più importante oggi che in qualunque altro tempo fin dalla sua morte, forse anche più che del grande momento del suo morire, ma non è ancora così importante come sarà tra un centinaio di anni." 

Dalla vita e dal martirio di san Tommaso Moro scaturisce un messaggio che attraversa i secoli e parla agli uomini di tutti i tempi della dignità inalienabile della coscienza, nella quale, risiede il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nella sua intimità.

Quando questo richiamo della verità viene ascoltato, allora la coscienza orienta con sicurezza i loro atti verso il bene.

Tommaso Moro morì testimoniando che c'un bene più grande di ogni potere e ogni successo mondano per cui vale la penda dare la vita. Dava la vita per i propri amici, per la propria famiglia, per il proprio povero paese che stava a sua volta per andare incontro a un bagno di sangue- 

Il 6 luglio 1535 venne decapitato.

Le cronache riportarono il modo in cui si avviò al supplizio: con animo sereno, con fede pronta, con umorismo, con grazia. 



Paolo Gulisano


lunedì 20 giugno 2016

Quest'anno ci sarà ancora John Kanu!

Il nostro grande amico John Kanu, direttore del Sierra Leone Chesterton Center, sarà ancora una volta nostro ospite, sia per il Chesterton Day che il 25 Giugno, in occasione del raduno dei membri dell'Associazione di Promozione Sociale Santa Caterina da Siena (per gli amici La Confraternita).

In quest'ultima occasione John parlerà di distributismo in concreto e nei giorni precedenti e successivi terrà un workshop su come praticare queste idee in concreto.

Per quest'ultima cosa vi daremo maggiori ragguagli nei prossimi giorni, visto che solo oggi abbiamo avuto la certezza che John sarà dei nostri (ha potuto ritirare il visto solo oggi).

Sarà una bella cosa, ve lo garantiamo.

Ricordiamo a chi non fosse al corrente che da tutt'Italia abbiamo aiutato John raccogliendo un container di materiale tecnico (e non solo) per la sua scuola professionale, in cui insegna ai suoi amici a costruire il loro presente ed il loro futuro con lavori fatti da loro stessi per loro stessi - questo è uno dei capisaldi del distributismo: lavorare con le proprie mani per sé e per il proprio villaggio, città, cooperativa, gruppo di famiglie. Senza questo, si parla solo di un capitalismo addolcito dalla bonomia, non di distributismo, quindi non di responsabilità propria, costruzione propria del mondo buono.

Bisogna che tutti vengano.

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domenica 19 giugno 2016

Un aforisma (grandioso) al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
I am not absentminded. It is the presence of mind that makes me unaware of everything else.




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