lunedì 16 ottobre 2017

Ecco la vincitrice dell'ultimo concorso di Grande Detective Chestertoniano!

Domenica cioè ieri ho indetto tra capo e collo e tra parentesi [(vi ricordate? Cosa ha a che fare con la felicità per Chesterton...? Indicare con esattezza il passo e l'opera ed il capitolo da cui è tratto... Indovinello domenicale chestertoniano! In palio l'incomparabile titolo di Grande Detective Chestertoniano!)] un estemporaneo concorso di Grande Detective Chestertoniano mentre presentavo l'ultimo inedito chestertoniano dall'Illustrated London News tradotto dalla nostra Umberta Mesina.

Ebbene, la vincitrice, che potrà legittimamente fregiarsi del titolo di Grande Detective Chestertoniana (sì, perché è una signora!), è Maria Grazia Gotti, collaboratrice indefessa di questo blog, che ha bruciato tutti con una zampata felina e si aggiudica il titolo nonché una splendida t-shirt con il medesimo aforisma che ella stessa ha riportato nei commenti.

«La misura di ogni felicità è la RICONOSCENZA. L'opera è Orodossia, capitolo: la morale delle favole (edizione SCI, pag 56)».

Grande, Maria Grazia! Contatta Pump Street e scegli la tua t-shirt che potrai sfoggiare alla grande e con orgoglio!

Marco Sermarini

domenica 15 ottobre 2017

Un aforisma al giorno

(...) Presunzione (...) è la sorella gemella della Disperazione.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia 

Un aforisma al giorno

L'unico modo di godere anche dell'erbaccia è sentirsi indegno anche di un'erbaccia.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia

San Francesco borghese? - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

“E’ improbabile che qualcuno definisca S. Francesco un uomo d’affari, ma era certamente un uomo d’azione”.
Ultimamente sono apparse alcune controversie sull’interpretazione di S. Francesco d’Assisi (http://www.vitanuovatrieste.it/vatican-insider-falsifica-san-francesco-dassisi/). L’amico Roberto Prisco, co-fondatore con il sottoscritto dei Gruppi Chestertoniani Veronesi, ha espresso alcune considerazioni molto stimolanti sul S. Francesco di Chesterton, specificando sin dall’inizio di non trattarsi di un’interpretazione globale del Santo ma soltanto di riflessioni sugli aspetti sociali della sua esperienza riportati da Chesterton (http://www.chesterton.it/gkc/SFra.htm). Premetto che, quando Chesterton pubblicò nel 1923 il saggio sul Santo d’Assisi, analizzò il problema di S. Francesco cercando di far luce su quanto Ernst Renan (1823-1892), critico e scrittore francese, e Matthew Arnold (1822-1888), critico e poeta inglese, autori di studi sul Santo, avevano lasciato nel buio: “Proviamo a vedere se, con l’aiuto di quanto si è capito, riusciamo a capire queste altre cose che ora ci sembrano doppiamente oscure per la loro intrinseca mancanza di chiarezza e per il loro ironico contrasto”. 
Quali erano “queste altre cose” per Chesterton? Eccole elencate qualche riga dopo: “Perché questo poeta che rendeva grazie al sole suo Signore, si nascondesse spesso in una buia caverna, perché il santo che era così gentile con Frate Lupo fosse tanto duro con Frate Asino (soprannome che aveva dato a se stesso), perché il trovatore che diceva che l’amore gli metteva il fuoco in cuore si tenesse lontano dalle donne, perché il cantore che godeva della forza e della gaiezza del fuoco scegliesse di rotolarsi nella neve…”.Partendo quindi da ciò che pensava Chesterton su S. Francesco, Roberto Prisco ha giustamente sottolineato, citando il grande scrittore inglese, come S. Francesco divenne il diffusore di ciò che S. Benedetto aveva accumulato. La parola “culto”, che proviene dal latino “colere”, che significava l’onorare e servire gli Dei nel tempio, nella propria vita e nel lavoro dei campi rimandava all’adorazione divina, così come le parole “cultura” e “coltivazione” riguardavano gli altri aspetti indicati dal latino “colere”.
Il feudalesimo, ossia l’epoca in cui visse S. Benedetto, che si era costituito sulle ceneri dell’impero romano, era fondato sul principio del dovere: del feudatario verso il re, dei servi e degli armigeri verso il feudatario, dei contadini (servi della gleba). Quest’epoca feudale fu riscattata da S. Benedetto, che sostituì il “vertice re” con il “vertice Dio”. Qualcosa di simile fece S. Francesco d’Assisi in un’epoca cambiata: già intorno all’anno 1000 si erano formate infatti le libere città comunali che portarono all’avvio della società borghese, società basata sulla sostituzione del principio del dovere con quello del diritto (da qui l’esplicito riferimento all’affermarsi delle Università degli studi). Questo era il mondo in cui nacque e visse S. Francesco ed è opportuno tenerne conto, come ha giustamente sollevato Roberto Prisco. Qual era, in questo contesto, il vero pericolo alla santità? S. Francesco ravvisò, secondo Prisco, che il pericolo alla santità era nella struttura della società borghese, cioè nel diritto dell’uomo sulle cose al punto da far giungere il borghese alla convinzione della propria autosufficienza. Il Santo poteva insistere così sulla povertà come espressione sia del principio di creazione, sia del comando evangelico: “Date a Cesare ciò che è di Cesare ed a Dio ciò che è di Dio”. S. Francesco d’Assisi quindi, ha osservato Prisco sulla scorta della lettura di Chesterton, diffuse ciò che S. Benedetto aveva costruito, tenendo presente che S. Benedetto non negò la società feudale ma la rese e orientò al servizio di Dio. Allo stesso modo S. Francesco non negò l’attivismo borghese ma lo indirizzò al servizio di Dio.
L’ordine francescano quindi, secondo le osservazioni stimolanti di Roberto Prisco, fu un ordine borghese che cercò di salvare la borghesia dalla sua perversione, evitando che la società divenisse atea o che la carità divenisse filantropia. Il “borghese” Chesterton lodava in S. Francesco la praticità, l’attivismo, la fiducia in sé, l’indipendenza dell’uomo, cercando di ricomporre tutte queste attitudini in un quadro sopranaturale. La sua faticosa conversione al cattolicesimo (avvenuta ufficialmente nel 1922) era anche, ma non solo, dovuta a questa “lettura” del Santo d’Assisi, che con S. Tommaso d’Aquino rappresentava il cosiddetto “paradosso dei Santi: “Ogni generazione è convertita dal Santo che maggiormente la contraddice”.
Le osservazioni di Roberto Prisco possono quindi aiutare ad approfondire la conoscenza e la ricchezza del pensiero di Gilbert Keith Chesterton e non solo in merito alla giusta considerazione del Santo.

La falsità delle statistiche - G. K. Chesterton, Illustrated London News, 18 novembre 1905

Si tratta di un articolo di Chesterton uscito sull'Illustrated London News il 18 Novembre 1905, cioè durante il primo anno della collaborazione tra il Nostro Eroe e il giornale londinese, durata sino alla sua morte.
Forse Chesterton scrisse le sue cose più belle, i suoi richiami più potenti al senso comune in articoli come questo, e, tra tutti gli articoli, quelli dell'ILN presentano quasi... statisticamente le perle più preziose.
Per maggiori dettagli su questa parte della vita e dell'impegno di Chesterton è cosa buona consultare il nostro blog. È ottima cosa acquistare La Divina Poltrona e altre comodità, che reca un buon numero di articoli usciti sull'ILN; la cosa diventerà quasi divina come la poltrona se acquisterete La poltrona medesima da Pump Street. Sennò non vale...
Ulteriore cosa che potete fare è quella di leggere Radio Chesterton (leggete qui, poi qui, poi ancora qui, indi nuovamente qui, poi arrangiatevi un pochino girando il blog da soli, eh...?) la raccolta di una metà circa delle sue conversazioni radiofoniche sulla BBC, un altro splendido esempio di come egli avesse scelto la missione di spiegare al suo popolo come essere felici grazie al cristianesimo. Anche questo visitando Pump Street...
E inoltre - cosa che ha a che fare con la felicità (vi ricordate? Cosa ha a che fare con la felicità per Chesterton...? Indicare con esattezza il passo e l'opera ed il capitolo da cui è tratto... Indovinello domenicale chestertoniano! In palio l'incomparabile titolo di Grande Detective Chestertoniano!) - debbo ringraziare Umberta Mesina per il lavoro di traduzione, che è suo, svolto come sempre con attenzione e passione.

Marco Sermarini

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È un errore supporre che le statistiche siano semplicemente non veritiere. Esse sono anche malvagie. Per come sono usate oggigiorno, servono allo scopo di far sentire le masse impotenti e vili. Se io decido di fumarmi una pipa, non sono certo meno libero per il fatto che diecimila altri stanno facendo esattamente la stessa cosa. La gente ha usato fin troppo liberamente, per esempio, il concetto di “reazione”. Se mio padre pensava che il caramello fosse meglio del miele, e io penso che il miele sia meglio del caramello, l’Inghilterra ha vissuto una reazione. Se un partito vince un’elezione, e un altro partito vince un’altra elezione, è una reazione. Qualcuno ha inventato una frase veramente maligna per dirlo: lo chiamano “il pendolo che oscilla”. Ma un uomo dovrebbe vergognarsi di essere paragonato a un pezzo di piombo. Un pendolo oscilla perché non può fare altro. Ma se c’è un uomo disposto a considerare sé stesso alla luce del pendolo, io non so che farmene. Un uomo simile dovrebbe impiccarsi. Allora sì che potrebbe essere un pendolo e dondolare a volontà. Ma gli individui vivi non si comportano in questa maniera meccanica; e per quanto riguarda gli individui vivi nessuno si sogna mai di aspettarselo. È verissimo che se trovi un albero chino su un fiume e lo tiri indietro con violenza (con la tua ben nota forza erculea) e poi lo lasci andare, quello tenderà a riprendere la sua posizione originaria. Ma non è vero per un essere umano. Non è vero che, se trovi un rispettabile gentiluomo chino su un libro e lo tiri con violenza all’indietro e poi lo lasci andare, egli riprenderà la sua posizione originaria. Non lo farà proprio per niente. Si butterà in ogni sorta di posizioni nuove e animate e, potendo, ti farà un occhio nero. E poi gli statistici dicono che se hai una lunga fila di duemila rispettabili gentiluomini, chini su duemila distinti libri, e li tiri all’indietro e li lasci andare, essi torneranno tutti ai loro posti come i tasti di un pianoforte. Io ne dubito grandemente. Credo che ti faranno un occhio nero; e nel caso che non ti capiti di avere duemila occhi, o almeno abbastanza occhi per tutti, attenderanno in una lunga coda, come la gente a teatro, per avere il privilegio di farti un occhio nero. Ad ogni modo immagino che, se agisci in base a quel principio statistico, te le suoneranno. Lo spero proprio. 
E ho pure un altro motivo di dissenso verso le statistiche. Credo che siano del tutto fuorvianti anche quando sono corrette. La cosa che dicono può a volte essere effettivamente e realmente vera; ma anche in quel caso la cosa che intendono è falsa. E bisogna sempre ricordare che questo significato non solo è l’unica cosa a cui dovremmo prestare attenzione ma è, di regola, letteralmente l’unica cosa che la nostra mente recepisce. Quando uno ci dice qualcosa  per strada, noi sentiamo ciò che intende; non sentiamo quello che dice. Quando leggiamo una frase in un libro, noi leggiamo quello che intende; non possiamo vedere quello che dice. E lo stesso accade quando leggiamo le statistiche. È impossibile per l’intelletto umano (che è divino) sentire un fatto come un fatto. Sempre esso sente un fatto come una verità, che è una cosa del tutto diversa. Una verità è un fatto con un significato. Molti fatti non hanno nessun significato, stando a quanto realmente siamo in grado di scoprire; ma l’intelletto umano (che è divino) sempre aggiunge un significato al fatto di cui sente. Se noi sentiamo che Robinson ha comprato un parafuoco nuovo, sempre desideriamo poter dire “È proprio da Robinson!”. Se non sentiamo niente altro che questo, che un tale a Worthing ha un gatto, le nostre anime fanno uno sforzo oscuro e inconsapevole per trovare una qualche connessione tra lo spirito di Worthing e l’amore per gli animali domestici, tra i canti notturni del felino e il rumore del mare di notte. Così, quando qualche noioso e rispettabile Libro Blu o dizionario ci propina qualche noiosa e rispettabile statistica, come che il numero di arcidiaconi omicidi è il doppio di quello dei diaconi omicidi, o che cinquemila bambini mangiano sapone a Battersea e solo quattromila a Chelsea, è quasi impossibile evitare di trarre un’inconscia deduzione dai fatti, o perlomeno di far sì che i fatti significhino qualcosa; di fantasticare per un momento su cose profonde e inspiegabili come Battersea o lo stato morale degli arcidiaconi. In breve, è psicologicamente impossibile, quando sentiamo vere statistiche scientifiche, non pensare che significhino qualcosa. Generalmente non significano niente. A volte significano qualcosa che non è vero. 
Lasciatemi fare un esempio immaginario, ma molto ordinario e diretto, del modo in cui la cosa succede, per come la vedo io. Supponiamo, per la discussione, che voi e io viviamo in una strada rispettabile. Al numero 1, diciamo, vivono i Pilkington. Be’, Pilkington lo conosciamo tutti, povero diavolo. È un uomo che sembra incapace per costituzione di fare un qualunque lavoro. resterebbe a letto tutto il giorno se non fosse che sua moglie è una persona focosa e un tantino prepotente; ma perfino lei riesce a farlo alzare per colazione solo verso le undici. Al numero 2 stanno i Vernon-Spatchcock, i quali, lo sappiamo tutti, vivono la Vita Semplice e non riescono a tenersi la servitù. Hanno pianificato le loro giornate  con una puntualità spaventosa per un mero ideale igienico. Ogni mattina verso le quattro partono per una lunga passeggiata verso Hampstead o qualche altro posto discutibilmente salubre e ornano a casa alle undici precise, quando prendono il loro primo pasto : un piccolo frutto e un po’ di latte o qualche porcheria del genere. Al numero 3 c’è il mio amico Miggs, che fa una decente colazione da cristiani a un decente orario da cristiani. Al numero 4 abita il maggiore Macnab, la cui moglie è così invalida, e lui è un marito così cavalleresco che, per quanto affamato possa ritrovarsi, ritarda sempre la colazione fino a che lei non è in grado di scendere, cosa che in genere accade verso le undici. Ai numeri 5 e 6 sono due noiose persone sane che fanno colazione rispettivamente alle nove e alle dieci. Al numero 7 c’è nientemeno che l’illustre Hinks; e come sapete tutti dalle innumerevoli interviste illustrate, Hinks trova che riesce a lavorare meglio nell’arietta fresca del mattino; è quando le brume si diradano e il sole comincia a scoprire la sua faccia di bronzo che gli si affollano nella mente quelle stravaganti fantasie e quei teneri mezzi cenni con cui ci delizia ogni settimana in “The Money-Lender” [L’Usuraio, N.d.T.]. di conseguenza, egli trova più comodo scrivere prima di colazione; e di solito, nell’estasi della composizione, scrive fin verso le undici, quando comincia a fare colazione. Al numero 8 sta un altro tizio pigro e ordinario, che si alza per far colazione alle undici perché gli va bene così. al numero 9 vive l’Onorevole Galahad Graeme, che si alza tardi per ovvie ragioni e con un gran mal di testa. Al numero 10 ci sono i Wimble, che sono fissati con tutto ciò che è francese e fanno quello che chiamano déjeneur alle undici in punto. Al numero 11 abita un tale di nome Pickles, che fa colazione alle nove. 
E adesso lungo questa via arriva il Raccoglitore di Statistiche. Fa domande circa le condizioni summenzionate e scopre questo fatto matematico e incontrovertibile: che di queste undici famiglie una maggioranza di non meno di sette fa colazione alle undici. Questo è un fatto, non c’è dubbio. Ma è tutto qui. Non è un fatto significativo. Non è una verità. Non significa niente di niente. Ma il guaio, in questa faccenda, è quel che ho detto: nel momento in cui abbiamo il fatto non possiamo fare a meno di sentirci come se fosse qualcosa di più di un fatto. Il Raccoglitore di Statistiche scrive un gran libro, o fa un discorso solenne, in cui dice con lucidità e decisione: “Nella via tale non meno di sette persone su undici fa colazione alle undici”. E la mente dell’uomo (che, posso sottolineare, è divina) istintivamente aggiunge una generalizzazione spirituale e un commento. E dice “Pigre bestiacce”. Ma questo è sbagliatissimo e falso. Le persone nella via che ho descritto non sono più pigre di chiunque altro. Hinks lavora come un indemoniato. I Vernon-Spatchcock non mangiano alle undici perché sono pigri, ma perché sono così sgradevolmente energici. Il maggiore Macnab è occupato tutto il giorno con la sua “Storia della Spedizione per il Salvataggio della Signora Muggleton”. La via sembra pigra in un libro di fatti; ma è indaffarata e prolifica nel libro della vita. Le statistiche non danno mai la verità, perché non danno mai le ragioni. Ci sono novecentonovantanove ragioni per fare qualunque cosa; e se le persone non hanno nessuna di queste ragioni per fare qualcosa, allora la fanno senza una ragione. 

Forse pensate che questo mio esempio sia bizzarro o inadatto perché il Raccoglitore di Statistiche non s’è ancora preoccupato di quale ora scegliamo per fare colazione. Non siate troppo sicuro in proposito. La logica è essenzialmente una cosa folle; e noi non sappiamo che cosa potrebbero inventarsi la prossima volta gli oppressori scientifici dell’umanità. Ma è rigorosamente e letteralmente vero che il metodo descritto sopra è il metodo applicato a molti importantissimi e dolorosi problemi morali dei nostri giorni. Per esempio, è il metodo applicato al problema del bere. Questo statistico immaginario dice “Sette persone contro quattro fanno colazione alle undici” ma si dimentica di dire perché fanno colazione alle undici. Lo statistico vero dice: “Sette persone contro quattro” (in un posto o nell’altro) “si mettono a bere”; ma non chiede mai perché si mettano a bere. Mettersi a bere è un atto puramente esterno, come far colazione alle undici. Due uomini non solo possono mettersi a bere per ragioni diverse; possono mettersi a bere per ragioni opposte. Jones si mette a bere perché è povero e non ha alcun altro piacere. Smith si mette a bere perché è ricco e non ha niente altro da fare. Brown si mette a bere perché è prosaico e non sa godersi nient’altro. Robinson si mette a bere perché è poetico e può godersi qualunque altra cosa, ma ha sete di più godimento. Tomkin si mette a bere perché è un uomo animoso e avido di esperienza. Jenkins si mette a bere perché è un vigliacco e teme il dolore. L’abitudine dei moderni statistici è sempre di acchiappare tutti questi atti esterni, che non significano niente, di separarli dalle loro cause psicologiche, che significano tutto, e poi di infilarli così staccati nella mente umana (che a ragione è stata chiamata divina) dove essi producono un’impressione del tutto falsa. Dicono “C’è stato il tal numero di colazioni alle undici in Tub Street” anche se queste includono alcune colazioni pigre, alcune colazioni energiche e alcune colazioni episodiche. Dicono “Il tal numero di uomini si sono ubriacati” anche se questo include uno sposo felice, due poeti infelici e un dipsomane. Dicono “Il tal numero di uomini è stato colpito in una delle nostre strade” ma ne nascondono le ragioni. E a che diamine ci serve tutto questo?   

Gilbert Keith Chesterton

Traduzione di Umberta Mesina © tutti i diritti sono riservati

venerdì 13 ottobre 2017

Echi di Chesterton - Cena a Casa Cecchi

Chesterton e sua moglie Frances furono ospiti a cena a casa di Emilio Cecchi. Era l'anno 1929 e Chesterton si trovava a Roma per la beatificazione di San Tommaso Moro e dei martiri inglesi. Fu forse la più nota e storica delle sue visite, fu quella in cui incontrò Papa Pio XI e Benito Mussolini, la visita da cui scaturì La resurrezione di Roma. Per noi amici di Chesterton è anche la visita della scena che ritrae Gilbert arresosi beato ai bambini che lo pettinavano nella hall dell'Hotel Hassler a Trinità dei Monti, davanti a tutti gli ospiti del prestigioso hotel. Leonetta Cecchi Pieraccini, moglie di Emilio Cecchi e mamma di Suso Cecchi D'Amico, sintetizzò così nel suo diario questo bellissimo incontro:



Pensierino della sera

Amici, quanto è bravo Chesterton che ci ricorda di pensare alla "fuochità" del fuoco, alla "acciaietà" dell'acciaio, all'indicibile "fangosità" del fango...? Pensateci e elevate un canto di gloria e gratitudine a Nostro Signore, per la fuochità, per l'acciaietà, per la fangosità, perché ci siete e perché leggete Chesterton che è il più grande e basta.

Marco Sermarini

Echi di Chesterton - Quando Waugh incontra Chesterton (grazie, Luca Fumagalli)

«Era costume, appresi in seguito, chiedere a Lady Marchmain di leggere ad alta voce, le sere in cui c'era tensione nell'aria. Aveva una bella voce e un grande senso espressivo. Quella sera lesse dalla "Saggezza di Padre Brown". Julia dispose innanzi a sé uno sgabello con gli strumenti per la manicure e si ripassò con cura lo smalto sulle unghie; Cordelia coccolava il pechinese di Julia; Brideshead faceva un solitario; io me ne stavo senza fare niente a osservare il grazioso gruppo che componevano».
Evelyn Waugh, Ritorno a Brideshead

Padre Brown vi aspetta a Gavardo! Dimenticare l'ombrello è d'obbligo!

giovedì 12 ottobre 2017

Chesterton in altre parole - Ronald Knox

Quando si incontrava Chesterton nella vita, la grandezza fisica dell'uomo lo faceva sembrare fuori misura; inondava i dintorni. E la stessa cosa è vera, in modo curioso, per la sua produzione letteraria; non trovò mai il suo mezzo, perché ogni mezzo che provò - e quanti ne provò! - era un ricettacolo troppo piccolo per la quantità di sé che vi metteva.

Ronald Arbuthnot Knox, Chesterton's Father Brown

Buoni acquisti da fare su Pump Street

Direttamente dal laboratorio di www.pumpstreet.it ecco due bellissime scelte di lettura.

L'Autobiografia è insostituibile: non si può dire di conoscere Chesterton senza averla letta.

Gulisano e De Rosa vi porteranno per mano nel pensiero di Chesterton.

Che aspettate?

Naukowcy i działacze społeczni o walce Chestertona z pychą zwolenników eugeniki - PCh24.pl - prawa strona internetu. Portal informacyjny. Opinie i komentarze w dobrym stylu

In polacco:

http://www.m.pch24.pl/naukowcy-i-dzialacze-spoleczni-o-walce-chestertona-z-pycha-zwolennikow-eugeniki-,55313,i.html

Chesterton? Nunca vi mais gordo | Gazeta do Povo

In portoghese (Brasile):

http://www.gazetadopovo.com.br/opiniao/artigos/chesterton-nunca-vi-mais-gordo-e14nnpm4ycctw1h9jelfwfipd

mercoledì 11 ottobre 2017

Un aforisma al giorno (solo noi!)

Io non penso ci sia qualcuno che trovi tanto piacere nelle cose per come esse sono quanto me. La stupefacente umidità dell'acqua mi eccita e mi entusiasma: la "fuochità" del fuoco, la "acciaietà" dell'acciaio, l'indicibile fangosità del fango...

Gilbert Keith Chesterton, da una lettera timbrata 8 Luglio 1899 alla fidanzata Frances Blogg

(dai, ce l'abbiamo solo noi! Qui si viaggia col Frecciarossa 1000!)

domenica 8 ottobre 2017

Un aforisma (quanto mai attuale) al giorno

Il mondo moderno non è cattivo. E, in un certo senso, è perfino troppo buono. È pieno di virtù incontrollate e sprecate. Quando un sistema religioso viene mandato in frantumi (così come la cristianità è stata mandata in frantumi dalla Riforma), non sono solo i vizi a venir messi in libertà. I vizi, in effetti, vengono lasciati in libertà, e vanno in giro a fare danni. Ma anche le virtù vengono liberate. E le virtù vanno in giro in maniera più sregolata, e arrecano danni più terribili. Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane impazzire. Le virtù sono impazzite perché sono state isolate l'una dall'altra e stanno vagando sole. Così ad alcuni scienziati sta a cuore la verità, e la loro verità è spietata. Così ad alcuni umanitari interessa solo la pietà, e la loro pietà (mi spiace dirlo) è spesso falsa.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Concorso «Colora il tuo Chesterton» - Il vincitore.

La Scuola Libera Gilbert Keith Chesterton Di San Benedetto del Tronto ha indetto un semplice e divertentissimo concorso: ha pubblicato sul famoso diario Chesterton (l'unico con gli aforismi del nostro eroe, in vendita sull'eroico sito Internet Pump Street - www.pumpstreet.it) un noto disegno di Chesterton con il compito di colorarlo secondo la propria fantasia in modo che esprimesse il vero carattere del nostro Gilbert.

Il vincitore è stato il giovane Davide Cavalera, alunno della seconda media, che ha fatto questo piccolo capolavoro. Ha vinto uno zainetto personalizzato da Pump Street L'applauso pubblico della giornata di inizio d'anno dell'opera Chester ton, la confraternita di opere di cui fa parte anche la scuola che si ispira al nostro eroe. La premiazione è avvenuta proprio oggi presso il centro educativo La Contea di San Benedetto del Tronto, in una giornata splendente di sole, con tante splendide nuvole che si rincorrevano.

Cento di questi giorni per concorsi belli come questi! Cento di questi giorni a chi si dedica a far conoscere il nostro caro amico Gilbert ai giovani.

Concorso «Colora il tuo Chesterton» - Il vincitore.

La Scuola Libera Gilbert Keith Chesterton Di San Benedetto del Tronto ha indetto un semplice e divertentissimo concorso: ha pubblicato sul famoso diario Chesterton (l'unico con gli aforismi del nostro eroe, in vendita sull'eroico sito Internet Pump Street - www.pumpstreet.it) un noto disegno di Chesterton con il compito di colorarlo secondo la propria fantasia in modo che esprimesse il vero carattere del nostro Gilbert.

Il vincitore è stato il giovane Davide Cavalera, alunno della seconda media, che ha fatto questo piccolo capolavoro. Ha vinto uno zainetto personalizzato da Pump Street L'applauso pubblico della giornata di inizio d'anno dell'opera Chester ton, la confraternita di opere di cui fa parte anche la scuola che si ispira al nostro eroe. La premiazione è avvenuta proprio oggi presso il centro educativo La Contea di San Benedetto del Tronto, in una giornata splendente di sole, con tante splendide nuvole che si rincorrevano.

Cento di questi giorni per concorsi belli come questi! Cento di questi giorni a chi si dedica a far conoscere il nostro caro amico Gilbert ai giovani.

La grande attualità di Chesterton nel mondo che nega il cristianesimo - da La Verità di ieri 7/10/2017

Su La Verità del 7/10/17 Chesterton e Paolo Gulisano (grazie, Filippo Savarese!)