lunedì 31 marzo 2008

Un articolo su Chesterton da 30Giorni


Vi segnaliamo questo articolo su Chesterton del filosofo Massimo Borghesi uscito nel numero di Dicembre 2006 della rivista 30Giorni.

Si intitola "La religione della gratitudine".

In esso dice tra l'altro Borghesi: "La religione della gratitudine è l’ultima parola di Chesterton. Essa però, nella sua forma primitiva, così come nel panteismo, non salva dall’ingratitudine, dal peccato. Il trittico delineato nell’Autobiografia vede nel sacramento della confessione, nel cattolicesimo, il pieno compimento dell’atteggiamento generato dallo stupore dell’esistenza".

Cliccando il titolo si va all'articolo.

Un aforisma al giorno - 23

"La mutevolezza è una delle virtù delle donne. Essa ovvia alle crude esigenze della poligamia. Se hai una buona moglie, sei certo di avere un harem spirituale"

venerdì 28 marzo 2008

Un diavolo stranamente... chestertoniano!


giovedì 27 marzo 2008

CHIESA BRITANNICA ALL'ATTACCO - SECCO NO AGLI EMBRIONI IBRIDI

Il Governo britannico vorrebbe approvare a breve una legge che permette la creazione di embrioni ibridi, parte umani parte animali, per la cosiddetta ricerca scientifica. All'omelia di Pasqua il cardinale Keith O' Brien, Primate di Scozia, ha detto che "questa legge rappresenta un mostruoso attentato contro i diritti umani. In alcuni paesi europei si potrebbe finire in prigione per fare quello che il nostro Governo intende rendere legale". La legge se approvata si chiamerebbe Human Fertilisation and Embriology Act. La Chiesa ha chiesto al Primo Ministro Brown di lasciare liberi i parlamentari laburisti di votare secondo coscienza, cosa che Brown non intende concederem Allora la Chiesa ha chiesto a ministri e deputati cattolici di dimettersi. Tra i ministri del governo britannico ci sono cattolici praticanti, che ci auguriamo seguano la Chiesa.

La durezza della posizione della Chiesa nell'isola di Albione trova una validissima radice proprio nel pensiero di Chesterton, che proprio in questi giorni possiamo rileggere in Eugenetica e altri malanni. Gridare prima di farsi male serve proprio ad evitare di farsi male, sosteneva giustamente Chesterton. Quindi che il cardinale O'Brien gridi va solo benissimo, e che richiami i parlamentari cattolici al senso comune non solo e' giusto ma buono e doveroso per loro e per il loro paese.

Tanto è vero ciò, che il premier Gordon Brown ha concesso (è il caso di dirlo, per quanto è assurdo) questa libertà di coscienza.

Magdi Cristiano Allam, una conversione contestata

Il battesimo cattolico del noto giornalista Magdi Allam, egiziano e musulmano non praticante, suscita critiche e disprezzo nel mondo islamico. Vi è pure imbarazzo nel mondo cristiano, timoroso di vedere la Chiesa e Benedetto XVI lanciare una nuova crociata.

Invece, come per il discorso di Regensburg, questo battesimo è un messaggio per difendere la libertà religiosa, l’evangelizzazione e la convivenza fra religioni.

Questa è la posizione (peraltro simile a quella di Gian Maria Vian, autorevole direttore dell'Osservatore Romano) sul noto fatto accaduto la notte di Pasqua di quest'anno di padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano ed autorevole esperto di islam.

Un lettore arcicontento de L'Osteria Volante, quale dovrebbe essere ogni chestertoniano, dovrebbe essere tanto felice se tutti i musulmani prendessero la strada di Allam, come pure tutti quelli che non credono in Gesù Cristo. La cosa sembra chiara e semplice, ma forse non molto di moda e forse neppure molto igienica.

L'articolo intero (molto lungo ma molto bello ed interessante, denso di saggezza e di esperienza personale) lo trovate cliccando il nostro titolo.

mercoledì 26 marzo 2008

Chesterton in altre parole - 9


Un Franz Kafka che coglie la Verità in Chesterton ma, purtroppo per lui, tristemente non la riconosce...

"Assomigliava a quel leggendario soldato semplice che ruppe la lancia per farne una croce. G. K. Chesterton è così lieto che si sarebbe quasi tentati di credere che abbia davvero trovato Dio".

Franz Kafka

Angelo Bottone colpisce ancora! Un articolo di Chesterton da Il Frontespizio del 1934!

Angelo Bottone, chestertoniano oramai italoirlandese, ci ammannisce un'ottima sorpresa: un articolo di Chesterton tratto dalla famosa rivista culturale fiorentina Il Frontespizio.
Lui ce l'ha segnalato, noi ve lo riversiamo paro paro qui.
Cliccando il nostro titolo troverete il blog del sottilissimo Angelo (peraltro da tempo c'è il link qui sulla destra della nostra pagina...).
Grazie, Angelo, a nome della Società.

Capelli spaccati in quattro

Le discussioni teologiche sono sottili ma non magre. In tutta la confusione della spensieratezza moderna, che vuol chiamarsi pensiero moderno, non c’è nulla forse di così stupendamente stupido quanto il detto comune: “La religione non può mai dipendere da minuziose dispute di dottrina”. Sarebbe lo stesso affermare che la vita umana non può mai dipendere da minuziose dispute di medicina.
L’uomo che si compiace dicendo: “Non vogliamo teologi che spacchino capelli in quattro”, sarebbe forse d’avviso di aggiungere: “e non vogliamo dei chirurghi che dividano filamenti ancora più sottili”.
È un fatto che molti individui oggi sarebbero morti se i loro medici non si fossero soffermati sulle minime sfumature della propria scienza: ed è altrettanto un fatto che la civiltà europea oggi sarebbe morta se i suoi dottori di teologia non avessero argomentato sulle più sottili distinzioni di dottrina. Nessuno scriverà mai una Storia d’Europa un po’ logica finché non riconoscerà il valore dei Concili, della Chiesa, quelle collaborazioni vaste e competenti che ebbero per scopo di investigare mille e mille pensieri diversi per trovare quello unico della Chiesa.
I grandi Concili religiosi sono di un’importanza pratica di gran lunga superiore a quella dei Trattati internazionali, perni sui quali si ha l’abitudine di far girare gli avvenimenti e le tendenze dei popoli. I nostri affari di oggi stesso, infatti, sono ben più influenzati da Picea ed Efeso, da Trento e Basilea, che da Utrecht o Amiens o, Versailles. In quasi tutti i casi vediamo che la pace politica ebbe per base un compromesso: la pace religiosa invece si fondava su di una distinzione. Non fu affatto un compromesso dire che Gesù Cristo era vero Dio e vero Uomo, come fu invece un compromesso la decisione che Danzica sarebbe stata in parte polacca ed in parte tedesca: era bensì la dichiarazione di un principio la cui perfetta pienezza lo distingueva sia dalla teoria ariana, sia da quella monofisita. E questo principio ha influito e influisce tuttora sulla mentalità di Europei, da ammiragli a fruttivendole, che pensano (sia pure vagamente) a Cristo come a qualcosa di Umano e Divino nello stesso tempo. Mentre il domandare alla fruttivendola quali siano per lei le conseguenze pratiche del Trattato di Utrecht, sarebbe meno che fruttuoso.
Tutta la nostra civiltà risulta di queste vecchie decisioni morali, che molti credono insignificanti. Il giorno in cui furono portate a termine certe note contese di metafisica sul Destino e sulla Libertà, fu deciso anche se l’Austria dovesse o no somigliare all’Arabia, o se viaggiare in Ispagna dovesse essere lo stesso che viaggiare nel Marocco. Quando i dogmatici fecero una sottile distinzione fra la sorta di onore dovuto al matrimonio e quello dovuto alla verginità, stamparono la civiltà di un intero continente con un marchio di rosso e di bianco, marchio che non tutti rispettano, ma che tutti riconoscono, anche mentre l’oltraggiano.
Nello stesso modo, allorché si stabilì la differenza tra il prestito legale e l’usura, nacque una vera e propria coscienza umana storica, che anche nello spettacoloso trionfo dell’usura, nell’età materialistica, non si è potuto distruggere. Quando San Tommaso D’Aquino definì il diritto di proprietà e nello stesso tempo gli abusi della falsa proprietà, fondò la tradizione di una schiatta di uomini, riconoscibili allora e ora, nella politica collettiva di Melbourne e di Chicago: e ciò staccandosi dal comunismo coll’ammettere i diritti della proprietà, ma anche protestando, in pratica, contro la plutocrazia.
Le distinzioni più sottili hanno prodotto i cristiani comuni: coloro che credono giusto il bere e biasimevole l’ubriachezza; coloro che credono normale il matrimonio e anormale la poligamia; coloro che condannano chi colpisce per primo ma assolvono chi ferisce in propria difesa; coloro che credono ben fatto scolpire le statue e iniquo adorarle: tutte queste sono, quando ci si pensa, molto fini distinzioni teologiche.
Il caso delle statue è particolarmente importante in questo argomento. Il turista che visita Roma è colpito dalla ricchezza, quasi sovrabbondanza, di statue che vi si trovano, or bene, il fatto dell’importanza dei Concili diviene ancora più impressionante quando tutto l’avvenire artistico di una terra dipende da una sola distinzione, e la distinzione stessa da un solo Uomo. Fu il Papa, solo, che rilevò la differenza tra venerazione delle immagini e idolatria. Fu lui solo a salvare tutta la superficie artistica dell’Europa e di conseguenza l’intera carta geografica del mondo moderno, dall’essere nuda e priva dei rilievi dell’Arte. Nel difendere quest’idea, il Pontefice difendeva il San Giorgio di Donatello e il Mosè di Michelangiolo, e com’egli fu forte e deciso in Roma così il David sta gigantesco su Firenze, ed i graziosi putti dei Della Robbia sono apparsi come squarci di azzurro e nubi nel Palazzo di Perugia, e nelle celle di Assisi. Se dunque una tale distinzione teologica è un filo sottile, tutta la Storia dell’Occidente è sospesa a quel filo; se non è che un punto di affermazione, tutto il nostro passato è in equilibrio su di esso.

G. K. Chesterton
(Trad. dall’inglese di G. Sodi-Cosgrave)

Il Frontespizio ottobre 1934, annata XII, pp. 8-9.

martedì 25 marzo 2008

Dal numero di Tempi del 28 Febbraio 2008


Un Chesterton dimenticato fa a pezzi l’eugenetica «ricca solo di moventi». Il luminoso senso comune di un genio contro i Frankenstein di ieri e di oggi

di Emanuele Boffi

"LA COSA PIÙ SAGGIA DEL MONDO è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale (...). Un colpo d’accetta si può parare soltanto mentre l’accetta è ancora in aria". Così scriveva Gilbert Keith Chesterton nel 1921 nel suo Eugenetica e altri malanni, opera finora mai pubblicata in Italia e oggi mandata in stampa da Cantagalli (con prefazione di Luca Volontè e postfazione di Luigi Frigerio). Il grande scrittore e polemista inglese era allarmato dai progetti di legge che volevano limitare il numero dei malati e da un clima culturale (Chesterton mette fra i suoi bersagli George Bernard Shaw) che tendeva a giustificare le tesi eugeniste sulla selezione prematrimoniale e il miglioramento della razza. Ma per l’autore de L’uomo che fu Giovedì, queste idee e teorie non erano affatto immuni da critiche, tanto che decise di affrontare la questione di petto, riunendo in un veloce volume tutte le sue perplessità sulle istanze dei propugnatori del Mondo Nuovo. Chesterton, come suo solito, usa l’arma della ragione e dell’ironia, esprimendosi secondo quella che può essere definita la moralità del buon senso comune, carica di presupposti razionali ben più convincenti di tutti gli astrusi arzigogoli degli eugenisti. Cui, sin dal principio dell’opera, non fa sconti: «L’eugenetica è, come il veleno, una cosa con cui non si può venire a patti». Ma che cos’è l’eugenetica? Come può essere definita? Chi sono gli eugenisti? GKC – come si firmava – descrive l’eugenetica come una religione, o meglio, una credenza i cui adepti, per la maggior parte scienziati che vorrebbero salvare il mondo a patto di sacrificare tutti gli uomini, si sono votati con assoluta irrazionalità. GKC li paragona a dei cacciatori di streghe, anzi li trova ancor più spregevoli: «Ho più rispetto per i vecchi cacciatori di streghe che per gli eugenisti, che vanno perseguitando lo scemo della famiglia: perché i cacciatori di streghe, secondo le loro stesse convinzioni, correvano un rischio. Streghe e stregoni non erano persone di mente debole, bensì di mente forte: incantatori malvagi, dominatori degli elementi. La caccia a una strega, a torto o a ragione, poteva sembrare ai paesani che la effettuavano una giusta insurrezione popolare contro una vasta tirannia spirituale, un supremo coacervo di peccato. Sappiamo, tuttavia, che la cosa degenerò in una furiosa e spregevole persecuzione degli inermi e dei vecchi. Finì per essere una guerra contro i deboli. Finì per essere ciò che l’eugenetica è fin da principio».
In sintesi, l’eugenetica si fonda su una crudele «base morale: per la quale noi siamo principalmente e direttamente responsabili del bambino che deve ancora nascere ». Ed in nome di questo (e della donna e dell’uomo che si uniranno in matrimonio, o del malato che forse nascerà, o del pazzo che forse ognuno di noi potrà diventare) gli eugenisti sono disposti a sacrificare il presente e i presenti, che altro non sono che cavie per dimostrare la bontà delle nostre ipotesi. Ma come sempre in logica, da premesse errate derivano conseguenze errate. Le posizioni eugeniste sono gravide di conseguenze, e non c’è tempo da perdere: «Lo Stato eugenista è cominciato»; «Siamo già sotto lo Stato eugenista; e a noi non resta che la ribellione ». La ribellione, così come la intende GKC, ha l’incedere dello sberleffo: «Per lo più gli eugenisti sono eufemisti. Voglio dire semplicemente che le parole brevi li allarmano, mentre le parole lunghe li tranquillizzano (…) Ditegli: “Non è improbabile che giunga un’età in cui l’angusta se pur un tempo utile distinzione tra l’homo antropoide e gli altri animali, gia modificata riguardo a tanti punti morali, si modifichi anche riguardo all’importante questione della dieta umana”; dite così, e vedrete la loro faccia spianarsi come per effetto di un dolce sussurro. Ma ditegli, semplicemente, virilmente, cordialmente: “Mangiamoci un uomo!” e sarete sorpresi da quanto si sorprenderanno». In altri passaggi il polemista inglese sa anche andare al cuore delle intenzioni eugeniche, come al capitolo 7 (il più efficace del libro) nel quale parla degli eugenisti come dei rappresentanti della «Chiesa ufficiale del dubbio». «Nell’eugenetica non c’è ragione, ma ci sono moventi in abbondanza. I suoi fautori si tengono molto sul vago quanto alla teoria, ma saranno dolorosamente pratici quanto alla pratica. (...) Vogliono, insomma, una nuova specie di Chiesa di Stato, che sarà una Chiesa ufficiale del Dubbio – anziché della Fede. Non hanno nessuna Scienza dell’Eugenetica, ma intendono dire realmente che se noi ci mettiamo nelle loro mani per essere vivisezionati, forse, molto probabilmente, un giorno la avranno. Osservo, esprimendomi con molta correttezza, che questo è un po’ troppo».
Stevenson e la tubercolosi
Perché, infine, quel che richiama GKC come suprema fonte di razionalità è proprio l’esperienza basilare che ogni uomo che viva sotto il sole può fare. Per cui, l’idea degli eugenisti di eliminare l’“errore fisico” per ottenere una sicura felicità terrena (e una società perfetta e armoniosa) è per Chesterton una tremenda falsità: «Gli eugenisti probabilmente risponderebbero a tutti i miei esempi citando il caso di matrimoni con persone di famiglie affette da tisi (o da altre malattie presumibilmente ereditarie), e domandando se almeno in questi casi non sia chiaramente opportuno un intervento eugenico. Permettetemi di far loro osservare che ancora una volta hanno idee confuse. La malattia o salute di un tisico può essere una cosa chiara e calcolabile. La felicità o infelicità di un tisico è tutt’altra cosa, e non è calcolabile affatto. Che senso ha dire alla gente che se si sposa per amore rischia di essere punita mettendo al mondo un Keats o uno Stevenson? Keats morì giovane; ma godette in un minuto più di un eugenista in un mese. Stevenson soffriva di tubercolosi; e per quanto ne so un occhio eugenico avrebbe forse percepito tale circostanza già una generazione prima. Ma chi eseguirebbe questa operazione illegale, di impedire la nascita di Stevenson?». Quasi cent’anni fa Chesterton ci metteva così in guardia da tutti i propalatori di felicità astratte, benché ammantate di vocaboli scientifici, ricordandoci che l’unica legge per verificare se qualcosa è buono o malvagio è questa: «Nell’istante in cui uno è, fa esperienza».

Belloc e gli amici Zuavi

Gli amici del sito www.lozuavopontificio.net (titolo che avremmo voluto inventare noi, come mille altre cose al mondo! ma va bene così!), che per brevità chiameremo gli Zuavi, bene, gli Zuavi hanno fatto un bel lavoro: hanno pubblicato la bella presentazione del nostro vicepresidente Paolo Gulisano del libro di Hilaire Belloc L'Europa e la Fede, edito da Il Cerchio di Rimini (uno dei pochi titoli editi in italiano di Belloc: gli altri due sono Santa Giovanna d'Arco, edizioni Fede&Cultura -nel nostro sito dovrebbe esserci pure il link- e Lo Stato servile, edizioni Liberilibri di Macerata).
Poi sono stati così gentili da segnalare una nostra pagina biografica su Belloc e il nostro sito.

Chesterton senza Belloc è come un cielo senza stelle. Senza questa fondamentale amicizia Chesterton non sarebbe stato quello che è stato e che è ancora per noi. A tale proposito consentiteci di segnalare la sempre bella biografia dei nostri eroi Chesterton e Belloc - Apologia e profezia, edita da L'Ancora e scritta dal nostro Paolo Gulisano, uno strumento utilissimo per essere introdotti a questi due straordinari personaggi che Shaw definì "il Chesterbelloc", praticamente un tutt'uno.

Cliccando il titolo, trovate lo scritto del nostro caro Paolo. Merita.

PER UN FISCO GIUSTO - 25 marzo

APPUNTAMENTI

Pastena, scuola “Pasqualina Bruno”, 27 marzo, ore 18,30
Conferenza sul tema "UN FISCO A MISURA DI FAMIGLIA" a cui interverranno: Gianni Astrei (membro del direttivo nazionale del Forum), Pia Zallocco (consulente tributaria e commerciale), padre Riccardo Pappagallo (parroco di Pastena), Renato De Angelis (sindaco di Pastena)

Romans d'Isonzo, sede associazione La Miglioranza, 27 marzo
Incontro interdecanale promosso dall’associazione “La Miglioranza” sulla proposta del Forum

Udine, parrocchia del Buon Pastore, 27 marzo, ore 20,30
Incontro foraniale per illustrare la petizione popolare proposta dal Forum

Cagliari, Aula Magna Ingegneria, 28 marzo, ore 18
conferenza su "La famiglia ed il rischio educativo". Intervengono Felice Nuvoli, docente di pedagogia a Cagliari, Giovanni Caocci, presidente Medicina&persona, Carla Montixi, psicoterapeuta

Mestre, parrocchia San Giovanni Evangelista, 28 marzo, ore 20,30
il presidente del forum provinciale veneziano Maurizio Colangelo interviene sul tema "Per un fisco a misura di famiglia". Domenica 30, grande raccolta delle firme nel territorio.

Genova, Teatro dei giovani, 28 marzo, ore 21
convegno sulla petizione fiscale, relatori Francesco Belletti (Cisf) e Maria Grazia Colombo (Presidente Agesc). Al tema del fisco si aggiunge quello della libertà di educazione, per ricomporre i due temi proposti nel manifesto del Forum.

Chianciano, Grand Hotel Ambasciatori, 29-30 marzo
Il Movimento per la vita ha convocato per sabato 29 e domenica 30 marzo l’annuale assemblea che si svolgerà a Chianciano per affrontare gli adempimento statutari ma soprattutto per mettere a punto le iniziative legate ai trent’anni della legge 194 e alla Petizione lanciata dal Forum.

San Pietro Clarenza (CT), piazza della Vittoria, 30 marzo, 9 - 13,30
Gazebo per raccogliere le alla petizione nazionale e alla petizione da presentare alla Regione Sicilia

S. Donato M.se, aula magna scuola Maria Ausiliatrice, 1 aprile, ore 21
Il Forum regionale insieme ad Age ed Agesc un incontro con Ernesto Mainardi, presidente regionale della Lombardia del Forum su “Un fisco a misura di famiglia. Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese”

Gambarare di Mira (VE), 4 aprile ore 20.30
La parrocchia del centro veneto ospita un incontro con il presidente del forum provinciale di Venezia, Maurizio Colangelo sul tema della Petizione su Fisco e famiglia.

Assisi, 4-6 aprile
L’Ordine francescano secolare si riunisce per la propria assemblea nazionale

Boario Terme, 4-6 aprile
La Festa di primavera 2008 – Rassegna di corsa campestre è organizzata dall’associazione San Paolo dal 4 al 6 aprile a Boario Terme. Prevede spostamenti a Gardaland, al lago d'Iseo, a Montisola e Franciacorta, Boario Terme

Roma, Divino Amore, 5 aprile, ore 9,30 – 18
La Conferenza episcopale laziale organizza il II Convegno regionale in pastorale della famiglia sul tema “Dalla famiglia un patto per l'educazione”, Interviene il card. Ruini, mons. Moretti, Paolo Crepet, Claudio Gentili, Stefano Sancondi, Edio Costantini e Davide Guarneri

Monfalcone, 18 aprile, ore 20,30
Incontro interdecanale a Monfalcone sulla petizione proposta dal Forum in materia di Fisco e famiglia

Alcuni begli auguri di Pasqua

Permetteteci di farvi parte di alcune belle cose ricevute in questi bellissimi giorni di Pasqua.

In particolare vorremmo rendere leggibili a tutti gli auguri del neosocio Piergiorgio Bighin di Chioggia, un uomo straordinario, dai mille interessi, che presto scoprirà di essere più chestertoniano di quanto non pensi:

"Carissimi, sono entrato da poco tra i chestertoniani (non sono neppure sicuro si scriva così) grazie all'insistenza di un amico che aveva regione. Vi ringrazio dell'aiuto nel giudizio che sempre comportano gli aforismi che mandate. Splendido quello sulla resurrezione del cristianesimo! Vi invio i miei auguri con una frase di Leone Magno e una mia poesia. Piergiorgio.

Abbracciamo il mirabile sacramento della Pasqua di salvezza.
E lasciamoci trasformare ad immagine di Colui
Che è diventato conforme alla nostra deformità.
S. Leone Magno

Consummatum est!

Luce trascorre,
Il volto ti fa
D’infante.
Occhi di madre
Leggono il destino
Sulla fronte.
Di croce le disegna
Una ruga che la scava,
sarà fonte…
Consumato compimento
Il pianto
T’avvolge del suo manto.
Tutto è compiuto!
La luce ora
Per gioco
Resta sulle case
Ancora un poco,
prima che il buio
la rapisca.
Consumato
Dammi Tua Luce!

Buona Pasqua da Piergiorgio Bighin"

sabato 22 marzo 2008

venerdì 21 marzo 2008

Venerdì Santo - Chi porta ancora la Croce oggi.


Cliccando il nostro titolo, troverete la dolorosa testimonianza di Yawnan Al-Muselly, cattolico caldeo dell'Iraq.

La comunità caldea è ancora sotto shock per la perdita del suo pastore, mons. Rahho, ucciso sotto sequestro questo mese. Vi trovate tutt gli interrogativi che ancora avvolgono il caos di quella che oggi è l’ultima roccaforte urbana di al Qaeda in Iraq.

Lo mettiamo a disposizione di tutti in questo Venerdì Santo, perché questi poveretti portano la Croce di Gesù in maniera così realistica, e noi cattolici che siamo una cosa sola non possiamo dimenticarci di quella parte del corpo che è la Chiesa che sta soffrendo.

mercoledì 19 marzo 2008

Un aforisma al giorno - 22


Chesterton tredicenne è quello in prima fila al centro


Lo scopo dell'educazione obbligatoria è di privare la gente comune del proprio senso comune.

AUGURI DI BUONA PASQUA!!! (Un aforisma al giorno - 21)


Il cristianesimo è stato dichiarato morto infinite volte. Ma, alla fine, è sempre risorto, perché Dio conosce bene la strada per uscire dal sepolcro (Chesterton).

DI CUORE, TANTISSIMI AUGURI SINCERI ALLEGRI DI BUONA PASQUA DI RESURREZIONE DALLA SOCIETA' CHESTERTONIANA ITALIANA!!!

(guardate quant'è allegro Chesterton...)

Per l'Occidentale il distributismo non è attuale

Cercando citazioni di attualità di Chesterton in giro per il web, ci siamo imbattuti in un articolo del sito de L'Occidentale, vicino alla Fondazione Magna Charta, che si colloca per sua esplicita dichiarazione nell'area del Popolo delle Libertà.

L'articolo è di Tiziano Buzzacchera e si intitola L'etica cattolica e lo spirito del capitalismo.

La questione di fondo è interessante, nel senso che crea discussione, e ciclicamente riemerge; in questo articolo tutto parte dalla lettura del volume di Thomas Woods Jr., La Chiesa e il mercato (Liberilibri, editrice di Macerata, su posizioni politiche ed economiche liberali, che continua a pubblicare Lo Stato servile di Hilaire Belloc, uno dei capisaldi della teoria distributista, fatta propria con contributi interessanti da Chesterton e padre Vincent McNabb). L'autore dell'articolo definisce Woods, Senior Fellow presso il Mises Institute, difensore di "quello che si può definire un 'cattolicesimo libertarian' ", prospettiva da lui definita "incendiaria".

Dice l'autore dell'articolo: "Partire da Mises per finire a S.Tommaso non è un'idea balzana perchè, sia nel cattolicesimo che nel laissez-faire più convinto si ravvisa una struttura di leggi naturali ( morali per il primo, economiche per il secondo) che reggono l'impalcatura della realtà, che sono per il credente di ordine soprannaturale ed afferrabili tramite la ragione (...)".

Poco più avanti però ammette che "qui... si incrociano le spade": secondo Buzzacchera/Woods la Chiesa non avrebbe saputo sempre accettare le lezioni dell'economia. Egli si fa forte della lezione di Woods jr: "il fatto che ogni uomo guadagni un 'salario familiare' che permetta alla sua famiglia di vivere in un ragionevole benessere è un traguardo sociale auspicabile. L'implicita convinzione di qualche pensatore sociale cattolico secondo cui questo risultato può essere realizzato per decreto, ovvero che la volontà dell'uomo può determinare questo stato di cose grazie a un ipse dixit e che nessun ricorso alle cosiddette leggi economiche può essere di aiuto nell'accertare il probabile risultato di queste misure, ebbene, questa convinzione non può essere difesa sul piano intellettuale più di quanto non lo sia l'idea che il desiderio che l'uomo ha di volare rende superfluo il tener conto della legge di gravità".

E qui tira in ballo Chesterton e amici: "Valga a scopo illustrativo un altro esempio. Una parte consistente del mondo cattolico denuncia una certa simpatia per il 'distributivismo' di Chesterton e Belloc. Banalizzando, il nocciolo del distributivismo sta nella nozione di 'proprietà diffusa' anzichè concentrata, da cui si ricava un'evidente preferenza per la piccola proprietà, che sarebbe maggiormente in grado di garantire l'indipendenza familiare e la sicurezza rispetto all'economia di scambio. Eppure, le prescrizioni del distributivismo si sgretolano non appena si comincia ad esaminarle in modo più approfondito".

La tesi, insomma ed in sintesi, è che il capitalismo sarebbe totalmente adeguato alla visione cattolica del mondo e della società.

Voi che ne pensate?
Sarebbe interessante aprire una discussione su questa questione, che quanto meno non è del tutto pacifica...

Cliccando il titolo troverete l'articolo per intero, qui citato solo per sommi capi.

Cliccando questo link trovate un breve profilo biografico di Belloc; sopra, nel testo del post, trovate un altro link che riguarda Belloc e la pagina di Wikipedia (nostra opera che speriamo non venga modificata) su padre McNabb.

Presto anche il San Tommaso...

Alcune autorevoli (e sicure) informazioni ci dicono che la casa editrice Lindau (che ha pubblicato una nuova edizione -ben fatta, con note utilissime- del San Francesco d'Assisi, di cui abbiamo parlato recentemente e che trovate nell'elenco delle recenti riedizioni chestertoniane, qui a destra) pubblicherà nei prossimi mesi la biogafia di San Tommaso d'Aquino di Chesterton.

Una bella notizia se pensate che il San Tommaso manca in circolazione dall'edizione Piemme, circa dieci anni fa, cui l'editrice non diede più seguito. Personalmente, ricordo di averne comprato una copia di una vecchia edizione del '30, pur avendo l'altra, per paura di non trovarla più, a beneficio di amici e soci desiderosi di leggere questo capolavoro.

Etienne Gilson, uno dei massimi studiosi del movimento domenicano e di San Tommaso d'Aquino (di cui non diremo mai abbastanza bene, di cui non abbiamo davvero la reale contezza della sua grandezza umana e teoretica, che è di gandissima attualità...), disse che era la più bella biografia sul "Bue muto" (pensate, così lo chiamavano... pensate quanto avevano capito di lui...) e che niente di meno del genio era ipotizzabile leggendola...

Bravi gli uomini di Lindau. Aspettiamo fiduciosi.

La delusione dell'ateismo secondo The Guardian


Saverio Simonelli, chestertoniana colonna portante di Sat2000 (la TV satellitare cattolica) e di altre bellissime iniziative editoriali e letterarie, ci fa dono di un interessante articolo tratto dal sito della sua trasmissione La Compagnia del Libro nel quae ci dà conto di una questione interessante: una rilettura targata "Guardian online" delle pubblicazioni antireligiose di questi anni...e dei loro orrori.

Lo "strano" sta nel fatto che The Guardian (sia nella sua versione on line che in quella cartacea...) è un giornale inglese decisamente progressista.

Ecco l'incipit dell'articolo:

"I campioni dell’ateismo? La peggior versione del fanatismo. E le loro idee non sono altro che una corruzione malriuscita di dogmi scientisti sconfitti dall’evidenza della storia. A parlare così non è un apostolo di Militia Christi, ma il laicissimo supplemento settimanale on line del Guardian, quotidiano britannico progressista, a firma di John Gray".

La questione è molto interessante e molto chestertoniana: quanto lavorò Chesterton a seppellire di ironia i cosiddetti atei, scientisti, razionalisti e assurdi vari?

Per leggere l'articolo, basterà cliccare qui oppure il nostro titolo.

martedì 18 marzo 2008

In 15mila alla prima messa celebrata nella chiesa a Doha

Doha (AsiaNews/Agenzie) – Erano in 15mila alla prima messa “ordinaria” celebrata nella chiesa di Nostra Signora del Rosario, a Doha, sabato, dal cardinale Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione. Il giorno prima, lo stesso porporato aveva consacrato quella che è la prima chiesa dello Stato del Golfo.

I fedeli sono arrivati fin dal primo mattino, ma l’edificio, che pure può ospitare 5mila persone, non li ha potuti contenere: a migliaia, così, hanno partecipato al rito dall’esterno. Stretto il servizio d’ordine, con decine di poliziotti che hanno controllato i partecipanti, forse nel timore che avessero seguito le proteste contro la costruzione della chiesa, elevate nelle settimane scorse da alcuni gruppi di fondamentalisti musulmani. Il rito è stato celebrato in inglese, preghiere sono state pronunciate anche in arabo, urdu, indi, tagalog, spagnolo e francese, lingue della maggior parte dei presenti.

La chiesa di Nostra Signora del Rosario è la prima di un gruppo di edifici sacri cristiani che il sultano ha permesso di costruire: a quella cattolica, ne seguiranno altre per anglicani, copti, ortodossi e indiani. “Un positivo messaggio rivolto al mondo”: così il vice primo ministro del Qatar Abdullah bin Hamad al-Attiyah ha definito Nostra Signora del Rosario.

Analoghe considerazioni da parte del nunzio mons. Paul-Munjed al-Hashem, il quale ha anche espresso l’auspicio che si possano presto stabilire rapporti diplomatici con Arabia Saudita ed Oman, gli unici Paesi del Golfo che non hanno normali relazioni con la Santa Sede.

Tibet - Notizie di prima mano e senza filtri da AsiaNews

Vi alleghiamo questa serie di link su vari argomenti, tratti dal sito di AsiaNews, un'agenzia seria, cattolica e ben fatta, che si occupa di Asia:

- alcune foto, piuttosto eloquenti ma decisamente non adatte a chi è sensibile, che riguardano cosa sta veramente succedendo in Tibet:

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=11805&size=A

- "Se è colpa nostra, Pechino inviti osservatori occidentali": è la risposta data da Penpa Tsering, direttore del Centro di ricerca parlamentare tibetano, al primo ministro cinese Wen Jiabao, che questa notte ha accusato “la cricca del Dalai Lama” delle violenze scoppiate in Tibet negli ultimi giorni:

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=11794&size=A

- A Lhasa i soldati fanno sfilare gli arrestati:

http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=11793&size=A



domenica 16 marzo 2008

Domenica delle Palme 2008 - Il Papa ci richiama fortemente.


Città del Vaticano - Il Papa mette in guardia da una fede idealizzata e da idoli che «entrano in vari modi» anche «nel mondo della nostra fede». Davanti a decine di migliaia di fedeli, in una piazza San Pietro gremita, Benedetto XVI celebra la messa per la Domenica delle Palme e denuncia: «L’avidità è idolatria». «È la nostra fede abbastanza pura ed aperta - domanda Benedetto XVI - così che a partire da essa anche i ’paganì, le persone che oggi sono in ricerca e hanno le loro domande, possano intuire la luce dell’unico Dio, associarsi negli atri della fede alla nostra preghiera e con il loro domandare diventare forse adoratori pure loro? La consapevolezza che l’avidità è idolatria - prosegue il Papa - raggiunge anche il nostro cuore e la nostra prassi di vita? Non lasciamo forse in vari modi entrare gli idoli anche nel mondo della nostra fede?».

Il Papa richiama così il significato della Domenica delle Palme che «racconta l’ingresso di Gesù in Gerusalemme». «Insieme ai suoi discepoli e ad una schiera crescente di pellegrini - racconta Ratzinger - Egli era salito dalla pianura della Galilea alla Città Santa». E «L’ultima meta della sua salita è la Croce». Infatti, dice il Pontefice, «l’ascesa fino al cospetto di Dio passa attraverso la Croce». La celebrazione si è aperta con la tradizionale e suggestiva processione guidata da Benedetto XVI. Un lungo corteo di cardinali, vescovi, religiosi e giovani è sfilato intorno all’emiciclo di piazza San Pietro. La messa delle Palme viene trasmessa in ben 181 Paesi del mondo collegati via satellite. È stata la Puglia a donare quest’anno gli ulivi, mentre le Palme arrivano da Sanremo.

E' in cinese, e intercede per il Papa, la prima delle preghiere dei fedeli della messa delle Palme che Benedetto XVI celebra oggi in piazza San Pietro. Nella lingua del Paese dove la Chiesa è - almeno formalmente - divisa tra quella clandestina fedele al Papa e quella patriottica che non può esplicitare tale fedeltà, si prega oggi "per il nostro Santo Padre Benedetto XVI e tutti i pastori della Chiesa: perché, ispirandosi agli apostoli, uniti in preghiera con Maria, Madre di Dio, proclamino con franchezza il Vangelo di Gesù, morto e risorto".

"Basta odio, iracheni sollevate la testa" - Appello del Papa, dopo la morte del vescovo rapito in Iraq, Paulos Faraj Rahho: "basta con le stragi, basta con le violenze, basta con l'odio in Iraq", afferma Benedetto XVI alzando "un forte e accorato grido" durante l'Angelus. E elevando "in pari tempo un appello al Popolo iracheno...": "solleva la tua testa e sii te stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale". Ora "riconciliazione, perdono, giustizia, rispetto della convivenza civile tra tribù, etnie, gruppi religiosi...". Benedetto XVI ha ricordato la morte dell'arcivescovo caldeo di Mosul, mons. Rahho, "tragicamente scomparso pochi giorni fa. La sua bella testimonianza di fedeltà a Cristo, alla Chiesa e alla sua gente, che nonostante numerose minacce non aveva voluto abbandonare, - ha detto papa Ratzinger - mi spinge ad alzare un forte e accorato grido: basta con le stragi, basta con le violenze, basta odio in Iraq". E qui le parole papali sono state interrotte da un caloroso applauso dei fedeli in piazza. "Ed elevo in pari tempo - ha proseguito - un appello al Popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e religiosa: amato popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale. Siano la riconciliazione, il perdono, la giustizia e il rispetto della convivenza civile tra tribù, etnie, gruppi religiosi, la solidale via alla pace nel nome di Dio".

venerdì 14 marzo 2008

Una grande Croce per la nostra Chiesa prima della Pasqua


Mons. Rahho aveva 67 anni. “Una grande Croce per la nostra Chiesa prima della Pasqua” ha detto mons. Rabban al Qas, vescovo di Arbil, commentando la notizia ad AsiaNews. Personalità della Chiesa caldea, tra cui mons. Shlemon Warduni, hanno portato il cadavere all’ospedale di Mosul per accertare le cause del decesso. I funerali si svolgeranno nella vicina cittadina di Karamles. Mons. Rahho sarà sepolto vicino a p. Ragheed, il suo sacerdote e segretario ucciso il 3 giugno 2007 all’uscita dalla messa da un commando terrorista.

Il presule era molto malato. Pochi anni fa aveva subito un infarto e da allora aveva bisogno di assumere medicine quotidiane. Le difficili trattative andate avanti in questi 14 giorni di sequestro avevano da subito preoccupato per la totale assenza di contatti diretti con l’ostaggio. Tra le condizioni poste dai rapitori - fanno sapere fonti di AsiaNews a Mosul - oltre ad un ingente riscatto nell’ordine dei milioni di dollari, si è parlato anche di forniture di armi e della liberazione di prigionieri arabi nelle carceri curde.

Per il rilascio del presule si erano espressi numerosi leader musulmani, sunniti e sciiti, in Iraq, Libano e Giordania, che hanno anche condannato il gesto come “contrario all’islam”.

Era morto da almeno cinque giorni l’arcivescovo caldeo di Mosul. Lo ha accertato l’autopsia cui è stato sottoposto il corpo di mons. Paulo Farj Rahho. Lo riferiscono ad AsiaNews fonti vicine al vescovo deceduto.

Sul corpo del presule, rapito il 29 febbraio, sembra non vi siano segni di violenze. Probabilmente è morto per la mancanza di medicinali che doveva assumere regolarmente per i suoi gravi problemi di salute. Ma ancora sulle cause del decesso non vi è chiarezza.

Mons. Rahho e i tre uomini che erano con lui al momento dell’agguato, si aggiungono al lungo elenco di cristiani uccisi in Iraq. Mosul si conferma la città più pericolosa per la comunità cristiana, la cui presenza è scesa a un terzo rispetto al 2003. Grande è il tributo di sangue versato da questa diocesi. Solo nel 2007 sarebbero almeno 13 i cristiani uccisi – tra cui p. Ragheed Gani trucidato il 3 giugno – più due preti e un vescovo rapiti. Numerosi gli attacchi ad obiettivi cristiani. L’ultima ondata di violenze si è registrata tra il 6 e il 17 gennaio 2008, quando una serie di esplosioni ha colpito: la chiesa caldea della Vergine Immacolata, quella caldea di San Paolo, quasi distrutta, l’entrata dell’orfanotrofio gestito dalle suore caldee ad al Nour, una chiesa nestoriana e il convento delle suore domenicane di Mosul Jadida.

Secondo una lista stilata da AsiaNews, per l’anno passato il bilancio delle vittime di azioni violente in Iraq è di 47 morti, di cui almeno 13 solo a Mosul.

giovedì 13 marzo 2008

E' stato ucciso mons. Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei

Oggi in Iraq è stato ritrovato il cadavere di monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo di Mossul dei Caldei, rapito il 29 febbraio. Lo ha riferito monsignor Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Babilonia dei Caldei. «Lo abbiamo ritrovato privo di vita nei dintorni di Mossul, i rapitori lo avevano sepolto» ha affermato il presule citato dall’agenzia Sir.

La notizia del ritrovamento del cadavere di monsignor Rahho "colpisce e addolora profondamente" il Papa, "che è stato subito informato". Lo riferisce il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi. Il Papa si augura che "questo tragico evento richiami ancora una volta e con più forza l’impegno di tutti e in particolare della comunità internazionale per la pacificazione di un Paese così travagliato". La "deplorazione del Papa per un atto di disumana violenza che offende la dignità dell’essere umano e nuoce gravemente alla causa della fraterna convivenza dell’amato popolo iracheno" è espressa, dopo il ritrovamento del cadavere dell’arcivescovo caldeo di Mosul, Faraj Rahho, in un telegramma di Benedetto XVI al patriarca caldeo Emmannuel Delly III. Assicurando le sue preghiere "per lo zelante pastore sequestrato proprio al termine della celebrazione della via crucis" papa Ratzinger prega inoltre "perché questo tragico evento serva a costruire nella martoriata terra dell’Iraq un futuro di pace".

E' un martire. Preghiamo per i nostri fratelli cristiani in Iraq, condannati da circostanze non volute da loro e per le quali i Papi Giovanni Paolo e Benedetto hanno invocato la pace.

Un'aforisma al giorno - 18

"Anche la sola esistenza, ridotta nei suoi limiti più semplici, è tanto straordinaria da essere stimolante. Tutto era magnifico, paragonato al nulla".

G. K. Chesterton, da Le Avventure di un Uomo Vivo

Chesterton in altre parole - 8

"Spuntò un movimento di rinascita cattolico ben diverso i cui principali rappresentanti furono Péguy e Bernanos in Francia e Chesterton in Inghilterra. Ciò che questi uomini odiavano nel mondo moderno non era la democrazia, ma la sua mancanza. Ciò a cui aspiravano era la libertà per il popolo e la ragione per le menti"

Hanna Arendt
(cit. in G.K. Chesterton, San Francesco d'Assisi, Torino, Lindau 2008 -
postfazione di Giulio Meotti)

martedì 11 marzo 2008

Dal bollettino del Movimento per la Vita - La pazzia impazza in Europa!

Gran Bretagna - GRANDI MANOVRE PER FERMARE LA NUOVA LEGGE SULLA FIVET
Il primo ministro britannico Gordon Brown è alle prese con una ribellione dei ministri cattolici che si oppongono alla Human Fertilisation and Embryology Bill approvata dai Lord ed ora tornata alla Camera dei Comuni. I tre ministri in questione - Des Browne, Paul Murphy e Ruth Kelly - minacciano di votare contro la norma, la quale autorizzerà tra l’altro la creazione di embrioni “ibridi” o “chimere” e consentirà inoltre alle coppie lesbiche di farsi registrare come genitori.
Il primate cattolico card. O’Connor, preoccupato che il governo laburista voglia impedire ai propri parlamentari di votare secondo coscienza, ha sollecitato tutti i fedeli perché scrivano al parlamentare del proprio collegio perché voti contro la nuova legge.

EUTANASIA. IL LUSSEMBURGO VERSO LA LEGALIZZAZIONE
Il Lussemburgo potrebbe essere il terzo Paese dell'Unione europea a depenalizzare l'eutanasia dopo Belgio e Olanda. I deputati lussemburghesi (con 30 voti favorevoli e 26 contrari) hanno approvato il disegno di legge che permetterà ai medici di aiutare i pazienti terminali a porre fine alla propria vita.
Il progetto stabilisce che, per poter chiedere l'eutanasia, il paziente debba essere maggiorenne o minorenne emancipato e soffrire di una malattia irreversibile, con una sofferenza fisica o psichica costante e senza prospettive di miglioramento.
La contemporanea approvazione di una buona legge sulle cure palliative ha costretto la Corte a bloccarle entrambe per la loro evidente contraddittorietà. Ora i deputati hanno tre mesi di tempo per cambiarle. Il Primo ministro, cattolico fervente, è pronto ad aprire una crisi istituzionale pur di non firmare la legge.
Zenit e RadioMaria hanno lanciato una campagna internazionale per impedire che il Lussemburgo vari la legge sull’eutanasia.

FIVET. NUOVA TECNICA VECCHIO IMBROGLIO
Dalla Gran Bretagna la scoperta di una nuova tecnica di fecondazione assistita che permette da un lato di incrementare le possibilità di successo della fecondazione in vitro e dall’altro di ridurre l’incidenza di parti plurigemellari.
Gli studiosi del Guy’s and St.Thomas Hospital di Londra hanno sperimentato una procedura nella quale gli embrioni vengono fatti crescere in laboratorio 2 giorni in più rispetto alle precedenti tecniche. Impiantando nell’utero solamente un embrione, il migliore (!), aumentano le chance di successo del trattamento.
Evitando l’inserimento di due o tre embrioni fecondati come prevedono le tecniche consuete, il rischio di parti gemellari o plurigemellari è stato sensibilmente ridotto (al 30% per due gemelli e al 17% per tre). In sostanza non si tratta di altro se non una selezione pre impianto degli embrioni. Di positivo c’è che Yakoub Khalaf, lo studioso a capo del team, sostiene che il successo riportato da questa nuova tecnica smentisce ’il mito secondo cui trasferendo un singolo embrione si abbassa il tasso di successo della gravidanza’.

ZEVIO. UN ASSESSORE ALLA VITA NASCENTE
Al comune veronese di Zevio, è stata conferita la delega di “assessore alla vita nascente” a Maria Luisa Tezza, assessore provinciale alla famiglia, all'istruzione, ai servizi sociali e alle pari opportunità e già sindaco per due mandati nella cittadina della bassa scaligera. E' una novità assoluta a livello mondiale il conferimento di questa specifica delega “alla vita nascente”, carica di un rinnovato senso ideale e al contempo concreto della politica. Nel decreto firmato ieri, 21.2.08, il sindaco Paolo Lorenzoni dichiara che è “fondamentale rilanciare con forza un dibattito nazionale e internazionale sull'aborto e sostenere la provocazione culturale intesa col nome di Moratoria Internazionale per l'abolizione della Pena di Aborto e il comune di Zevio intende dare rilevanza a una politica di sostegno della vita sin dal momento del concepimento”.

LITUANIA. 110 EURODEPUTATI CONTRO LEGGE ANTI-ABORTO
La proposta di legge accolta nel 2007 dal parlamento lituano prevede il drastico restringimento delle condizioni per l’aborto legale.
La legge è stata approvata in prima lettura prima della chiusura invernale del parlamento lituano, e dovrebbe essere discussa e votata definitivamente in primavera.
La Sinistra europea, capeggiata dalla svedese Eva Britt Svensson, vicepresidente della commissione Donna all’eurocamera, ha promosso un appello sottoscritto da 110 eurodeputati contro la proposta di legge lituana, 12 gli italiani che hanno sottoscritto.

PER UN FISCO GIUSTO - 11 marzo

APPUNTAMENTI

Volturara Irpina (AV), Sala Consiliare, 11 marzo ore 17,30
Ofs e Gifra propongono una conferenza su “La missione educativa della famiglia” a cui intervengono tra gli altri mons. Alfano, vescovo di S. Angelo dei Lombardi, Edmondo Marra, sindaco di Volturara. Raccolta firme sulla petizione del Forum

Altamura, Auditorium Parrocchia Trasfigurazione, 11 marzo, ore 19.30
Il Forum regionale della Puglia organizza un incontro su “Famiglia risorsa della società e culla della vita”. Partecipano Lodovica Carli e Vito Massari

Perugia, Sala San Francesco 11 marzo ore 20,30
Incontro con Alessandro Mazzullo

Verona, Palazzo della Gran Guardia, 14 marzo, ore 20,45
Incontro organizzato col Patrocinio del Comune e della Provincia di Verona da Famiglie per l’accoglienza, con Paola Soave, vicepresidente del Forum, i professori Antonini e Perale, Marco Mazzi, presidente Famiglie per l’accoglienza

Valenzano, Castello Baronale, 15 marzo ore 20
Incontro pubblico sul tema: "Per un fisco a misura di famiglia", organizzato dalle comunità parrocchiali del luogo. Relatore, Vito Massari, coordinatore del comitato provinciale di Bari del Forum

Todi, Sala del Consiglio comunale, 15 marzo, ore 17,00
incontro su "Ideologia di genere" a cui Intervengono Simone Pillon e suor Roberta Vinerba

Romans d'Isonzo, sede associazione La Miglioranza, 27 marzo
Incontro interdecanale promosso dall’associazione “La Miglioranza” sulla proposta del Forum

Udine, Parrocchia del Buon Pastore 27 marzo ore 20,30
Incontro foraniale per illustrare la petizione popolare proposta dal Forum

S. Donato M.se, aula magna scuola Maria Ausiliatrice, 1 aprile, ore 21
Il Forum regionale insieme ad Age ed Agesc un incontro con Ernesto Mainardi, presidente regionale della Lombardia del Forum su “Un fisco a misura di famiglia. Ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese”

Intervento del card. Angelo Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente - 10 Marzo 2008

Cliccando il nostro titolo trovate, nel sito dell'Agenzia di stampa Zenit, il testo dell'intervento del presidente della Conferenza Episcopale Italiana cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio Episcopale Permanente lunedi 10 Marzo.

Tocca molti temi, pastorali, liturgici, culturali e politici. E' interessante.

Verhagen e la truffa dell'eutanasia infantile



L'altra sera c'è stata una puntata piuttosto movimentata di Tetris su La7, con Giuliano Ferrara, Lidia Ravera, Vanessa Gravina (=?cui prodest?) e altri.
Ferrara e il conduttore, Luca Telese, si sono pure presi a parole, ma questo non ci interesse né poco né punto.
Vi proponiamo questo breve brano della trasmissione in cui si parla del dott. Verhangen, un medico olandese che pratica l'eutanasia infantile ed avrebbe elaborato un protocollo in tal senso (=?!? Esculapio ?!?) di cui ha parlato Il Foglio attraverso un'intervista qualche giorno fa (una roba del genere può nascere in un paese oramai privo di qualsivoglia identità come l'Olanda, che farebbe meglio a ripartire da tulipani e mulini a vento, da dighe e lavoro indefesso e dalla sana fede cattolica, per salvare se stessa da questa assurda cultura di morte e di nulla. Pensate che qualche anno fa ad alcuni esponenti politici olandesi venne in mente di abolire l'olandese come lingua nazionale per fare posto all'inglese... lo trovate normale?).
Questa è il progresso a cui ci vorrebbero portare tanti esponenti politici in giro per il mondo, crediamo trasversalmente ma fino ad un certo punto.
E' una truffa bruttissima e tristissima. La truffa sta nel chiamare l'eutanasia "pietà", la tristezza sta nel fatto che ora molti, anche le persone anziane, che dovrebbero essere sagge, cresciute in questo contesto tristissimo e truffaldino, dicono che è giusto così. Le nostre nonne stavano davanti al fuoco a dire il rosario, quelle di adesso sentono la Ravera e dicono che in fondo ha ragione.
Per fortuna qualcuno si ricorda di gridare che l'eutanasia è una truffa, e quella infantile addirittura una doppia truffa.
I chestertoniani d'Italia lavorano per denunciare truffe come queste.
Truffe nel linguaggio, nel ragionamento, nell'uso della ragione.
Truffe.
Truffe e basta.

lunedì 10 marzo 2008

Benedetto XVI ci richiama al rischio della secolarizzazione, senza mezze misure

Poi non vogliamo privarvi del discorso pronunciato da Benedetto XVI sabato 9 Marzo ricevendo in udienza i partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, svoltasi dal 6 all'8 marzo. Mazzola altrettanto la secolarizzazione, senza timori e senza mezze misure, col sorriso sulle labbra. Dice pure che la secolarizzazione è dentro la Chiesa e snatura il cristianesimo. Neretti nostri.

Signori Cardinali,
cari Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
gentili Signore, illustri Signori!

Sono lieto di accogliervi, in occasione dell'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, congratulandomi per il lavoro che svolgete e, in particolare, per il tema scelto per questa Sessione: "La Chiesa e la sfida della secolarizzazione". È questa una questione fondamentale per il futuro dell'umanità e della Chiesa. La secolarizzazione, che spesso si muta in secolarismo abbandonando l'accezione positiva di secolarità, mette a dura prova la vita cristiana dei fedeli e dei pastori, e voi l'avete, durante i vostri lavori, interpretata e trasformata anche in una sfida provvidenziale così da proporre risposte convincenti ai quesiti e alle speranze dell'uomo, nostro contemporaneo.

Ringrazio l'Arcivescovo Mons. Gianfranco Ravasi, da pochi mesi Presidente del Dicastero, per le cordiali parole con le quali si è fatto vostro interprete e ha illustrato la scansione dei vostri lavori. Sono grato anche a voi tutti per l'impegno profuso nel far sì che la Chiesa si ponga in dialogo con i movimenti culturali di questo nostro tempo, e sia così conosciuto sempre più capillarmente l'interesse che la Santa Sede nutre per il vasto e variegato mondo della cultura. Oggi più che mai, infatti, la reciproca apertura tra le culture è un terreno privilegiato per il dialogo tra uomini e donne impegnati nella ricerca di un autentico umanesimo, aldilà delle divergenze che li separano. La secolarizzazione, che si presenta nelle culture come impostazione del mondo e dell'umanità senza riferimento alla Trascendenza, invade ogni aspetto della vita quotidiana e sviluppa una mentalità in cui Dio è di fatto assente, in tutto o in parte, dall'esistenza e dalla coscienza umana. Questa secolarizzazione non è soltanto una minaccia esterna per i credenti, ma si manifesta già da tempo in seno alla Chiesa stessa. Snatura dall'interno e in profondità la fede cristiana e, di conseguenza, lo stile di vita e il comportamento quotidiano dei credenti. Essi vivono nel mondo e sono spesso segnati, se non condizionati, dalla cultura dell'immagine che impone modelli e impulsi contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c'è più bisogno di Dio, di pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumistica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.

La "morte di Dio" annunciata, nei decenni passati, da tanti intellettuali cede il posto ad uno sterile culto dell'individuo. In questo contesto culturale, c'è il rischio di cadere in un'atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, caratterizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago spiritualismo. Si rivela quanto mai urgente reagire a simile deriva mediante il richiamo dei valori alti dell'esistenza, che danno senso alla vita e possono appagare l'inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità: la dignità della persona umana e la sua libertà, l'uguaglianza tra tutti gli uomini, il senso della vita e della morte e di ciò che ci attende dopo la conclusione dell'esistenza terrena. In questa prospettiva il mio predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, consapevole dei cambiamenti radicali e rapidi delle società, con insistenza richiamò l'urgenza di incontrare l'uomo sul terreno della cultura per trasmettergli il Messaggio evangelico. Proprio per questo istituì il Pontificio Consiglio della Cultura, per dare un nuovo impulso all'azione della Chiesa nel fare incontrare il Vangelo con la pluralità delle culture nelle varie parti del mondo (cfr Lettera al Card. Casaroli, in: AAS LXXIV, 6, pp. 683-688). La sensibilità intellettuale e la carità pastorale del Papa Giovanni Paolo II lo spinsero a mettere in risalto il fatto che la rivoluzione industriale e le scoperte scientifiche hanno permesso di rispondere a domande che prima erano parzialmente soddisfatte solo dalla religione. La conseguenza è stata che l'uomo contemporaneo ha spesso l'impressione di non aver più bisogno di nessuno per comprendere, spiegare e dominare l'universo; si sente il centro di tutto, la misura di tutto.

Più recentemente la globalizzazione, per mezzo delle nuove tecnologie dell'informazione, ha avuto non di rado come esito anche la diffusione in tutte le culture di molte componenti materialistiche e individualistiche dell'Occidente. Sempre più la formula "Etsi Deus non daretur" diventa un modo di vivere che trae origine da una specie di "superbia" della ragione - realtà pur creata e amata da Dio - la quale si ritiene sufficiente a se stessa e si chiude alla contemplazione e alla ricerca di una Verità che la supera. La luce della ragione, esaltata, ma in realtà impoverita, dall'Illuminismo, si sostituisce radicalmente alla luce della fede, alla luce di Dio (cfr Benedetto XVI, Allocuzione per l'incontro con l'Università di Roma "La Sapienza", 17 gennaio 2008). Grandi, perciò, sono le sfide con le quali la missione delle Chiesa deve confrontarsi in questo ambito. Quanto mai importante si rivela perciò l'impegno del Pontificio Consiglio della Cultura per un dialogo fecondo tra scienza e fede. È un confronto tanto atteso dalla Chiesa, ma anche dalla comunità scientifica, e vi incoraggio a proseguirlo. In esso la fede suppone la ragione e la perfeziona, e la ragione, illuminata dalla fede, trova la forza per elevarsi alla conoscenza di Dio e delle realtà spirituali. In questo senso la secolarizzazione non favorisce lo scopo ultimo della scienza che è al servizio dell'uomo, "imago Dei". Questo dialogo continui nella distinzione delle caratteristiche specifiche della scienza e della fede. Infatti, ognuna ha propri metodi, ambiti, oggetti di ricerca, finalità e limiti, e deve rispettare e riconoscere all'altra la sua legittima possibilità di esercizio autonomo secondo i propri principi (cfr Gaudium et spes, 36); entrambe sono chiamate a servire l'uomo e l'umanità, favorendo lo sviluppo e la crescita integrale di ciascuno e di tutti.

Esorto soprattutto i Pastori del gregge di Dio a una missione instancabile e generosa per affrontare, sul terreno del dialogo e dell'incontro con le culture, dell'annuncio del Vangelo e della testimonianza, il preoccupante fenomeno della secolarizzazione, che indebolisce la persona e la ostacola nel suo innato anelito verso la Verità tutta intera. Possano, così, i discepoli di Cristo, grazie al servizio reso in particolare dal vostro Dicastero, continuare ad annunciare Cristo nel cuore delle culture, perché Egli è la luce che illumina la ragione, l'uomo e il mondo. Siamo posti anche noi di fronte al monito rivolto all'angelo della Chiesa di Efeso: "Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza ... Ho, però, da rimproverarti che hai abbandonato il tuo primo amore" (Ap 2,2.4). Facciamo nostro il grido dello Spirito e della Chiesa: "Vieni!" (Ap 22,17), e lasciamoci invadere il cuore dalla risposta del Signore: "Sì, verrò presto!" (Ap 22,20). Egli è la nostra speranza, la luce per il nostro cammino, la forza per annunciare la salvezza con coraggio apostolico giungendo fino al cuore di tutte le culture. Dio vi assista nello svolgimento della vostra ardua ma esaltante missione!

Affidando a Maria, Madre della Chiesa e Stella della Nuova Evangelizzazione, il futuro del Pontificio Consiglio della Cultura e quello di tutti i suoi membri, vi imparto di tutto cuore la Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]

Benedetto XVI e lo studio della storia

Ho pensato che il discorso che il Papa ha fatto al Pontificio Comitato di Scienze Storiche l'altro giorno meriti di essere letto per intero. Il Papa sorridendo mazzola tutti quanti e ci indica una buona strada senza timori. Per cui eccolo qui. Mi sono permesso qualche neretto qui e là.

L'Uomo Vivo
Reverendo Monsignore,

Illustri Signori, gentili Signore!

Sono lieto di rivolgerVi una speciale parola di saluto e di apprezzamento per il lavoro che svolgete in un campo di grande interesse per la vita della Chiesa. Mi congratulo col vostro Presidente e con ciascuno di voi per il cammino fatto in questi anni.

Come voi ben sapete, fu Leone XIII che, di fronte a una storiografia orientata dallo spirito del suo tempo e ostile alla Chiesa, pronunciò la nota frase: "Non abbiamo paura della pubblicità dei documenti" e rese accessibile alla ricerca l'archivio della Santa Sede. Al contempo, creò quella commissione di Cardinali per la promozione degli studi storici, che voi, professoresse e professori, potete considerare come antenata del Pontifico Comitato di Scienze Storiche, di cui siete membri. Leone XIII era convinto del fatto che lo studio e la descrizione della storia autentica della Chiesa non potessero che rivelarsi favorevoli ad essa.

Da allora il contesto culturale ha vissuto un profondo cambiamento. Non si tratta più solo di affrontare una storiografia ostile al cristianesimo e alla Chiesa. Oggi è la storiografia stessa ad attraversare una crisi più seria, dovendo lottare per la propria esistenza in una società plasmata dal positivismo e dal materialismo. Entrambe queste ideologie hanno condotto a uno sfrenato entusiasmo per il progresso che, animato da spettacolari scoperte e successi tecnici, malgrado le disastrose esperienze del secolo scorso, determina la concezione della vita di ampi settori della società. Il passato appare, così, solo come uno sfondo buio, sul quale il presente e il futuro risplendono con ammiccanti promesse. A ciò è legata ancora l'utopia di un paradiso sulla terra, a dispetto del fatto che tale utopia si sia dimostrata fallace.

Tipico di questa mentalità è il disinteresse per la storia, che si traduce nell’emarginazione delle scienze storiche. Dove sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e l’insegnamento della storia all'università e nelle scuole di ogni livello e grado vengono trascurati. Ciò produce una società che, dimentica del proprio passato e quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso l’esperienza, non è più in grado di progettare un’armonica convivenza e un comune impegno nella realizzazione di obiettivi futuri. Tale società si presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione ideologica.

Il pericolo cresce in misura sempre maggiore a causa dell’eccessiva enfasi data alla storia contemporanea, soprattutto quando le ricerche in questo settore sono condizionate da una metodologia ispirata al positivismo e alla sociologia. Vengono ignorati, altresì, importanti ambiti della realtà storica, perfino intere epoche. Ad esempio, in molti piani di studio l’insegnamento della storia inizia solamente a partire dagli eventi della Rivoluzione Francese. Prodotto inevitabile di tale sviluppo è una società ignara del proprio passato e quindi priva di memoria storica. Non è chi non veda la gravità di una simile conseguenza: come la perdita della memoria provoca nell’individuo la perdita dell’identità, in modo analogo questo fenomeno si verifica per la società nel suo complesso.

E’ evidente come tale oblío storico comporti un pericolo per l’integrità della natura umana in tutte le sue dimensioni. La Chiesa, chiamata da Dio Creatore ad adempiere al dovere di difendere l’uomo e la sua umanità, ha a cuore una cultura storica autentica, un effettivo progresso delle scienze storiche. La ricerca storica ad alto livello rientra infatti anche in senso più stretto nello specifico interesse della Chiesa. Pur quando non riguarda la storia propriamente ecclesiastica, l’analisi storica concorre comunque alla descrizione di quello spazio vitale in cui la Chiesa ha svolto e svolge la sua missione attraverso i secoli. Indubbiamente la vita e l’azione ecclesiali sono sempre state determinate, facilitate o rese più difficili dai diversi contesti storici. La Chiesa non è di questo mondo ma vive in esso e per esso.

Se ora prendiamo in considerazione la storia ecclesiastica dal punto di vista teologico, rileviamo un altro aspetto importante. Suo compito essenziale si rivela infatti la complessa missione di indagare e chiarire quel processo di ricezione e di trasmissione, di paralépsis e di paràdosis, attraverso il quale si è sostanziata, nel corso dei secoli, la ragione d’essere della Chiesa. E’ indubbio infatti che la Chiesa possa trarre ispirazione nelle sue scelte attingendo al suo plurisecolare tesoro di esperienze e di memorie.

Desidero dunque, illustri Membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, incoraggiarVi di tutto cuore a impegnarVi come avete finora fatto al servizio della Santa Sede per il raggiungimento di questi obiettivi, mantenendo il Vostro diuturno e meritorio impegno nella ricerca e nell’insegnamento. Mi auguro che, in sinergia con l’attività di altri, seri e autorevoli colleghi, possiate riuscire a perseguire con efficacia i pur ardui obiettivi che Vi siete proposti e a operare per una sempre più autentica scienza storica.

Con questi sentimenti ed assicurando un ricordo per Voi e per il Vostro delicato impegno nella mia preghiera, a tutti imparto una speciale Benedizione Apostolica.

[© Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana]


sabato 8 marzo 2008

Papa Benedetto sulla storia

Ricevendo in udienza i membri del Pontificio Comitato di Scienze storiche, Benedetto XVI ha dichiarato:

“Tipico di questa mentalità (contemporanea, ndr) è il disinteresse per la storia, che si traduce nell’emarginazione delle scienze storiche. Dove sono attive queste forze ideologiche, la ricerca storica e l’insegnamento della storia all’università e nelle scuole di ogni livello e grado vengono trascurati. Ciò produce una società che, dimentica del proprio passato e quindi sprovvista di criteri acquisiti attraverso l’esperienza, non è più in grado di progettare un’armonica convivenza e un comune impegno nella realizzazione di obiettivi futuri. Tale società si presenta particolarmente vulnerabile alla manipolazione ideologica. Il pericolo cresce in misura sempre maggiore a causa dell’eccessiva enfasi data alla storia contemporanea, soprattutto quando le ricerche in questo settore sono condizionate da una metodologia ispirata al positivismo e alla sociologia. Vengono ignorati, altresì, importanti ambiti della realtà storica, perfino intere epoche. Ad esempio, in molti piani di studio l’insegnamento della storia inizia solamente a partire dagli eventi della Rivoluzione Francese. Prodotto inevitabile di tale sviluppo è una società ignara del proprio passato e quindi priva di memoria storica. Non è chi non veda la gravità di una simile conseguenza: come la perdita della memoria provoca nell’individuo la perdita dell’identità, in modo analogo questo fenomeno si verifica per la società nel suo complesso”.

venerdì 7 marzo 2008

Chesterton in altre parole - 7

La letteratura è una delle forme della felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton.

Jorge Luis Borges

Un aforisma al giorno - 20

I bambini sono grati alla Befana che mette nelle loro calze doni di giocattoli e dolci. Posso io non essere grato a Dio che mi ha messo nelle calze il dono di due meravigliose gambe?

Un aforisma al giorno - 19

La psicanalisi è una confessione senza assoluzione.

giovedì 6 marzo 2008

Eugenetica e altri malanni edito da Cantagalli


Ecco un altro bel frutto di questa primavera chestertoniana: Eugenetica e altri malanni, edito da qualche giorno per i tipi di Cantagalli di Siena (la casa editrice che ha l'onore di pubblicare anche scritti dell'odierno Sommo Pontefice). Come dicemmo tempo fa, questo volume ha il pregio, oltre che di essere stato scritto da Chesterton, di essere attualissimo. Chesterton, oltre cento anni fa, aveva compreso e sottolineato i pericoli e le tragedie nascenti dal nuovo rapporto tra l'uomo ed il mondo che lo circonda, frutto "maturo" anzi fradicio degli sviluppi del pensiero moderno.

Che Chesterton avesse in un certo qual senso una specie di dono profetico, è dimostrato, oltre che da questo scritto, anche da L'Osteria Volante, in cui intravede in una sorta di incubo l'Inghilterra governata da una sorta di esecutivo filoislamico che vieta nella sua patria il consumo di alcoolici...

Non troverete certo i problemi della legge 40 descritti in questo volume, ma troverete comunque come l'uomo quando impazzisce riesce a pensare leggi eugenetiche anche nella civilissima europa. I più non lo sanno. Quindi il libro va letto.

Eugenetica (il cui titolo originale è Eugenics and other evils, e non Eugenetics, come qualcuno scrive...) ha un ulteriore pregio: reca la prefazione di uno dei nostri soci, Luca Volonté.

Cliccando il nostro titolo si va alla pagina del sito di Cantagalli con la scheda del libro.

Collana Classici Cristiani nuova serie
Argomento Saggistica
Pagine 344
Prezzo euro 19,80 già scontato del 10% (acquistandolo dal sito)

I prematuri vanno sempre rianimati

Il Consiglio Superiore della Sanità smentisce la “Carta di Firenze”

di Antonio Gaspari (da Zenit, che ringraziamo).

ROMA, mercoledì, 5 marzo 2008 (ZENIT.org).- Il Consiglio Superiore della Sanità, organo del Ministero della Sanità italiano, ha prodotto un documento sulla rianimazione dei neonati estremamente prematuri.

Il documento è la conclusione di un lungo percorso che aveva portato ad aperture nel senso di una rianimazione selettiva dei prematuri in base all’età gestazionale vista in modo deterministico.

Secondo alcuni medici, si tratta di una vittoria della vita, mentre sono rimasti delusi coloro che proponevano un approccio utilitarista.

Per comprendere la rilevanza e la novità delle raccomandazioni approvate il 4 marzo dal Consiglio Superiore della Sanità, ZENIT ne ha parlato con il neonatologo dr Carlo Bellieni, uno dei personaggi che più si sono spesi in questi anni per il riconoscimento totale del diritto alle cure dei piccolissimi.

Perché parla di una decisione epocale riferendosi al documento del Consiglio Superiore della Sanità?

Bellieni: Perché ha slegato la rianimazione dei piccolissimi dalla “qualità della vita”, o dal parere vincolante dei genitori; ha anche staccato la subordinazione delle cure dall’età dal concepimento intesa in modo deterministico. C’era chi invece premeva per questi principi su molti media italiani, anche visto l’importanza che all’estero si dà a questi criteri, che sembravano essere parte di un cammino inarrestabile verso una medicina basata sulla cosiddetta qualità della vita. Invece il processo si è arrestato. E’ un passo definitivo per l’Italia perché coincide con i dettati dell’altro organismo laico che ha legiferato sul tema, il Comitato Nazionale di bioetica.

In che modo questa decisione si inserisce nel dibattito bioetico internazionale?

Bellieni: Rimette in discussione le basi che stabiliscono in molti Paesi di rianimare in modo selettivo, per paura di handicap o sulla base del volere dei genitori. Ma già si vedevano dei segnali chiari in questo senso: Avroy Fanaroff spiega sulla rivista Acta Paediatrica che i progressi in questi anni devono far rivedere certi parametri sulla rianimazione dei piccolissimi e stigmatizza la rianimazione fatta in base all’età gestazionale vista in modo deterministico; vari studi recenti pubblicati su riviste internazionali mettono in dubbio che sia lecito accordare uno status morale diverso a neonato e bambino più grande, come spesso avviene per giustificare un diverso trattamento per i piccolissimi. E’ significativo in questo senso un recente studio che ha mostrato un preconcetto di molti medici rispetto all’estrema prematurità.

Quali sono state le reazioni dei medici italiani in merito a questa vicenda?

Bellieni: Abbiamo visto medici inclini ad una rianimazione su basi legate all’età gestazionale o ai criteri suddetti, e altri che invece premevano per dare a tutti una chance – dal periodo di sviluppo in cui questo è realistico –, salvo sospendere le cure se queste poi si mostravano inutili. E il dibattito è andato avanti per lungo tempo. Noi che vogliamo che a tutti venga data una chance dall’epoca di sviluppo che può in teoria permettere la sopravvivenza, abbiamo coinvolto associazioni laiche e religiose, creato convegni, scritto petizioni… con scarsa visibilità sui media, ma con tanto consenso tra la gente. E ora siamo stanchi ma soddisfatti. Ovviamente questo significa ora pretendere dallo Stato un impegno per le famiglie con disabili. Il grande ostacolo ad un trattamento personalizzato e non aprioristico è proprio la paura che molti medici hanno che le famiglie vengano lasciate sole, in indigenza e sofferenza. Questo non deve mai più essere tollerato. In prossimità delle elezioni politiche è un forte richiamo per chi vincerà.

Quali sono le sue considerazioni circa una decisione che era stata fortemente avversata e che invece è stata approvata?

Bellieni: Che quello che si legge sui mass media non riflette talvolta il sentire degli italiani: lo abbiamo già visto con l’esito del referendum sulla legge per la procreazione assistita del 2006 in cui nonostante lo spiegamento di quasi tutti i media e di tantissimi VIP, la gente ha capito che il rispetto della dignità della procreazione andava tutelato. E così è andata anche ora. Anche in Italia le cose stanno cambiando, e speriamo sia un buon segno per altri Paesi.

mercoledì 5 marzo 2008

Il giorno è venuto: torna l'Uomovivo!!!


Questa notizia che vi anticipiamo è veramente bellissima.

Morganti Editori continua con la sua meritoria e avventurosa battaglia della ripubblicazione di Chesterton.

A Maggio 2008, cioè tra due mesi, uscirà in una nuovissima ed accurata traduzione Uomovivo, il terzo titolo della collana Chestertoniana, uno dei romanzi più complessi e belli del grande scrittore.

Innocenzo Smith ne è il debordante e straordinario protagonista, che irrompe sulla scena del romanzo sospinto da un turbinoso vento. La sua natura, umanissima ma bizzarra e straordinaria, il suo grande cuore e l'amore per la vita lo trasformano in una forza capace di scuotere gli annoiati e tristi cinque ospiti che soggiornano a Londra presso Casa Beacon, la pensione della signor Duke. Innocenzo Smith compie dinanzi agli occhi dei villeggianti azioni inaspettate, paradossali, incomprensibili e quindi pericolose; per questo subisce un bizzarro "processo casalingo": sul suo capo pesano orribili accuse di omicidio, tentato omicidio, bigamia e furto.
Lui accetta la parte dell'imputato e si lascia in silenzio processare. Alla fine, svelerà il senso delle sue apparenti stranezze smontando tutte le accuse, e spiegherà il senso stesso del suo nome e della sua esistenza.

La notizia è bellissima perché una delle mancanze più sentite in questi ultimi anni è stata proprio quella dell'Uomovivo!

L'ultima editrice a pubblicare quest'opera (il cui titolo originale è Manalive, ma che è stata tradotta per la prima volta dal grande Emilio Cecchi in maniera più romantica come Le Avventure di un Uomo Vivo) è stata la Piemme, quindi c'è stato un vuoto di quasi dieci anni in cui il volume è stato praticamente irreperibile, salvo impegnarsi in estenuanti ricerche tra siti internet e bancarelle di libri vecchi od introvabili. In precedenza si ricordano le edizioni per gli Oscar Mondadori e la primissima per Tumminelli-Treves-Treccani (queste ultime due erano comunque e sempre costituite dalla primissima traduzione di Emilio Cecchi, degli anni Dieci del Novecento).

Va dato atto che, come un germoglio di ormai incipiente primavera, un paio d'anni fa il nostro socio ed amico Fabio Trevisan diede alle stampe una riduzione teatrale dell'Uomovivo dal titolo: "Uomo Vivo con due gambe" per i tipi di Fede&Cultura. Fu una boccata d'aria fresca. Noi chestertoniani abbiamo rappresentato alcune delle sue scene negli ultimi due Chesterton Day. Bellissime.

Il romanzo fu fatto conoscere per l'appunto da Cecchi in Italia, grande conoscitore ed ammiratore di Chesterton (lo intervistò almeno tre volte, lo incontrò almeno altrettante volte, due delle quali nella sua casa di Beaconsfield. In uno dei prossimi post cercheremo di dare contezza anche di quest'uomo che ha il merito indiscusso di aver acceso per primo la luce su Gilbert in Italia).

Leggere l'Uomovivo per un vero chestertoniano è una sorta di test (dovrebbe scattare una sorta di innamoramento...), averlo è come possedere il breviario di questa sorta di confraternita dedita al buonumore, al senso comune, alle cose sane e belle, alla cara bella e vera fede cattolica.

Chi era Innocenzo Smith?

Un uomo che non accettava di essere morto mentre era ancora vivo...

Un immenso grazie a Morganti Editori che ci regala questa perla di valore incommensurabile!

E poi guardate che bello Innocenzo Smith in copertina! Non l'avevate sempre immaginato così?