venerdì 30 novembre 2007

Spe salvi (nella speranza siamo stati salvati)


Ecco la nuova enciclica di Papa Benedetto!
Il testo lo trovate nel sito della Santa Sede, www.vatican.va.

martedì 27 novembre 2007

Come iscriversi alla Società Chestertoniana Italiana


Ricordiamo a tutti che è possibile iscriversi alla Società Chestertoniana Italiana in maniera piuttosto semplice. E' sufficiente mandare una mail all'indirizzo di posta elettronica della Società: societachestertoniana@hotmail.com chiedendo di essere iscritti e lasciando il proprio indirizzo di posta ordinaria, le proprie generalità e gli eventuali recapiti telefonici e fax. Vi verrà rinviata per posta elettronica la modulistica per l'iscrizione e per la privacy, che provvederete ad inviare all'indirizzo che troverete in intestazione. La tessera di iscrizione verrà inviata a mezzo posta dopo il versamento della somma di € 10,00 (euro dieci) sul

ccp
56901515 intestato a Società Chestertoniana Italiana, oppure (per chi vive all'estero o se si preferisce così) mediante bonifico bancario alle seguenti coordinate: IT 46 L 07601 13500 000056901515.
RICORDIAMO CHE L'ISCRIZIONE ALLA SOCIETA' CHESTERTONIANA DARA' DIRITTO A CHI NE FARA' RICHIESTA DIRETTAMENTE A MORGANTI EDITORE AL 10% DI SCONTO E LE SPESE DI SPEDIZIONE A CARICO DI MORGANTI SULL'ACQUISTO DELLE NUOVE PUBBLICAZIONI DI CHESTERTON, IL CHE RITENIAMO SIA COSA BUONA ED UTILE.

lunedì 26 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 6

Questo è bello, in questi giorni in cui il Papa vuole giustamente rimettere in auge la tradizione...

"Tradizione non significa che i vivi sono morti ma che i morti sono vivi".

I nostri link

Vogliamo farvi presente che nei link a fianco trovate anche pagine del nostro blog che magari non sapete che esistono e che invece riteniamo utili.
Mettendo il link qui a fianco pensiamo di rendervi un piccolo servizio.
Vedere ad esempio la vera faccia di padre Vincent McNabb non è poco!
Sapere che Guareschi leggeva Chesterton, e si vede, è interessante!
Accorgersi che Papa Benedetto XVI è un lettore di Chesterton e lo cita pure è una bella scoperta!
Sapere chi e come parla di noi è bello!

Va bene, divertitevi!

L'ultimo libro di Paolo Gulisano


Dal sito dell'Avvenire la recensione di Colombano - Un santo per l’Europa - Ancora, pagine 160 - € 15,00, l'ultima fatica del nostro amico Paolo Gulisano, vicepresidente della Società.

Il libro merita, e reca la prefazione del neocardinale Sean Baptist Brady, arcivescovo di Armagh e Primate di Tutta l'Irlanda.

E' la storia di questo grande eroico santo, in tutto specchio della grandezza del suo popolo. Giustamente alcuni chiedono di renderlo uno dei copatroni d'Europa.

Leggete.

Colombano, monaco irlandese che diede la birra agli italiani

DI MICHELE DOLZ
P
er noi che abbiamo una vi­sione italocentrica della sto­ria della Chiesa, una figura come quella di Colombano è tal­mente atipica che diventa più co­modo ignorarla. Eppure lo abbia­mo sepolto in casa nostra, a Bob­bio, accanto a due altri irlandesi dal nome difficile. Perché dalla lon­tana Irlanda arrivò in Lombardia nel VI-VII secolo il monaco Colom­bano, portando una nuova ondata di evangelizzazione in queste terre che, se potevano vantare grandi nomi della patristica (da Ambrogio a Eusebio), erano state in seguito occupate e riorganizzate dai popoli migratori. Arriva ora una sua nuo­va biografia ad opera di Paolo Guli­sano, che sull’Irlanda e sulla tradi­zione cristiana anglossassone ha sfornato interessanti volumi. Il pel­legrinaggio a Roma di Colombano e compagni diventò, un po’ per vo­lontà un po’ per «caso», un’evange­lizzazione europea: dalla Francia, alla Baviera, alla Svizzera, fino al­l’abbazia di Bobbio sull’Appennino piacentino. L’autore lo chiama per questo il «primo uomo europeo».
Ma al tempo stesso la vita di Co­lombano ci presenta quel singolare monachesimo irlandese votato in­trinsecamente alla missione. Co­lombano di Luxeuil o Colombano di Bobbio (543?-615) è venerato co­me santo dalla Chiesa, che ne cele­bra la memoria domani, e può es­sere a buon diritto definito uno dei fondatori del monachesimo occi­dentale. La sua educazione, legata al latino e allo studio dei testi, lo re­se eccellente scrittore, in grado di usare un latino correttissimo come non accadeva in nessun altro luo­go d’Europa. Divenne monaco presso il monastero di Bangor (Ir­landa), sotto la guida del severissi­mo abate Comgall. Ma l’originalità del monachesimo celtico si mani­festa anche attraverso altre caratte­ristiche: era consueto in questo pe­riodo portare avanti la cosiddetta

peregrinatio pro Domino
per mare, ovvero la partenza in nave e l’arri­vo in una terra isolata dove sarebbe sorto un nuovo monastero. Fu così che Colombano partì da Bangor verso il 575 e approdò sulle coste della Francia. Grazie alle conces­sioni del re merovingio Gontrano, Colombano fondò tre monasteri: Luxeuil, Fontaines e Annegray. In seguito a diversi conflitti con l’epi­scopato francese (Colombano era deciso a far valere le tradizioni pa­trie sulle terre francesi, consideran­do i suoi monasteri come fazzoletti d’Irlanda) nel 610 fu costretto a fuggire. Si diresse così verso sud fondando altri monasteri, tutti le­gati alla Regola da lui stesso elabo­rata (Benedetto XVI ha ricordato che la Baviera fu evangelizzata da monaci irlandesi dell’ordine di Co­lombano). Dalla Svizzera si recò a Roma per cercare l’approvazione di papa Bonifacio IV; risalì poi a Milano e, sotto la protezione del re longobardo Agilulfo, ariano ma tol­lerante, costruì una nuova abbazia a Bobbio, dove morì nel 615.

venerdì 23 novembre 2007

...E un altro bel giorno è venuto!


...E un altro bel giorno è venuto!

Vi dò un'altra bella notizia, amici, stavolta di portata ancora più grande di quelle belle degli scorsi giorni (Utopia degli usurai, il San Francesco...).

La Morganti editori pubblicherà in Chestertoniana una significativa selezione delle opere di narrativa del grande Chesterton.
La novità assoluta per il mercato libraio è che tutti i romanzi sono stati nuovamente tradotti, nel rispetto della completezza e complessità filologica dei testi. Ogni opera è introdotta da un apparato critico di commento. La collana apre con il cui titolo capofila Il candore di Padre Brown, disponibile nelle librerie a partire da Natale.
Questo il piano dell’opera, suscettibile di integrazioni in base al consenso dei lettori:

Il candore di Padre Brown, La saggezza di Padre Brown, Il Club dei mestieri stravaganti, Uomo vivo, L’incredulità di Padre Brown, L’uomo che fu Giovedì, Il segreto di Padre Brown, L’osteria volante, Lo scandalo di Padre Brown, Il Napoleone di Notting Hill, La sfera e la croce, Autobiografia.

A tutti i chestertoniani che ordineranno alla redazione di Morganti i libri della collana, sarà applicato lo sconto del 10% sul prezzo di copertina. Le spese di spedizione saranno a carico della Casa editrice.

Cliccando il titolo si va al sito di Morganti.

Guardate che bello, padre Brown sotto la luna inglese!

mercoledì 21 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 5

Dai, esageriamo, oggi ce ne mettiamo due!
Questo ci fa capire perché Gilbert era eternamente allegro come un bambino:

"Trovare e combattere il male è il principio di ogni allegria".

Un aforisma al giorno - 4

Questo è simpatico e fa pure ridere... chi è sposato lo capisce...

"Il matrimonio dimezza i nostri dispiaceri, raddoppia le nostre gioie e quadruplica le nostre spese".

I Papi e la Massoneria

Vi proponiamo un'intervista ad Angela Pellicciari, autrice de “I Papi e la massoneria”. Dall'Agenzia Zenit. E' molto interessante.

Che cos’è la massoneria? Un'associazione filantropica impegnata a diffondere fratellanza, uguaglianza, illuminismo oppure un centro di potere occulto? Perché la Chiesa la condanna? Da dove nasce l’avversione della massoneria alla Chiesa cattolica?

A queste e altre domande cerca di rispondere un libro appena uscito dal titolo “I Papi e la massoneria” (Ares, Milano 2007, 320 pp., 18 Euro) scritto dalla storica del Risorgimento Angela Pellicciari.

Per cercare di capire quali sono i risultati della sua ricerca, ZENIT ha intervistato l’autrice.

L'intervista la trovate cliccando il nostro titolo.
Serve per non avere remore e capire che la massoneria è strutturalmente nemica della fede cattolica.
Buona lettura.

martedì 20 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 3

"Il mondo non morirà mai di fame per la mancanza di meraviglie, quanto per la mancanza di meraviglia".

Chesterton in altre parole - 1

Vorremmo introdurre un'altra rubrica. Sono state dette tante cose che ci aiutano a capire meglio Chesterton. Allora proponiamo le parole e i giudizi su Chesterton che riteniamo più significativi.
Iniziamo con queste parole poste a prefazione dell'edizione Città Armoniosa de La Sfera e la Croce. Accettiamo suggerimenti.

"Viva la fantasia, straordinariamente viva la capacità di tessere fili in grado di andare molto in là delle nostre stanche abitudini. Chesterton è un profeta familiare, uno che sa parlare di cose gravi e importanti con le parole di tutti i giorni e che ha la sola preoccupazione di non tradire la verità".

Carlo Bo

Chesterton e Papini.

Riceviamo sulla nostra casella di posta e orgogliosi vi facciamo leggere, con un grazie per l'eccessiva bontà di Oscar Tordi, e che Dio lo benedica!
Piuttosto, diciamo che Chesterton e Papini collaborarono alla stessa rivista, La Ronda (di cui esiste un volume stampato qualche anno fa, in vendita anche su internet) di cui meglio il Papini fu uno dei fondatori con Emilio Cecchi.
Francamente non sappiamo se si conobbero (di Cecchi lo sappiamo, basta leggere le indimenticabili pagine che riguardano Chesterton e Belloc del suo Scrittori inglesi ed americani), però potrebbe non essere inverosimile: Chesterton venne diverse volte in Italia, dove si trovava benissimo (mangiare, bere, Papa, molto ma molto caos, osterie più o meno volanti...) e non è escluso che come incontrò il Cecchi abbia incontrato il Papini.
Se qualcuno è così gentile da approfondire l'argomento...

"Complimenti per il blog, che ormai è diventato per me un appuntamento quotidiano.
Scrivo per segnalarVi una felice citazione di Giovanni Papini.
Ho imparato a conoscere e ad apprezzare quasi contemporaneamente sia GKC che Papini, due grandi il cui pensiero appare attuale con evidenza sempre maggiore.
La loro conversione avvenne nello stesso anno (1923), ma non ho ancora trovato elementi che mi confortino che i due personaggi si siano conosciuti di persona.
Di certo, però, per quanto diversi come uomini e diverso il contesto culturale e sociale in cui si sono trovati, trovo molto forti le affinità del loro modo di intendere le cose.
Pertanto voglio segnalarVi queste brevi sorprendenti righe che Papini scrisse a prefazione del libro "Dante vivo" del 1933:

" questo... vuol essere il libro vivo d'un uomo vivo sopra un uomo che dopo la morte non ha mai cessato di vivere.".

Ogni commento è superfluo.
Grazie e Arrivederci.

Oscar Tordi".

lunedì 19 novembre 2007

ancora su "L'UTOPIA DEGLI USURAI"...

Lettori del Blog,
sarete felici di leggere ancora di questa nuova pubblicazione che ci arriva, quasi come "dono natalizio", da quelli della casa editrice EXCELSIOR 1881, "L'Utopia degli Usurai" del nostro caro Gilbert...
di seguito infatti vi proponiamo un'altra interessante recensione della raccolta, firmata da Fulvio Panzeri nel quotidiano "L'Avvenire"...

Buona lettura!

"N
on solo viene tradotto per la prima volta in Italia, da Doriana Comerlati, questo libro del grande Chesterton, ma arriva in assoluta anteprima anche in Europa, nonostante il grande successo che da sempre riscuote negli Stati Uniti.
E non si tratta di un inedito ritrovato dell’autore della famosa serie di
Padre Brown e di L’uomo che fu Giovedì, ma di un testo che Chesterton pubblicò in vita, raccolta di articoli pubblicati per il 'Daily Herald' nel momento in cui lo scrittore era all’apice del successo.
Però in Inghilterra non trovò mai un editore disposto a pubblicarlo.

La ragione è ben evidente dalla lettura di questi saggi,
in cui la sagacia, la sottile ironia e il gusto del paradosso, uniti ad una profetica e per nulla esagerata critica al mondo del capitalismo e delle sue connessioni 'nocive', se non addirittura eticamente scorrette, rende il testo incandescente ancora oggi, dimostrando quanto fosse profetica la base di valori su cui Chesterton impostava il suo discorso critico.
Quindi al di là del legame con le contingenze della realtà sociale inglese, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, su cui si basano gli esempi che Chesterton riporta, la sua altezza di scrittore a riportare tutto su un piano più alto di riflessione sull’etica del comportamento politico e civile, con pagine 'illuminate' che dovrebbero far riflettere soprattutto oggi, dove gli elementi di criticità posti in evidenza da Chesterton corrispondono alla deriva della politica nazionale, ma soprattutto ad uno svilimento, in tutti i settori, dalla cultura all’arte, dalla politica al giornalismo, del concetto stesso di verità.

Chesterton in questi scritti non agisce come un polemista passionale, uno che s’indigna rispetto alla 'corruzione' sottile che il capitalismo ha bisogno di instaurare con chi detiene il potere, evidente ma sopportata e anzi considerata come norma di comportamento.

Agisce come un suggeritore di verità che trova la sua forza nel mettere in luce il ridicolo di un grottesco che lo circonda e che nessuno riesce a riconoscere come tale. E tutto fa riferimento come base al suo concetto di democrazia che sente minato alle fondamenta dall’imporsi di un capitalismo che ha bisogno di giornalisti che amplifichino le gesta e redigano ritratti agiografici degli imprenditori dell’epoca, giornalisti che negano con evidenza la verità, edulcorandola secondo i voleri del capitale stesso, ma anche sente la necessità di stringere patti segreti con il mondo della politica per garantire il suo posizionamento e il suo consolidamento.
Ecco che cosa scrive il Chesterton giornalista 'fuori dal coro': La democrazia per me è il dominio della regola: il dominio della regola sull’eccezione.

Quando una nazione trova un’anima, la riveste di un corpo e agisce esattamente come un solo essere vivente. Questo è solo un esempio, ma ne potremmo farne altri sulla ricchezza delle riflessioni offerte da Chesterton, come ad esempio relativamente ad un paradosso: i ricchi inglesi che dovrebbero essere più evoluti diventano un ritratto irresistibile dell’ignoranza.
Per Chesterton sanno scrivere solo il loro nome e nient’altro. Meglio i poveri che sono certi di conquistare qualche conoscenza, anche se non possono conquistare la libertà.

Un’ultima annotazione: il titolo non porti in inganno il lettore.
Non si parla di usurai , nell’accezione che il termine ha oggi, ma in quello nato e tramandato in seno alla Chiesa cattolica, radicalmente diverso: Usura è prendere un qualsiasi interesse su un prestito che sia
improduttivo."

G.K. Chesterton

LUTOPIA DEGLI USURAI
Excelsior 1881 Pagine 260. Euro 15,50

venerdì 16 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 2

E' il motto della nostra Società, e pure a buon titolo:

"Quando vale la pena di fare una cosa, vale pena di farla male".

(da "Come si scrive un giallo")

giovedì 15 novembre 2007

Un aforisma al giorno - 1

Iniziamo oggi una bella abitudine: vi proponiamo alcune di quelle strepitose intuizioni e formulazioni delle idee di Chesterton che vengono chiamate aforismi.

Chesterton infarciva le sue opere, volontariamente o involontariamente, di frasi impossibili da scordare, ricche di umorismo, ironia, capacità di penetrare e rimanere nella testa e nel cuore delle persone, tanto da esserne uno dei maestri indiscussi.

Se avete seguito il blog negli ultimi tempi, vedete che uno dei motivi di attualità di Chesterton è dato dal fatto che chi lo cita lo fa a proposito e, diciamo, si serve delle sue citazioni in maniera determinante.

Il primo che vogliamo suggerirvi è il manifesto dei tempi odierni:

«Coloro che usano la ragione non la venerano, la conoscono troppo bene; coloro che la venerano non la usano».

Un uccellino ci dice...


...che non è escluso che a breve esca qualche altro libro di Chesterton!

Di più non possiamo dire, ma state certi di quello che vi stiamo dicendo!

Guardate Gilbert come se la ride!

Dove comprare L'utopia degli usurai e il San Francesco d'Assisi?

Qualcuno ci chiede se e dove sono reperibili L'utopia degli usurai e il San Francesco d'Assisi.

Non amiamo fare pubblicità, però basta cercare nei vari siti internet di vendita di libri e lì li trovate entrambi.

Sottolineamo che L'utopia degli usurai è un assoluto inedito in Italia (mentre in Inghilterra e Stati Uniti continuano a pubblicarlo da sempre), e il San Francesco d'Assisi ha avuto diverse edizioni: quella di IPL (Istituto di Propaganda Libraria), di Piemme ed altre di piccole case editrici.

Altri vuoti colmati.

L'utopia degli usurai recensita da Libero e segnalata da Repubblica

Cari Amici,
sono lieto di girarvi le segnalazioni dell'amico Apota (vi segnalo il suo blog, nei link qui a fianco) e di innocenzosmith (vi segnalo il suo blog, sempre qui a fianco, sotto l'insegna de L'Osteria Volante), che ci riferiscono della recensione da parte di Davide Brullo su Libero (qui sopra trovate la pagina in jpeg, Libero fa pagare tutto quello che pubblica), e di un lungo brano a pag. 12-13 della "Domenica della Repubblica", inserto settimanale del noto quotidiano romano, che trovate a queste coordinate: http://download.repubblica.it/pdf/domenica/2007/04112007.pdf

Chiaramente i repubblicani o repubblichini sottolineano il carattere della critica al capitalismo, forse strumentalmente. Ma è proprio impossibile strumentalizzare Chesterton.
Comunque va benissimo, perché se ne deve parlare! Possibilmente, però, a proposito.

E' nota la critica di Chesterton, Belloc e padre McNabb al capitalismo come pure al collettivismo di ogni razza e risma. Erano fautori del distributismo, e allora tutto va compreso in quell'ottica.

A proposito di letture interessanti e di distributismo (che qualcuno cita ma spessissimo a sproposito, sconoscendo quasi completamente l'argomento), vale la pena di leggere Lo stato servile di Hilaire Belloc, pubblicato in Italia (una delle sue poche opere) da LiberiLibri di Macerata (editrice di stampo liberale che vuole tirare acqua a quel mulino, ma secondo me è pure difficile fare questo...), spendendo pochi euro.


Sono studi che andrebbero riportai in auge. Hanno molto di interessante.

lunedì 12 novembre 2007

Il Cardinale Siri e Padre Pio


Riceviamo dal chestertoniano Giuseppe Biffi (verrebbe da dire nomen omen, visto l'altro Biffi, quello cardinale che più chestertoniano non si può) questo interessante articolo diffuso dal sito www.cardinalsiri.it, per tornare sull'argomento già trattato.

IL CARD. SIRI E PADRE PIO
di Benny Lai

Fu nei mesi successivi alla morte di Giovanni XXIII che il cardinale Siri mi parlò per la prima volta di padre Pio. Avvenne nel corso di uno di quei colloqui che si svolgevano in un salottino dell'appartamento privato del cardinale, come ogni qual volta tornavo a Genova la domenica mattina per tornare a Roma la sera stessa. Due notti in treno e una giornata a Genova, che essendo festiva mi consentiva di passare pressoché inosservato nel palazzo arcivescovile, dove tutti gli uffici erano chiusi. Una precauzione dettata dalla riservatezza utile ad ambedue: al cardinale che non doveva soppesare i pensieri e contare le parole per timore di venire citato, e a me per non essere professionalmente assimilato ad un determinato ambiente prelatizio.
A fornire lo spunto per le confidenze del cardinale sul frate del Gargano non fu la scomparsa di Roncalli e l'avvenuta successione di Paolo VI, ma quanto era accaduto nell'Azione Cattolica, dove l'assistente ecclesiastico monsignor Carlo Maccari era divenuto – "promoveatur ut admoveatur" - vescovo di Mondovì . E giacché monsignor Maccari doveva la sua alta carica nell'Azione Cattolica anche all'ispezione da lui compiuta un paio d' anni prima, nell'estate-autunno del 1960, a San Giovanni Rotondo, inevitabile che si parlasse di questa attività da lui svolta, di una "visita apostolica " che aveva suscitato vasta eco e contrastanti interpretazioni.
"Vede - disse Siri - quando seppi che il Sant'Offizio aveva mandato un visitatore apostolico nel convento di San Giovanni Rotondo rimasi di sale. Intanto per la persona prescelta che mi sembrava poco attrezzata dal punto di vista culturale per condurre una indagine relativa ad un personaggio come padre Pio, già fatto segno di altre inchieste e circondato della devozione popolare. Allora conoscevo poco l'inviato del Sant'Offizio sul Gargano, il quale fino ad allora s'era occupato quasi esclusivamente del Vicariato di Roma, ignoravo soprattutto se avesse o meno il garbo e l'avvedutezza necessaria ad un compito da condurre con la massima discrezione. E quel che poi è accaduto, come hanno parlato della vicenda i giornali di destra, di centro, di sinistra, gli schieramenti creatisi pro e contro padre Pio, mi hanno dato ragione. Lo dissi pure a Papa Giovanni".
Il cardinale non conobbe mai di persona padre Pio, né mai si recò nel convento di Santa Maria delle Grazie finché visse il frate. "Una volta trovandomi a Bari - raccontò in un'altra occasione – pensai di arrivare a quel costone carsico del Gargano in cui si trovava il padre. Mi sarebbe piaciuto trattenermi con lui, ma capii che non potevo farlo senza farmi notare e ciò avrebbe potuto arrecare danno. La mia presenza, la presenza di un cardinale avrebbe suscitato scalpore o, per lo meno, avrebbe dato luogo a chissà quali supposizioni. Ed è escluso che vi potessi andare in incognito. Lo sa cosa è accaduto ad un altro cardinale, il quale, senza preavvisarlo e senza avere indosso alcuna insegna della sua dignità, bussò al convento di San Giovanni Rotondo? Ancora prima l'arrivo dell'ospite, padre Pio aveva chiamato il padre guardiano per informarlo stava per giungere un cardinale, sarebbe stato vestito come un semplice prete, e bisognava accoglierlo con i dovuti riguardi. E il cardinale, il quale credeva d'essere trattato al pari di un comune ecclesiastico, fu accolto con grandi onori. A padre Pio non si poteva nascondere nulla".
Seppure da lontano Siri aveva sempre seguito le vicende del cappuccino. Era ancora seminarista quando s'era sparsa la notizia delle stimmate del frate e, in seguito, del rifiuto da lui opposto a padre Agostino Gemelli di fargli esaminare le piaghe senza l'autorizzazione dei superiori. Un rifiuto dettato in parte dall'aver gia accettato per ubbidienza di sottoporsi alle visite mediche e, in parte, dalla ritrosia del suo temperamento, che gli aveva suscitato l'ostilità di Gemelli, il quale poi non aveva fatto mistero di non attribuire alle ferite alcunché di soprannaturale. Diagnosi che, data la fama goduta da Gemelli, concorrerà dopo l'elezione di Pio XI ad una messa in guardia del Sant'Offizio sia nei confronti delle stimmate considerate tutt'altro che evento trascendente, che dei pretesi miracoli di padre Pio.
Siri, che aveva conosciuto padre Gemelli quando per seguire i corsi universitari della Gregoriana, s'era trasferito da Genova al Seminario Lombardo di Roma, non ne condivise l'opinione. Dirà di padre Gemelli: "Ho avuto grande stima del fondatore dell' Università Cattolica, che era uno studioso di grande prestigio e mio amico ma, purtroppo, in quell'occasione sbagliò. Emise un verdetto superficiale, tanto è vero che alle sue affermazioni secondo le quali tutte le stimmate, ad eccezione di quelle di San Francesco d'Assisi e di Caterina da Siena, dovevano considerarsi frutto di isterismo e di autolesionismo, la stessa "Civiltà Cattolica" dichiarò di non essere d'accordo". Tuttavia la dichiarazione del Sant'Offizio, cui seguirono altri decreti, portarono ad una sorta di segregazione di padre Pio. Un isolamento durato fino al 1933, allorché Pio XI reintegrò il cappuccino nei suoi diritti, permettendo ai fedeli di visitarlo e di scrivergli senza temere i rigori del dicastero vaticano.
Proprio quel che s'era verificato in passato indusse Siri ad intervenire con Giovanni XXIII dopo l'inquisizione di monsignor Maccari. "Capitava spesso - dirà il cardinale - che mi trovavo in udienza con il Papa dati i miei impegni di presidente della CEI e delle Settimane Sociali ed ogni qualvolta si finiva col parlare di padre Pio. Giovanni XXIII, un uomo buono, vero santo, era preoccupato. Arrivavano in Vaticano gravi accuse su padre Pio. Talvolta erano i medesimi difensori ad oltranza del cappuccino che con il loro zelo e la loro fretta contribuivano a creare difficoltà. Molti agivano in buona fede, pensando di fare del bene, solo che a pagarne le conseguenze era sempre padre Pio. Alla fine il Papa si convinse che il povero frate era estraneo alle accuse che gli venivano mosse".
Ancora prima che la Chiesa si pronunciasse il cardinale Siri era più che convinto dei doni mistici ricevuti da padre Pio. "I fatti sono fatti - faceva notare - e non vi è dubbio che egli vedesse il futuro, leggesse nel pensiero, si spostasse in bilocazione. E poi le guarigioni, la possibilità di convertire un ateo con uno sguardo, una parola, una benedizione. Non sono questi prodigi?". A riprova di tali affermazioni Siri raccontava la "singolare intesa" creatasi tra lui e padre Pio sia tramite i genovesi, che recatisi a San Giovanni Rotondo, riportavano al loro arcivescovo i saluti inviatigli dal frate, sia un più che curioso episodio. "Dovevo prendere una grave decisione circa una importante questione relativa alla diocesi di Genova. Ed ero perplesso ed angustiato poiché le soluzioni possibili erano due, ma non sapevo quale fosse la migliore. Messo alle strette decisi per una delle due. Il giorno successivo ricevetti un telegramma di padre Pio in cui mi confermava che la decisione presa era quella giusta e mi esortava a continuare lungo quella strada. Avevo vissuto le mie perplessità senza farne parola ad alcuno. Come aveva fatto padre Pio ad averne notizia?" Un interrogativo pubblicamente rivelato dal cardinale nella commemorazione del 1972, a quattro anni dalla morte del frate e, successivamente, nella lettera a Paolo VI con la quale postulava l'avvio della procedura per la beatificazione e la canonizzazione di padre Pio. La lettera a Paolo VI è del 1975, l'anno in cui si recava a San Giovanni Rotondo per celebrare una messa sulla tomba del frate e scrivere sul registro dei visitatori: "Con gratitudine".

www.cardinalsiri.it

Giorni felici sono arrivati! L'Utopia degli Usurai e San Francesco d'Assisi!


Grazie ad uno dei nostri amici blogger, innocenzosmith, titolare del bel blog L'Osteria Volante di cui trovate qui a fianco il link, abbiamo avuto la segnalazione dell'uscita di un assoluto inedito di Chesterton in Italia, L'Utopia degli Usurai (Utopia of the usurers), che viene pubblicato da Excelsior 1881 (collana Cerchi nell'acqua), prezzo € 15,50, 164 pagine.

Sito dell'editore: http://www.excelsior1881.eu/, purtroppo non ancora aggiornato alla fantastica novità di cui non disponiamo dell'immagine di copertina.

Vi consiglio questo libro, anche perché è una buona, ottima notizia!

Poi, ancor più bella, un classico di Chesterto, questa volta da Mursia, il San Francesco d'Assisi! Mancava credo dalle ultime pubblicazioni Piemme, anche se molti di noi possedevano l'edizione IPL, e medio tempore uscì un'edizione a cura di una casa editrice napoletana, di cui feci incetta.
Il San Francesco, che assolutamente dovete leggere, costa € 15,00 e consta di 168 pagine.

Non credevo di dovervi dare due buone notizie in un colpo solo!
Finalmente qualcuno s'è svegliato e ha capito che Chesterton ha molto molto ancora da dire.

Grazie, innocenzosmith!
Bravissimi, editori coraggiosi, capitani coraggiosi!

Amici, diffondete la notizia!!!

martedì 6 novembre 2007

Caso Englaro - Imbarazzo palpabile dei giudici di Cassazione

Da 32, il bollettino del Movimento per la Vita.

L’imbarazzo dei giudici della Corte di Cassazione che hanno deciso sul caso Englaro traspare dalla stessa lunghezza delle motivazioni della sentenza in cui è più volte ripetuta l’affermazione del diritto alla vita come diritto che spetta in misura uguale ad ogni essere umano, anche se debole, malato, incapace di intendere e volere o prossimo alla morte.
La conclusione è contraddittoria in quanto sembra accettare la distinzione tra il diritto alla vita, la cui sussistenza è oggettiva e non dipende dalle opinioni del singolo e la dignità umana, su cui potrebbe incidere in qualche misura il giudizio del singolo.
Ciononostante dalla sentenza emergono due elementi che meritano di essere sottolineati:
1. anche in presenza di una certa volontà di non essere curato, se lo stato del malato incosciente presenta una margine anche minimo di possibile guarigione, la sua volontà non conta nulla. Dunque non esiste il diritto di morire e neppure la facoltà di rifiutare le cure può essere intesa come capace di imporre agli altri un obbligo assoluto.
2. La sentenza mostra la inutilità di una legge sul testamento biologico. Già ora, infatti nulla impedisce di formulare per scritto la volontà di essere curato in un modo o nell’altro o di non essere affatto curato tant’è vero che la Cassazione chiede una indagine su tale volontà della Englaro
E’ dimostrato così il carattere ideologico del testamento biologico volto ad aprire una breccia in favore dell’eutanasia. Il vero problema non è la manifestazione di desiderio del malato ma la efficacia di tale desiderio che non può trasformare il medico in un semplice esecutore, che non dovrebbe impegnare la sua scienza e la sua coscienza

L'hotel vietato ai bambini.

Dal blog dell'amico Andrea Tornielli questa triste e sconcertante notizia: un hotel vietato ai bambini (alla stregua di cani e telefonini...).

Bella roba!

Cliccando il titolo, si viene riportati al blog di Tornielli.

venerdì 2 novembre 2007

Ancora sull'obiezione di coscienza - Flores d'Arcais e la democrazia

Mettiamo il link ad un articolo uscito il 31 Ottobre su Liberazione (...) a firma di Paolo Flores d'Arcais, che vorrebbe abolire l'obiezione di coscienza dei medici e farmacisti rispetto all'aborto ed alle altre questioni sollevate in questi giorni. Cliccando il titolo si ottiene la pagina della preziosa rassegna stampa del Forum delle Famiglie.

Non so quanto si possa essere in buona fede quando si dicono certe cose. Non è la prima volta che dai paladini delle istanze più libertarie del mondo, del diritto dei diritti, sento dire cose del genere. Paolo Flores d'Arcais vorrebbe che chiunque intraprenda la professione medica o farmaceutica debba necessariamente assicurare qualunque prestazione si ritenga fattibile allo stato dell'arte. Il che è veramente impensabile, dittatoriale, statalista, giacobino.

Lo mettiamo, questo articolo, giusto per far capire a che punto arrivano le pretese dei laicisti e quanto siano assurde le loro tesi, che essi giustificano tirando in ballo proprio la democrazia...

Va detto ad alta voce e a chiare lettere che quello che lì è scritto è totalmente assurdo, infondato e liberticida.

Continuiamo a non credere alle nostre orecchie.