venerdì 22 luglio 2016

Un aforisma al giorno

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"Heroism. . . this universal readiness to die is the sign of something divine in man." - #GKChesterton #NewWitness

Un aforisma al giorno

Tutta la differenza tra costruzione  e creazione è esattamente  questa: che  una  cosa  costruita può essere amata solo dopo che sia stata costruita; ma una cosa creata è amata prima che essa venga ad esistere.


Gilbert Keith Chesterton, Appreciations and Criticisms of the Works of Charles Dickens

giovedì 21 luglio 2016

Un aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
There is no such thing as an uninteresting subject: there is only such a thing as an uninterested person.


martedì 19 luglio 2016

Tommaso Moro: testimoniare con grazia – di Paolo Gulisano | da Riscossa Cristiana

San Tommaso Moro è uno dei santi più amati da GKC (domandò che la chiesa parrocchiale di Beaconsfield fosse intitolata anche a lui, a San Giovanni Fisher e ai Martiri Inglesi, oltre che a Santa Teresina - lasciò una bella somma perché si edificasse al suo interno una cappella nello stile di una cella della Torre di Londra) e Paolo Gulisano ne ha tracciato una biografia.

http://www.riscossacristiana.it/tommaso-moro-testimoniare-con-grazia-di-paolo-gulisano/

lunedì 18 luglio 2016

Le colline e il mare, di Hilaire Belloc (da Crisis Magazine)

Crisis Magazine (@CrisisMag)
Belloc's Hills and the Sea crisismagazine.com/2016/bellocs-h…


Roberto Prisco interagisce sulla questione di Italo Calvino...

Riceviamo da Roberto Prisco in arte Rob e volentieri pubblichiamo (anzi, pubblico io Marco Sermarini, ed abbozzo una risposta):

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Caro Marco,


Vedo dal blog che hai affrontato il problema dei rapporti tra Calvino e GKC.
Ti passo qui sotto delle mie considerazioni scritte trempo fa sul problema.
Aldilà di quanto ho scritto non vedo come equiparare un opportunista come Calvino membro del comitato centrale del partito comunista e dirigente della casa editrice Einaudi al giovane GKC che sfidò tutto l'establishment culturale e politico inglese per affermare il diritto all'indipendenza di quella nazione di puritani schiavisti che era formata dai Boeri.
Se Calvino ammirava così tanto GKC perché non lo ha seguito? Lo stesso possiamo chiederci di Borges.
Perché lo ritenevano un pazzerellone e non apprezzavano la profondità del suo pensiero, che noi adesso dobbiamo rivendicare e difendere. GKC non era un clown!


Ciao
Rob


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Sono lieto che Roberto abbia proposto alla nostra attenzione le sue considerazioni qui sopra riassunte e meglio espresse nell'articolo di cui al collegamento sempre sopra riportato.

Mi fa piacere perché discutiamo e probabilmente ci aiutiamo ad avere delle idee più chiare ed approfondite su Chesterton e poi anche su chi ammira ed ha ammirato Chesterton.

In ogni modo il mio intento, nel sinteticissimo post della scorsa settimana su Calvino e nel riportare alcuni passaggi che Calvino scrisse su di lui (uno dei quali è l'arcinoto "Voltaire cattolico e Chesterton comunista"), era quello di svelare un duplice atteggiamento che si verifica talvolta in chi incontra Chesterton: da una parte una forte attrazione, camuffata da critiche davvero risibili e che nella loro risibilità svelano la loro strumentalità (ossia: servono a far vedere un distacco che non si ha davanti a Gilbert), dall'altra una inspiegabile e misteriosa sosta davanti all'ultimo passo che conduce al gigantesco segreto (che segreto non è) di Chesterton, ossia il suo amore per Nostro Signore Gesù Cristo, manifestantesi nei grandi motivi del suo pensiero (la gratitudine, è meglio esserci che non esserci, l'uso della ragione, eccetera...).

E' l'inspiegabile atteggiamento di Calvino che vorrebbe essere il Chesterton comunista (che significa? Che lo si ammira tanto ma che non si vuole lasciare la vita strana per paura...) e di Borges che dice che la ragione per Chesterton erano solo le credenze cattoliche e lui non le condivideva, ma poi dice: le ore più belle della mia vita le ho passate leggendo Chesterton...

Il contributo di Roberto è notevole e vi consiglio di leggerlo.

E agli "ammiratori" di Chesterton dico: buttatevi dall'altra parte, cavolo, ragazzi, senza perdere tempo! Fate come noi...

Marco Sermarini

domenica 17 luglio 2016

La serietà non è una virtù - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Non amo la serietà. Penso che sia antireligiosa. O, se preferite l'espressione, è un vezzo di tutte le false religioni"


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Chesterton iniziava così il breve saggio Sulla serietà contenuto nel volume dal titolo emblematico: "La serietà non è una virtù". Egli aveva dovuto subire, nel corso della sua felice attività di giornalista e romanziere, gli strali lanciati da chi lo considerava uno scrittore poco serio (basti vedere il capitolo dedicato all'ex sacerdote cattolico Joseph McCabe nel saggio Eretici del 1905) a cui aveva replicato con un umorismo intelligente e raffinato: "Il contrario di divertente non è serio ma "non divertente". Chesterton, lo disse più volte, aveva risposto efficacemente a quelle insipide critiche, mostrando quanto fosse bello scrivere cose intelligenti con un sano umorismo cristiano.

Un grande suo epigone è stato in Italia Giovannino Guareschi e ringrazio Alessandro Gnocchi (con il compianto Mario Palmaro) di avermelo fatto conoscere. Insieme avevamo constatato che questi due grandi autori (Chesterton e Guareschi) costituivano un reale antidoto alle "rigidità seriose" dei cosiddetti "professionisti della controrivoluzione", a quelle élite tradizionaliste che non consideravano affatto degne di nota occuparsi di questi scrittori "poco seri". Era riprovevole rendersi conto che, in un'Italia dove l'egemonia culturale della sinistra progressista era palese, anche gli alfieri controrivoluzionari non studiassero e non prendessero in giusto conto la disamina delle opere di Chesterton e Guareschi. Passo dopo passo si è ancor più realizzato che chi avversava, per diverse ragioni, questo straordinario umorismo cristiano non considerava "seriamente" nemmeno coloro che (come il sottoscritto, Alessandro Gnocchi, Paolo Gulisano e altri) da decenni si occupavano di questi formidabili e veri controrivoluzionari, riconoscendo nei loro confronti una grande necessità di farli conoscere, leggere, approfondire. Voglio qui ringraziare, a tale scopo, Paolo Deotto che mi ha dato l'opportunità di scriverne periodicamente.

Un altro fastidio che si è potuto rilevare è stato quello  di sentire menzionati impropriamente e superficialmente, attraverso citazioni spesso estrapolate dal contesto e quindi erronee, questi due grandi autori cattolici. A dirla veramente tutta credo che, attraverso Chesterton e Guareschi, si ponga davvero il confine tra chi predilige (come il sottoscritto) una battaglia culturale popolare e a tutto campo a chi preferisce una disputa più ristretta e aristocratica. Tra chi ama sorridere e prendersi "poco sul serio" (come facevano umilmente Giovannino e Gilbert) a chi mantiene un riserbo e un controllo "superbo" su se stesso. So benissimo che una frase come quella di Chesterton in Ortodossia del 1908: "Gli angeli volano perché sanno prendersi alla leggera" farebbe arricciare il naso e drizzare i capelli a qualche èlitario della controrivoluzione che si prende invece pesantemente sul serio e che quindi non riesce proprio a spiccare il volo! Anche Guareschi, quando si guardava allo specchio e si mirava talvolta nel suo aspetto corrucciato e serio, affermava: "Giovannino, quanto sei fesso!". Invitavano alla scuola dell'umorismo, a non versare il cervello all'ammasso. L'appello ai trinariciuti non era prerogativa esclusiva, ne sono sicuro, dei social-comunisti, basti guardare nei nostri tempi alla galassia "trinariciuta" nel mondo cattolico.

Credo che sia sufficientemente chiaro ora quanto di questi due grandi autori ci sia estremamente bisogno, poiché abbiamo necessità di persone di questo calibro che facciano pensare, sorridere e talvolta commuovere.

venerdì 15 luglio 2016

A proposito di Italo Calvino e di Chesterton

Italo Calvino fu uno scrittore certamente singolare.

È uno dei cosiddetti «chestertoniani insospettabili»: da persone lui (come da tanti altri: Borges, Gramsci, Sciascia e non solo...) non ci aspetteremmo un'attrazione così profonda per Chesterton. Eppure questo accadde. Lo scritto che ho riportato qualche post addietro ne è testimonianza. Il riferirsi a Chesterton per meglio chiarire il proprio pensiero d'altronde era uno dei modi in cui l'altro insospettabile, Jorge Luis Borges, dimostrava la sua vera e propria dipendenza dal nostro Gilbert (le sue lezioni di letteratura inglese ne sono intrise).

Uomini singolari, spesso attratti dalle caratteristiche di Chesterton che più sono lontane dalle loro scelte concrete. È come se desiderassero con forza il dono della fede, dell'intelligenza cristiana, della speranza e dell'allegrezza di Chesterton, senza volerlo ammettere fino in fondo.

A proposito di Italo Calvino, contribuisco a collocare una delle sue affermazioni più famose a proposito di Chesterton che spesso vengono citate senza darne la fonte.

Italo Calvino disse:

«Amo Chesterton perché voleva essere il Voltaire cattolico e io volevo essere il Chesterton comunista…».

Si tratta di una parte di una lunga risposta alla domanda (l'ultima) «Quali sono i romanzieri che preferite e perché?» nel corso di un'intervista a Nuovi Argomenti n° 38-39 del Maggio - Agosto 1959. Gli altri autori amati sono Stendhal, Puškin, Hemingway, Stevenson (amato anche da Chesterton!), Čechov, Conrad, Tolstoj, Manzoni, Flaubert, Poe (di lui Borges in una delle sue lezioni disse che Chesterton ne avrebbe potuto imitare il senso del gotico ma non lo fece), Twain, Kipling (criticato da Chesterton in Eretici), Nievo, Jane Austen (oggetto di appunti di Chesterton), Gogol', Dostoevskij, Balzac, Kafka (anche lui in qualche modo toccato da Chesterton!), Maupassant, Mansfield, Fitzgerald, Radiguet, Svevo…

Marco Sermarini

Dal Carteggio Casati - Prezzolini una delle frasi più belle di uno dei più bei libri di Chesterton

Alessandro Casati (1882-1955) e Giuseppe Prezzolini (1882-1982) si scambiarono una serie cospicua di lettere.

In questa da Casati a Prezzolini si cita il capitolo "Cercasi uomo non pragmatico" di Cosa c'è di sbagliato nel mondo, una delle prese di posizione a mio avviso più geniali ed importanti di Chesterton.

Casati lo aveva letto nel 1910, quindi (come dimostra la citazione del capitolo) dal commento di qualcuno che lo aveva letto in inglese (Chesterton non era ancora mai uscito in lingua italiana).

Occorre essere in stato di rivoluzione eterna per non lasciar passare come acqua proposizioni come questa.

Marco Sermarini
Alessandro Casati
Giuseppe Prezzolino

Chesterton in altre parole - Italo Calvino su Chesterton e Dickens

«Il titolo Il migliore dei mondi impossibili Citati l'ha tratto dallo scrittore del nostro secolo che ha più amato Dickens, G. K. Chesterton. Su Dickens, Chesterton ha scritto un libro e poi le introduzioni a molti romanzi per l'edizione della "Everyman's Library". In quella per Our Mutual Friend, egli comincia prendendosela col titolo. "Il nostro comune amico" ha un senso, in inglese come in italiano; ma "il nostro mutuo amico", "il nostro amico reciproco" cosa può voler dire? Si potrebbe obiettare a Chesterton che l'espressione compare per la prima volta nel romanzo come detta da Boffin, il cui eloquio è sempre spropositato; e che, anche se il legame del titolo col contenuto del romanzo non è tra i più evidenti, pure il tema dell'amicizia vera o falsa, vantata o nascosta, distorta o sottomessa a prove, vi circola in ogni sua parte. Ma Chesterton, dopo aver denunciato l'improprietà linguistica del titolo, dichiara che proprio per questo il titolo gli piace. Dickens non aveva fatto studi regolari e non era mai stato un fine letterato; è per questo che Chesterton lo ama, ossia, lo ama quando quando si mostra così com'è, non quando pretende d'essere qualcosa 'altro; e la predilezione di Chesterton per Our Mutual Friend va a un Dickens che torna alle origini, dopo aver fatto vari sforzi per ingentilirsi e mostrare gusti aristocratici. Sebbene Chesterton sia stato il migliore rivendicatore della grandezza letteraria di Dickens nella critica del nostro secolo, mi pare che il suo saggio su Our Mutual Friend riveli un fondo di condiscendenza paternalistica del letterato raffinato verso il romanziere popolare».

Italo Calvino, Charles Dickens, Our Mutual Friend, da Spazzatura d'oro, "Repubblica", 11 Novembre 1982