martedì 31 agosto 2010

Un brano di Eretici

http://www.sussidiarieta.net/files/Chesterton%20Eretici-CapVI.pdf

In questo collegamento trovate un ampio brano di Eretici, uscito per i tipi della Lindau proprio in queste settimane.

Intervista a Carlo Pastori, coautore di Angli o Angeli

http://www.avvenire.it/Spettacoli/intevista_pastori_201008281010241470000.htm

In questo collegamento trovate l'intervista a Carlo Pastori su Avvenire.

Carlo è autore con Paolo Gulisano e Walter Muto del bello spettacolo dato al Meeting di Rimini 2010 su Newman e Chesterton dal titolo Angli o Angeli.

Circa 500 persone lo hanno potuto vedere ma almeno il doppio erano fuori vocianti per l'esiguità della sala.

Viva Carlo!

lunedì 30 agosto 2010

Un aforisma al giorno

"L'alternativa al posto di lavoro non è la disoccupazione ma l'indipendenza".

Gilbert Keith Chesterton, G.K.'s Weekly, 2 febbraio 1929.

Un aforisma al giorno

"Roma è troppo piccola per la sua grandezza o troppo grande per la sua piccolezza".

Gilbert Keith Chesterton, La Resurrezione di Roma

domenica 29 agosto 2010

La Sfera e la Croce su Il Giornale

http://www.ilgiornale.it/cultura/il_pazzo_che_brucio_casa_eliminare_crocefisso/29-08-2010/articolo-id=469810-page=0-comments=1

In questo collegamento un lacerto notevole de La Sfera e la Croce, capolavoro di Chesterton latitante dalle librerie da almeno venticinque anni, su Il Giornale di oggi (e questo va benissimo!).

È l'ultimo sforzo di Morganti Editori, che preannuncia di voler continuare con Chesterton con misteriosi inediti...

Gliene siamo tutti grati perché è una nuovissima edizione dalla traduzione di certo all'altezza delle precedenti del bravo Paolo Morganti.

Bellissima come sempre la copertina, che rievoca una delle scene magistrali del libro. Ecco cos'è l'immaginazione!

Un libro che ci fa sapere molto del pensiero di Chesterton, quindi vale la pena di comprarlo (i soci SCI hanno diritto allo sconto acquistando presso l'editore).

Ecco, volete sapere come la pensava veramente Chesterton? Leggete Chesterton (e noi!).

Marcello Veneziani e Chesterton su Il Giornale

http://www.ilgiornale.it/cultura/elogio_chesterton_il_catto-comicista/29-08-2010/articolo-id=469809-page=0-comments=1

Attraverso il collegamento qui in alto verrete portati ad un articolo su Il Giornale di oggi a firma di Marcello Veneziani dal titolo "Chesterton il catto-comicista".

Discutibile in alcuni passaggi, condivisibile in altri.

Ha fatto meglio di Piero Citati che citava un se stesso di anni e anni prima (credeva non ce ne saremmo accorti, forse, che stava vendendo cose dette da lui assolutamente insostenibili) in un numero di Repubblica di mesi fa.

Accenna alle nuove edizioni Morganti e Lindau (e questo va bene) di cui dimostra di aver letto almeno la bibliografia redatta dal nostro presidente (cita Calvino e Papa Benedetto XVI, c'è questa traccia evidente. Chissà, forse ha visitato pure questo semplice ma vivace e veritiero blog).

Tira in qualche passaggio per la giacchetta a piacere il nostro Gilbert (mette dentro pure Berlusconi, i cosiddetti cattolicucci -ma chi saranno?-), sport nel quale molti sono esperti (si veda il già citato Citati, a titolo di mero esempio) ma Gilbert è Gilbert e la sua giacca è talmente grande che a tirarla uno ci può finire dentro e scoprire che Chesterton è molto più interessante delle ideologie e delle proprie idee su Chesterton.

Poteva fare peggio. Ma anche meglio. Ma perché quando ci si mette davanti ad una cosa non si prova ad usare il principio di realtà? 

sabato 28 agosto 2010

Ancora grasse citazioni da L'Uomo Comune

Grazie, Fabio.


Da L'UOMO COMUNE 

di Gilbert Keith Chesterton

 

DAL CAPITOLO 

"DUE RIGIDI PEZZI DI FERRO"

"Vorrei dire per via di metafora che i sessi sono due ostinati pezzi di ferro, che se mai si potranno fondere, si fonderanno allo stato incandescente. Ogni donna finirà per scoprire che suo marito è un animale egoista, se paragonato all'ideale femminile. Ma è bene che ella compia la scoperta della bestia mentre entrambi si trovano ancora a vivere la storia de "La Bella e il Mostro". Ogni uomo deve scoprire che sua moglie è irritabile, vale a dire tanto sensibile da fare impazzire: perché di fronte all'ideale maschile ogni donna è folle… Tutto il valore dei normali rapporti fra uomo e donna sta nel fatto che essi incominciano veramente a criticarsi quando incominciano ad ammirarsi davvero. Ed è bello che sia così. Io sostengo, e non rifiuto alcuna parte di responsabilità in tale affermazione, che è meglio che i due sessi non si comprendano, fino al momento in cui si uniranno in matrimonio. E' bene che non abbiano la conoscenza prima di avere il rispetto e la carità... Coloro che da Dio vennero separati, nessun uomo osi unire".

 

DAL CAPITOLO 

"DIO E LE DERRATE"

"Coloro che nei tempi moderni hanno tentato di distruggere la religione popolare, o la fede tradizionale, hanno sempre avvertito la necessità di offrire in sostituzione qualcosa di solido… I primi filosofi del secolo diciottesimo sostenevano in genere che la Libertà non fosse soltanto cosa buona, ma addirittura la sola ed unica origine di tutte le cose ottime. L'uomo che viveva secondo Natura, l'Uomo Naturale, o il Nobile Selvaggio, sarebbero stati immediatamente felici, purché non fossero mai andati in chiesa, ed avessero tralasciato di salutare per via il curato. Quei filosofi scopersero presto ciò che il curato avrebbe potuto dir loro fin da principio, vale a dire che essere un animale felice è ancora più difficile che essere un uomo felice. Invero, l'uomo non può essere una bestia per la stessa ragione che non può essere un angelo: perché è uomo".

 

 

DAL CAPITOLO

 "LA SOLUZIONE DELL'INDOVINELLO"

 

"Quando l'uomo è veramente vivo, il suo stato è indescrivibile; dovrà dire la verità o morire. Né a voi né a me è toccato in sorte di vivere in un'epoca eroica. Si parla del fragore e della inquietudine della nostra epoca, ma io credo che quest'epoca sia in realtà molto sonnolenta; tutte le ruote del traffico non fanno che conciliare il sonno. Lo stridere dei pistoni ed il risonare dei magli non formano che un'enorme, carezzevole ninna-nanna. Ma credo che anche nella nostra vita tranquilla si possa avvertire il fatto grandioso che sta al centro di ogni religione. Per quanto i cieli siano tranquilli, e freschi i prati, non possiamo dimenticare che se solo ci riuscisse di comprendere quale ne è il loro significato, esso sarebbe grandioso e straziante".

 

 

DAL CAPITOLO

 " RACCONTI DI TOLSTOI"

 

"Alcuni credono che ritornare alla natura voglia dire non bere vino; altri credono che voglia dire berne molto più di quanto sia conveniente alla salute… Orbene, questo eroico desiderio di ritornare alla natura è naturalmente, sotto certi aspetti, molto simile all'eroico desiderio che ha il gattino di andare incontro alla propria coda. La coda è un oggetto semplice e bellissimo, armonioso nella curva, e dolce nella materia; ma una delle sue carettiristiche, forse minori, ma certo reali, è quella di penzolare dietro all'animale… Dirò ora che la natura è come una coda, nel senso che se essa deve adempiere il suo effettivo dovere, è essenziale che rimanga sempre dietro. Immaginarsi di poter vedere la natura, e specialmente la nostra natura, faccia a faccia è follia; vuol dire perfino bestemmiare… La grandezza della natura sta in questo, che essa è onnipotente ed invisibile, che forse più ci governa quando meno crediamo stia badando a noi… Si ha la sensazione che l'uomo non possa diventare semplice soltanto dichiarando guerra a ciò che è complesso; si sente infatti nei momenti più ragionevoli che l'uomo non può assolutamente diventare semplice. Una semplicità voluta può essere intrinsecamente più elaborata dello stesso lusso".

venerdì 27 agosto 2010

Dal prof. Carlo Bellieni


Benvenuta al mondo, Marisol, figlia dell'amore per la vita

Carlo Bellieni

È fuori pericolo di vita Marisol, la bambina nata da parto cesareo eseguito sul luogo dell'incidente automobilistico che ha ucciso la sua mamma. La bambina non è semplicemente "nata in ambulanza", come si legge su qualche giornale, ma la dottoressa del 118 ha eseguito un difficile ed eroico intervento chirurgico d'emergenza, per estrarla quando ormai la mamma stava per morire. La differenza non è da poco, perché non si tratta di un prodigio della tecnica, ma di un prodigio dell'eroismo umano. Perché dal punto di vista giuridico nessuno avrebbe eccepito nulla se la dottoressa arrivata sul posto, dopo aver fatto tutto per salvare la donna, come ha fatto, non fosse intervenuta per far nascere la bambina. Nessuno l'avrebbe accusata, perché non era un chirurgo specialista, e per fare un cesareo bisogna essere veterani del bisturi; e nessuno l'avrebbe incolpata per la morte del feto, perché per lo Stato, fino alla nascita, "non si esiste" giuridicamente.

Quindi, in una sanità governata dalla medicina difensivistica, nella quale ognuno è portato ad attenersi esclusivamente al suo "mansionario", pena accuse di vario genere se per la propria iniziativa qualcosa va storto, questa dottoressa è stata una meravigliosa eccezione. Perché rischiando in proprio ha deciso di operare.

Non è normale dunque fare un cesareo in un'ambulanza; ma questa storia ci racconta qualcosa di più, perché l'intervento andava a salvare un bambino che per tutto il mondo (tranne che per suo padre e sua madre) non esisteva. Ma lei ha avuto l'intelligenza clinica di vedere quello che non si vede, cioè il diritto alla vita della piccola Marisol, ancora non nata, ancora "feto", e portarla alla luce.

Questo è certo un'eccezione: i casi eroici lo sono per definizione; ma in una sanità in cui gli ospedali sono diventati "aziende", in cui il paziente diventa "utenza", e il medico diventa un "operatore sanitario" (una mansione come un'altra evidentemente, dato che esiste anche l'operatore dell'occulto, l'operatore ecologico e via dicendo), ci piace mettere in luce chi prende un'iniziativa per la vita, dato che troppo spesso sentiamo parlare di iniziative su come invece far morire il paziente prima o dopo che sia nato. Pensate invece cosa significa operare, sentendosi addosso una responsabilità positiva, ma anche schiacciante: quanti sarebbero stati pronti ad accusarla se qualcosa non fosse andata nel senso da lei sperato? Eppure si è messa all'opera, come chi si getta nel mare ondoso a salvare una persona che annega e tutti hanno dato per spacciata. E ha salvato Marisol.

Nel panorama mediatico che dedica pagine intere ad ogni supposto errore medico, ignorando invece i rischi, lo stress e le difficili scelte, sarebbe bene che si riprendesse a considerare il medico – come d'altronde chi esercita qualunque professione – come una persona che vive una missione, nonostante possa anche umanamente sbagliare. Purtroppo oggi si sottolinea solo l'errore, forse perché delusi dalla scoperta della fallibilità del medico, sacralizzato a "sacerdote laico" in una società che ha perso l'abc del sacro vero, e si censura l'abnegazione che è più diffusa, ma non fa notizia. Sarebbe allora bene che l'impegno della giovane dottoressa Francesca Gatti e della sua Unità Operativa di 118 di Como venissero riconosciuti e premiati pubblicamente. Glielo dobbiamo tutti.

mercoledì 25 agosto 2010

Non avere paura della Verità, dice il Papa...

Cari fratelli e sorelle, vorrei dire a tutti, anche a chi è in un momento di difficoltà nel suo cammino di fede, a chi partecipa poco alla vita della Chiesa o a chi vive "come se Dio non esistesse", di non avere paura della Verità, di non interrompere mai il cammino verso di essa, di non cessare mai di ricercare la verità profonda su se stessi e sulle cose con l'occhio interiore del cuore. Dio non mancherà di donare Luce per far vedere e Calore per far sentire al cuore che ci ama e che desidera essere amato.

Papa Benedetto XVI, dall' udienza generale del 25 agosto 2010

L'udienza del Papa di oggi 25 Agosto 2010: il relativismo (grande Papa!).


Go Back L'UDIENZA GENERALE , 25.08.2010


L'UDIENZA GENERALE

  • CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

  • SALUTI DEL SANTO PADRE NELLE DIVERSE LINGUE

  • APPELLO DEL SANTO PADRE

    Alle ore 10.30 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per incontrare i fedeli ed i pellegrini convenuti per l'Udienza Generale del mercoledì.
    Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sulla figura di Sant'Agostino. Quindi ha salutato in diverse lingue i gruppi di fedeli presenti. Infine, ha rivolto un appello per la fine delle violenze a Mogadiscio (Somalia).
    L'Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

  • CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA 

    Cari fratelli e sorelle,

    nella vita di ciascuno di noi ci sono persone molto care, che sentiamo particolarmente vicine, alcune sono già nelle braccia di Dio, altre condividono ancora con noi il cammino della vita: sono i nostri genitori, i parenti, gli educatori; sono persone a cui abbiamo fatto del bene o da cui abbiamo ricevuto del bene; sono persone su cui sappiamo di poter contare. E' importante, però, avere anche dei "compagni di viaggio" nel cammino della nostra vita cristiana: penso al Direttore spirituale, al Confessore, a persone con cui si può condividere la propria esperienza di fede, ma penso anche alla Vergine Maria e ai Santi. Ognuno dovrebbe avere qualche Santo che gli sia familiare, per sentirlo vicino con la preghiera e l'intercessione, ma anche per imitarlo. Vorrei invitarvi, quindi, a conoscere maggiormente i Santi, a iniziare da quello di cui portate il nome, leggendone la vita, gli scritti. Siate certi che diventeranno buone guide per amare ancora di più il Signore e validi aiuti per la vostra crescita umana e cristiana.

    Come sapete, anch'io sono legato in modo speciale ad alcune figure di Santi: tra queste, oltre a san Giuseppe e san Benedetto dei quali porto il nome, e ad altri, c'è sant'Agostino, che ho avuto il grande dono di conoscere, per così dire, da vicino attraverso lo studio e la preghiera e che è diventato un buon "compagno di viaggio" nella mia vita e nel mio ministero. Vorrei sottolineare ancora una volta un aspetto importante della sua esperienza umana e cristiana, attuale anche nella nostra epoca in cui sembra che il relativismo sia paradossalmente la "verità" che deve guidare il pensiero, le scelte, i comportamenti.

    Sant'Agostino è un uomo che non è mai vissuto con superficialità; la sete, la ricerca inquieta e costante della Verità è una delle caratteristiche di fondo della sua esistenza; non, però, delle "pseudo-verità" incapaci di dare pace duratura al cuore, ma di quella Verità che dà senso all'esistenza ed è "la dimora" in cui il cuore trova serenità e gioia. Il suo, lo sappiamo, non è stato un cammino facile: ha pensato di incontrare la Verità nel prestigio, nella carriera, nel possesso delle cose, nelle voci che gli promettevano felicità immediata; ha commesso errori, ha attraversato tristezze, ha affrontato insuccessi, ma non si è mai fermato, non si è mai accontentato di ciò che gli dava solamente un barlume di luce; ha saputo guardare nell'intimo di se stesso e si è accorto, come scrive nelle Confessioni, che quella Verità, quel Dio che cercava con le sue forze era più intimo a sé di se stesso, gli era stato sempre accanto, non lo aveva mai abbandonato, era in attesa di poter entrare in modo definitivo nella sua vita (cfr III, 6, 11; X, 27, 38). Come dicevo a commento del recente film sulla sua vita, sant'Agostino ha capito, nella sua inquieta ricerca, che non è lui ad aver trovato la Verità, ma la Verità stessa, che è Dio, lo ha rincorso e lo ha trovato (cfr L'Osservatore Romano, giovedì 4 settembre 2009, p. 8). Romano Guardini commentando un brano del capitolo terzo delle Confessioni afferma: sant'Agostino comprese che Dio è "gloria che ci getta in ginocchio, bevanda che estingue la sete, tesoro che rende felici, […egli ebbe] la pacificante certezza di chi finalmente ha capito, ma anche la beatitudine dell'amore che sa: Questo è tutto e mi basta" (Pensatori religiosi, Brescia 2001, p. 177).

    Sempre nelle Confessioni, al Libro nono, il nostro Santo riporta un colloquio con la madre, santa Monica – la cui memoria si celebra il prossimo venerdì, dopodomani. È una scena molto bella: lui e la madre stanno a Ostia, in un albergo, e dalla finestra vedono il cielo e il mare, e trascendono cielo e mare, e per un momento toccano il cuore di Dio nel silenzio delle creature. E qui appare un'idea fondamentale nel cammino verso la Verità: le creature debbono tacere se deve subentrare il silenzio in cui Dio può parlare. Questo è vero sempre anche nel nostro tempo: a volte si ha una sorta di timore del silenzio, del raccoglimento, del pensare alle proprie azioni, al senso profondo della propria vita, spesso si preferisce vivere solo l'attimo fuggente, illudendosi che porti felicità duratura; si preferisce vivere, perché sembra più facile, con superficialità, senza pensare; si ha paura di cercare la Verità o forse si ha paura che la Verità ci trovi, ci afferri e cambi la vita, come è avvenuto per sant'Agostino.

    Cari fratelli e sorelle, vorrei dire a tutti, anche a chi è in un momento di difficoltà nel suo cammino di fede, a chi partecipa poco alla vita della Chiesa o a chi vive "come se Dio non esistesse", di non avere paura della Verità, di non interrompere mai il cammino verso di essa, di non cessare mai di ricercare la verità profonda su se stessi e sulle cose con l'occhio interiore del cuore. Dio non mancherà di donare Luce per far vedere e Calore per far sentire al cuore che ci ama e che desidera essere amato.

    L'intercessione della Vergine Maria, di sant'Agostino e di santa Monica ci accompagni in questo cammino.

    [01030-01.01] [Testo originale: Italiano]

  • SALUTI DEL SANTO PADRE NELLE DIVERSE LINGUE

    Je suis heureux de vous recevoir ce matin, chers pèlerins de langue française ! Je salue particulièrement le groupe œcuménique d'Athènes et les religieuses de l'Immaculée Conception de Castres. Que les saints qui vous sont les plus familiers, comme ceux dont vous portez le nom, soient pour vous des guides pour aimer toujours plus le Seigneur et des aides dans votre croissance humaine et spirituelle !

    I greet all the English-speaking pilgrims, especially the young altar servers from Malta and their families, and the pilgrimage group from Japan. This Saturday the Church celebrates the feast of Saint Augustine, who found in Christ the fullness of that truth which brings authentic freedom and joy. May Saint Augustine and his mother, Saint Monica, accompany us by their prayers and draw us ever closer to the Lord.

    Mit Freude grüße ich alle Gäste deutscher Sprache, vor allem die Teilnehmer am Ferienlager in Ostia. Ostia erinnert uns an Augustinus und seine Mutter Monika, die dort gestorben ist, und erinnert uns so daran, daß für unser Leben, für uns als Christen die Heiligen nicht Tote sind, sondern Wegbegleiter, die mit uns gehen. Mir selbst ist durch meine Studien und so weiter der heilige Augustinus ein solcher ganz persönlicher Freund und Weggefährte geworden. Am kommenden Samstag feiern wir seinen Gedenktag. Sein Leben war erfüllt von der Suche nach Wahrheit. Diese war nicht leicht zugänglich. Er hat viele Umwege machen müssen, aber er ließ sich davon nicht abbringen zu suchen: Was ist nun wirklich wahr? Gibt es Gott? Wer ist er? Wo ist er? Und diese Suche hat ihm schließlich Sinn und Halt gegeben und ihn zum lebendigen Gott geführt. Augustinus helfe uns allen auf unserem Weg durch die Wirrnisse dieser Zeit, Gott zu finden, mit ihm und auf ihn hin zu leben. Der Herr segne euch alle.

    Saludo a los grupos de lengua española, en particular a los fieles de la Parroquia de Santa María la Mayor, de Andújar, así como a los demás peregrinos venidos de España, México y otros países latinoamericanos. Os invito a que os familiaricéis con la vida y los escritos de los Santos, pues os ayudarán a amar cada vez más al Señor y a crecer como personas y como cristianos.

    Queridos peregrinos vindos do Brasil e de Portugal, a minha saudação amiga para todos vós, em especial para os grupos paroquiais de Unhos, Catujal e Viseu. Recordamos nestes dias Santo Agostinho e sua mãe, Santa Mónica, testemunhas de como Jesus Cristo Se deixa encontrar por quantos O procuram. E, com Ele, a vossa vida não poderá deixar de ser feliz.

     Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Jutro w Polsce przypada uroczystość Matki Bożej Częstochowskiej. Jej opiece zawierzam was, wasze rodziny, Kościół i cały naród. Wszystkim, którzy gromadzą się w tych dniach na Jasnej Górze z serca błogosławię. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

    [Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Domani in Polonia si celebra la solennità della Madre di Dio di Czestochowa. Alla sua protezione affido voi, le vostre famiglie, la Chiesa e tutta la nazione. Benedico di cuore tutti coloro che in questi giorni si radunano a Jasna Gora. Sia lodato Gesù Cristo!]

    Isten hozott Benneteket kedves magyar zarándokok, különösen is Titeket, akik Munkácsról jöttetek. Kívánom nektek, hogy a most kezdődő iskolaévben és a társadalom különböző pontjain tanúságot tudjatok tenni hitetekről. Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

    [Vi saluto cordialmente, cari pellegrini ungheresi, specialmente voi, che siete arrivati da Mukachevo. Vi incoraggio a proseguire con generosità nel vostro impegno di testimonianza cristiana nella scuola e nella società. Con la mia benedizione. Sia lodato Gesù Cristo!]

    Srdečne pozdravujem slovenských pútnikov. Drahí priatelia, nech príklad svätého Augustína, ktorého spomienku oslávime o pár dní, vzbudí v každom z vás obnovené predsavzatia ušľachtilého kresťanského svedectva. Pochválený buď Ježiš Kristus!

    [Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini slovacchi. Cari amici l'esempio di sant'Agostino, la cui memoria celebreremo tra qualche giorno, susciti in ciascuno di voi rinnovati propositi di generosa testimonianza cristiana. Sia lodato Gesù Cristo!]

    Srdačno pozdravljam hrvatske hodočasnike. Dragi prijatelji, neka vam svjedočanstvo svetoga Augustina, čiji ćemo liturgijski spomen slaviti za nekoliko dana, pomogne širiti svjetlo vjere u vašoj sredini. Hvaljen Isus i Marija!

    [Saluto con affetto i pellegrini croati. Cari amici, la testimonianza di sant'Agostino, ci cui celebreremo tra pochi giorni la memoria, vi aiuti a diffondere nei vostri ambienti la luce della fede. Siano lodati Gesù e Maria!]

    Rivolgo ora un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i Seminaristi Maggiori provenienti da diverse Regioni e i fedeli delle varie Parrocchie, accompagnati dai propri parroci ed auguro che questo incontro rinsaldi ciascuno nella fedeltà a Cristo e nella generosa testimonianza cristiana.

    Il mio pensiero si rivolge infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli: tutti invito a trovare in Cristo la ragione della propria speranza.

    [01131-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]

  • APPELLO DEL SANTO PADRE 

    Il mio pensiero va a Mogadiscio, da dove continuano a giungere notizie di efferate violenze e che ieri è stata teatro di una nuova strage. Sono vicino alle famiglie delle vittime e a tutti coloro che, in Somalia, soffrono a causa dell'odio e dell'instabilità. Auspico che, con l'aiuto della comunità internazionale, non si risparmino sforzi per ristabilire il rispetto della vita e dei diritti umani.

    [01132-01.01] [Testo originale: Italiano]

    Al termine dei saluti ai fedeli riuniti nel cortile, il Papa si è affacciato sulla piazza di Castel Gandolfo e ha rivolto le seguenti parole a quanti non avevano trovato posto all'interno del Palazzo Apostolico:

    Cari amici,
    grazie per la vostra presenza e il vostro entusiasmo. Vi auguro una buona giornata, buone vacanze e molta gioia in questi giorni caldi. Il Signore vi aiuti e vi accompagni sempre. Vi do la mia benedizione.


  • Una segnalazione distributista!

    Dall'amica Umberta Mesina che ringraziamo:

    Gentili amici chestertoniani,
    vi segnalo un articolo del professor Caldecott, pubblicato sul Godspy.com (una rivista online cattolica americana):
    THE GLOBAL CRISIS: LESSONS FROM THE MIDDLE AGES, http://www.godspy.com/magazine/lessons-from-the-middle-ages/

    Chesterton e il distributismo sono lo spunto per spiegare tre punti "medievali" che oggi potremmo riconsiderare per un dibattito nuovo sull'economia: l'importanza della famiglia; la condanna dell'usura; le leggi suntuarie.

    Il primo punto è chiaro a chiunque, credo. Il secondo ha a che fare con la crisi della finanza e i mutui subprime. Il terzo è legato ai consumi eccessivi che caratterizzano la nostra epoca.

    Non è un'analisi storica ma la presentazione di tre aspetti su cui riflettere e non ci sono termini o concetti economici inaccessibili.

    Mi dispiace segnalarlo in inglese. L'avrei tradotto ma per adesso non ne ho il tempo.

    Buona giornata,

    Umberta

    Errata corrige sulla novità di Raffaelli editore

    La fine della strada romana è la traduzione di The end' of the roman road, e non di The path to Rome, come avevamo erroneamente scritto.

    È proprio bella, complimenti a Walter Raffaelli e al curatore Marco Antonellini.

    A questo proposito invitiamo tutti i chestertoniani ad essere presenti DOMANI 26 AGOSTO 2010 alle ore 18.00 al Meeting presso lo Spazio Clandestino per la presentazione del volume.

    martedì 24 agosto 2010

    Due splendidi passi da L'Uomo Comune.

    Dal caro amico Fabio Trevisan riceviamo due passi stupendi da L'Uomo Comune, che manca in Italia da circa cinquant'anni (a proposito, arditi editori, che ne pensate...?).

    I passi toccano argomenti molto a cuore ai lettori...


    L'UOMO COMUNE

     

    DAL CAPITOLO: "IL NUOVO SOLCO"

     

     

    "…La vita intellettuale d'oggi mi fa l'effetto di poter venire espressa simbolicamente dal treno, ovvero dalla rotaia, ovvero dal solco. Certe mode o direzioni fisse del pensiero fanno molto baccano e si dimostrano piene di vivacità; esattamente come non vi è limite alla velocità che si può sviluppare lungo le rotaie fisse della ferrovia. Ma se si pensa a ciò che vuol dire uscire di strada, scopriremo che quanto vale per il treno, è altrettanto vero della verità. Troveremo che di fatto è più difficile uscire dal solco quando il treno è lanciato in corsa, di quanto sia quando il treno procede lentamente. Scopriremo che la velocità significa rigidezza; il fatto stesso che certi movimenti sociali, politici od artistici procedono con passo sempre più accelerato ha per effetto che pochi avranno il coraggio di procedere in senso contrario. Ed infine vedremo che forse nessuno farà il balzo verso la vera libertà intellettuale, esattamente come nessuno salterebbe da un treno che va ad ottanta miglia all'ora. E questo mi pare il segno inconfondibile di ciò che nel mondo moderno si chiama il pensiero progressivo. Nel senso più esatto dell'espressione, si tratta di un pensiero limitato. Ha una sola direzione. E' limitato dal proprio progredire. E' limitato dalla propria velocità. Ho detto che non ha la curiosità di fermarsi … Se possedete quella indipendente curiosità che si arresta alle stazioni lungo la linea, o se (in una parola) non vi limitate a correre verso la meta alla moda, vi potrete fermare, non senza profitto, su una espressione del genere. Noterete subito che il termine è un tentativo quasi commovente di riprodurre l'esclamazione ammirata di un bambino. Perché il bambino sa meravigliarsi precisamente davanti a ciò che è meraviglioso, e non ha affatto la passione volgare verso ciò che solo per convenzione si ritiene bello … Non vorrei che mi si facesse il torto di credere che io aspiri ad un biglietto di ritorno verso Atene o l'Eden, perché io non voglio viaggiare economicamente in direzione dell'Utopia. Voglio andare dove mi aggrada, voglio conoscere il mondo, non solo in lungo, ma anche in largo; voglio lasciarmi alle spalle le rotaie per vagabondare nelle antiche pianure della libertà".

     

     

    DAL CAPITOLO: "NUOVO ARGOMENTO IN FAVORE DELLE SCUOLE CATTOLICHE"

     

    "… Non vi è nulla di specialmente meritorio nell'essere moderni. L'uomo che seriamente definisce Modernismo il suo credo, potrebbe con altrettanta ragione inventare un credo col nome di Lunedismo, per indicare che egli pone una fede specie nelle fantasie che gli sono venute in mente lunedì … Orbene, ogni volta che non siano intenti a disputare con noi, i nostri amici moderni e scientifici non si stancano mai di ripeterci che l'istruzione deve essere pensata come un tutto unico; che tutte le parti della mente sono in rapporto fra di loro; che il sapere non si può mai rinchiudere in compartimenti stagni … Di questi argomenti si servono per ogni specie di scopi … e la sola cosa che non sanno è che discutono in tal modo in favore dell'istruzione cattolica, e specialmente in favore dell'atmosfera che si respira nelle scuole cattoliche. Se lo sapessero, forse smetterebbero di parlare. Sta di fatto che coloro che si rifiutano di comprendere perché i bambini cattolici debbano avere una scuola completamente cattolica si rifanno a quello che essi chiamerebbero il triste passato, nel quale nessuno voleva saperne dell'educazione, ma tutti esigevano la sola istruzione … Quando gli apologisti cattolici dissero loro che perfino l'alfabeto si può insegnare con metodi cattolici, lo giudicarono un vaneggiante bigotto e pensarono che ciò volesse dire che nessuno avrebbe mai potuto leggere nulla all'infuori del Messale scritto in latino. Ma l'apologista sapeva quello che diceva, e la sua affermazione si ispira ad una psicologia solidissima. Esiste la maniera cattolica di imparare l'alfabeto: essa vi impedisce, ad esempio, di pensare che apprendere l'alfabeto sia la sola cosa importante … Ogni parte dell'istruzione è in rapporto con tutte le altre parti. E se tutte non si completassero a vicenda, così da dare una visione generale della vita, ciò che ne risulta non è affatto la vera cultura. … La religione è necessaria tutti i giorni della settimana, e non soltanto la domenica e durante le funzioni che si tengono in chiesa. La verità è che, nei confronti dell'istruzione, il mondo moderno ha ufficialmente formulato due concetti diversi e contrastanti. Da un lato cerca continuamente di allargare gli scopi dell'istruzione; dall'altro cerca sempre di escludere da essi tutta la religione e la filosofia … Con l'avvento dell'istruzione che ha l'ambizione di essere psicologica, le nostre scuole hanno rivendicato il diritto di sviluppare tutti i lati della natura umana; vale a dire pretendono di saper produrre l'essere umano completo. Ma non si può fare questo ed insieme ignorare una grande tradizione viva, la quale insegna che l'essere umano deve essere un individuo cristiano o cattolico".


    Ancora su Chesterton e l'ucronia...

    Riceviamo dal caro amico Roberto Prisco e volentieri pubblichiamo:

    "L'articolo su Giovanni d'Austria era stato pubblicato su "l'Uomo Comune".
    >
    > Per un altro interessante collegamento tra GKC e l'ucronia potete andare qui sotto
    >
    > http://www.fmboschetto.it/racconti/Utopiaucronia/fanta_Chesterton.htm.
    >
    > Ciao

    Rob

    Dal prof. Carlo Bellieni

    August 24th, 2010

    Dal pozzo sotterraneo dove sono rinchiusi dopo un incidente, i 33 minatori cileni si sono finalmente messi in contatto con la superficie tramite un telefono. Sono salvi, stanno bene. Ma resteranno ancora diverse settimane sotto terra, imprigionati. Lo sanno bene! Ma quello che colpisce è: come reagiscono? Sentite le radio sudamericane, o cercate su telesur o Youtube: cantano! Cantano l'inno cileno!. E quando gli dicono che i loro compagni che non sono lì con loro si sono tutti salvati, esclamano in gridi di gioia, applausi! Ma come? Non sono subito insorti a recriminare? A ricercare il colpevole? Fosse successo in europa, ora ci sarebbe una serie di carteggi, di accuse, di lettere e denuncie. Ci sarà spazio anche per questo, certo. Ma per ora i 33 festeggiano! Sembra impossibile, in un mondo che sa solo recriminare, rimestare, accusare, aver paura. Invece loro sono felici di essere vivi. e questo, che dovrebbe essere il primo sentimento con cui ci svegliamo, come insegna il bellissimo film "milagro" di paul Newman, invece da noi è impensabile. Sono strani loro? Sono "arretrati"? No, per niente, perché avranno spazio per farsi sentire: i sindacati cileni sanno fare il loro lavoro. Ma la gioia di essere in vita… che insegnamento per noi che ci scanniamo per un appartamento a Montecarlo o per gli amori estivi di Sanguineti, o per la gravidanza della Nannini. Che altra prospettiva, quella di chi è prigioniero e ringrazia Dio di essere vivo. Non sono poveri fessi: siamo noi che siamo poveri rincoglioniti da usura, lussuria e potere.

    Una novità libraria di un chestertoniano

    Le belle novità su Chesterton di questi giorni (La Sfera e la Croce, Autobiografia, La fine del cammino romano) ci inducono a comunicare ai nostri amici la prossima pubblicazione di Il Confine invalicabile onla separazione fra scienza e religione, opera del compianto dom Stanley L. Jaki che uscirà nei prossimi giorni per infili dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

    Abbia detto tempo fa dell'interesse scientifico e filosofico di dom Jaki per Chesterton, trovate tutto su questo blog.

    Il traduttore e curatore dell'edizione è il caro amico Antonio Colombo, che ha partecipato con nostra contentezza all'ultimo Chesterton Day.

    Chesterton e l'ucronia...

    Non tutti sanno, forse, che Chesterton si dedicò anche all'ucronia, ovverosia all'arte di riscrivere la storia "se fosse andata diversamente".

    E allora vi diciamo che in italiano esiste un volumetto intitolato "Se la storia fosse andata diversamente - Saggi di storia virtuale a cura di John Collings Squire", con prefazione di Sergio Romano, edito da Tea.

    Chesterton si occupa di un... possibile episodio chiave della storia inglese e scozzese, e allora la questione è "Se Don Giovanni d'Austria avesse sposato Maria Stuarda di Scozia".

    Interessante l'esito...

    Nel volume c'è anche un episodio redatto da Winston Churchill e un altro da un amico del cuore di Gilbert, mons. Ronald Knox, che celebrò i funerali di Gilbert, anch'egli giallista e convertito al cattolicesimo dall'anglicanesimo.

    Interessante, no?

    domenica 22 agosto 2010

    Le ultimissime novità!

    Morganti esce con La Sfera e la Croce (evviva!), Lindau con Autobiografia (alé!), Raffaelli con l'inedito La fine della strada romana (The path to Rome, fantastico).

    Bravi tutti, evviva Gilbert!

    Lo spettacolo delle numerose edizioni chestertoniane al Meeting!!!

    sabato 21 agosto 2010

    Articolo su Il Foglio di oggi

    Dal socio Andrea Carbonari che ringraziamo:

    "Cari amici della SCI,

    di sicuro lo saprete già, ma volevo comunque segnalarvi che su "Il
    foglio" di oggi (sabato 21 agosto) a pagina VII c'è un articolo di
    Andrea Monda ("Nel nome di Newman. Devozione e letteratura Made in England")
    nel quale, fra gli altri scrittori inglesi cattolici, si parla di G.K.
    Chesterton.

    Buona domenica,

    Andrea Carbonari".

    martedì 17 agosto 2010

    Dal prof. Carlo Bellieni


     

    The Lancet Infectious DiseasesEmergence of a new antibiotic resistance mechanism in India, Pakistan, and the UK: a molecular, biological, and epidemiological study

    Nuovo allarme: arrivano germi resistenti agli antibiotici. Non che non ci crediamo; ma quanto ci metteranno a trasformarlo nell'ennesima catastrofe che "sicuramente distruggerà il genere umano"? Non ce ne siamo fatti mancare una in questi anni: dalla Sars all'aviaria per cui era tabù anche guardare negli occhi un pollo, ricordate che livello di allarme?? Dall'H1N1 che sarebbe stata la nuova peste distruttiva e catastrofica alla suina; alla "mucca pazza" che ci ha privato della fiorentina per mesi e che ha provocato un numero di morti che sta sulla punta delle dita di una mano al "surriscaldamento globale" che siccome ora non surriscalda più anzi fa freddo (guardate fuori delle finestre o leggete quello che succede oggi in Perù o in Cile), è stato trasformato in "impazzimento climatico"... La Madonna ci protegga dai catastrofisti.
     
    The LancetDSM-5: diagnosis of mental disorders
    Sta per uscire (è programmata per il 2013) la 5a edizione del SMD, la "bibbia" che clasifica le malattie mentali , e già da ora è polemica, perché i termini per identificare una malattia sono ancor più ampi di prima e molti che sono semplicemente "tristi" o "timidi" rischiano di essere etichettati come "malati mentali" con tutte le Journal coverconseguenze immaginabili. Le ditte produttrici di farmaci ringrazieranno. Ma questo ha una spiegazione, se la malattia mentale è diventata un fatto sogettivo, per cui il pedofilo se "sta bene con se stesso" potrebbe non essere più un malato mentale, mentre la donna triste è automaticamente malata e per questo può abotire...
    Tutto un numero di Journal of Mental Health è free online e spiega bene queste novità.
     
    Fertility and Sterility® on ScienceDirect(Opens new window)Stress reduces conception probabilities across the fertile window: evidence in support of relaxation

    Questo studio mostra che lo stress interferisce con il concepimento. Semplice, no? Eppure, con quanta facilità si ricorre alla fecondazione in vitro, invece di pensare a superare lo stress e l'ansia. E con che facilità parliamo sempre di una sola "via di fuga", invece di pensare a rimuovere le cause,

    sabato 14 agosto 2010

    Un aforisma al giorno

    "Il cristianesimo è venuto nel mondo innanzitutto per affermare con violenza che un uomo non solo non deve guardarsi dentro, ma deve guardare fuori - per osservare con stupore ed entusiasmo una divina compagnia e un divino capitano".

    Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

    venerdì 13 agosto 2010

    Dal nostro Paolo Gulisano


    Cari amici,
    augurandovi una buona Festività dell'Assunta e un sereno periodo di ferie ferragostane, vi invito al reading che terrò al Meeting di Rimini insieme all'amico attore Carlo Pastori e a un gruppo di valenti musicisti sul tema degli scrittori britannici a me cari, da Newman a Chesterton, passando naturalmente per Wilde, Barrie, MacDonald, Belloc, McNabb, Tolkien....IMPERDIBILE!
    Vi aspetto
    Paolo
     
     

    Meeting di Rimini, Lunedì 23 agosto Ore: 15.00 Sala A4

    ANGLI O ANGELI?

    Da Newman a Chesterton: un percorso nella cultura inglese

    tra letteratura e musica.

     

    Con Paolo Gulisano (relatore e narratore),

    Carlo Pastori (fisarmonica),

    Giovanni Scarpanti (chitarre), Ermes Angelon (percussioni), Franco "Furbo" Svanoni (percussioni), Francesco De Chiara (cornamusa e flauti).

    martedì 10 agosto 2010

    Un aforisma al giorno

    "Stiamo procedendo nella direzione che porterà a creare una razza di persone troppo modesta intellettualmente per credere alla tavola pitagorica”.

    Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

    In Catalogna la vita di un bambino vale meno di una corrida

    Da Il Sussidiario

    Gianfranco Amato

    martedì 3 agosto 2010

    Dal primo gennaio 2012 in Catalogna non si potrà più assistere alle corride. Con una storica decisione, il parlamento di quella regione iberica ha cancellato la plurisecolare “fiesta”, tra un mare di infuocate polemiche.
    Confesso che la questione non mi ha appassionato più di tanto. Non vi è dubbio che si tratti di un espectáculo de sangre, ove la violenza gioca un ruolo determinante, ma è anche vero che esso discende direttamente dalla tauromachia conosciuta già nel II millennio a.C., ed è indissolubilmente legato alla storia, alla tradizione ed alla cultura mediterranea del popolo ispanico. E, forse, è pure vero che è meglio veder morire un toro nell’arena che in un mattatoio.
    Ciò che più mi ha colpito di questa notizia, in realtà, sono state alcune affermazioni rese nella foga dagli abolizionisti. Soprattutto quelle di autorevoli esponenti politici delle istituzionali catalane.
    Si è parlato di inaudita barbarie, di incivile brutalità, di disumana efferatezza, di crudeltà sanguinaria. Si è persino arrivati a paragonare - alquanto impropriamente - i poveri tori ai martiri cristiani dati in pasto alle fameliche belve nei circhi romani, durante le persecuzioni.
    L’espressione che più ha attirato la mia attenzione, però, è stata quella secondo cui la corrida incarna un’odiosa forma di violenza nei confronti di esseri innocenti e indifesi. Qualcosa non quadra.
    La Catalogna, infatti, è la regione che non solo registra uno dei tassi di aborto più elevati d’Europa, ma anche quella in cui tale pratica avviene spesso fuori dai limiti della legalità e con modalità alquanto barbare. Fece scalpore, ad esempio, qualche anno fa, l’episodio degli aborti su feti di sette e otto mesi compiuti con iniezioni letali.
    Allora, diversi medici di cliniche barcellonesi furono denunciati alla magistratura, e grazie alle perquisizioni eseguite dalla Guardia Civil nelle cliniche del gruppo Cidemex-Tcb - che portarono all’arreso di sei medici, fra cui il responsabile Carlos Morin -, fu scoperto un verminaio di orrori nella pratica sistematica di aborti illegali su pazienti provenienti da tutta l’Europa.

    Oggi il fenomeno dell’aborto è giunto al punto che, per evitare il collasso negli ospedali, l’Assessorato alla Sanità della Catalogna ha deciso di consentire l’assunzione della pillola RU-486 a domicilio, entro la settima settimana di gestazione. La decisione si è imposta a seguito della nuova legge sulla salute sessuale e riproduttiva che ha introdotto l’obbligo di garantire in tutte le strutture sanitarie pubbliche l’interruzione volontaria della gravidanza, finora praticata, nel 98% dei casi, in cliniche private.
    Tale obbligo comporterà, stando alle stime ufficiali rilasciate dall’Assessorato alla Sanità e pubblicate da El Periódico de Catalunya, un ulteriore aggravio di 26.000 interventi ginecologici abortivi all’anno, rispetto a quelli attualmente praticati.
    Gli ospedali catalani non sono in grado di resistere a un simile tsunami, per cui le autorità sanitarie hanno deciso di consentire la distribuzione, nei quarantadue centri regionali di assistenza sessuale, della pillola RU-486 alle donne che intendono interrompere la gravidanza a domicilio. Dallo scorso 5 luglio si può quindi facilmente reperire, nei quarantadue centri regionali di assistenza sessuale, la “pastilla para abortar”, e procedere all’interruzione fai da te.
    L’obiettivo dichiarato è quello di promuovere l’aborto farmacologico, come ha chiaramente affermato Joaquin Calaf, responsabile del servizio di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale Sant Pau di Barcellona, il quale ha parlato di «uno strumento incruento che le donne possono utilizzare in casa e in forma privata».

    Come si vede sul concetto di crudeltà, e su cosa possa definirsi cruento o incruento, le autorità pubbliche catalane hanno opinioni molto soggettive. È infatti cruento lo spettacolo in cui si uccide un animale, ma è incruento il micidiale veleno con cui si elimina un essere umano. Joaquin Calaf ci deve poi spiegare perché i tori si possano considerare esseri innocenti e indifesi, mentre i bimbi nel grembo di una madre no.
    C’è, invece, una risposta per coloro che hanno esultato all’abolizione della corrida, ritenendo che in questo modo si potrà attenuare o addirittura disinnescare la componente di violenza che caratterizza la società catalana.
    La risposta la affido volentieri alle parole pronunciate due anni fa, lontano dalle polemiche sulla corrida, dal Presidente dell’Asociación de Médicos Cristianos de Cataluña, Fernando García-Faria: «È proprio con l’aborto che la violenza si produce al primo stadio della vita e viene poi diffusa in tutta la società». Parole rimaste, purtroppo, inascoltate.

    Freyre amava Chesterton


    http://ultimosegundo.ig.com.br/flip/gilberto+freyre+um+escritor+de+varias+direcoes/n1237733135022.html

    In questo collegamento al giornale on line brasiliano Ultimo Segundo si parla dello scrittore e sociologo brasiliano Gilberto Freyre e anche del fatto che uno dei suoi preferiti era un altro... Gilberto, Chesterton.

    E' in portoghese.

    Nella foto: Gilberto De Mello Freyre

    domenica 8 agosto 2010

    Chesterton dialoga con Socrate, Aristotele ed altri...

    http://www.wnd.com/index.php?fa=PAGE.view&pageId=188613

    In questo collegamento trovate un immaginario botta e risposta tra Socrate, Aristotele, un certo Professor Skepticus e, indovinate chi? Chesterton.

    Il dialogo fantastico è ordito da Ellis Washington su World Net Daily.

    Il contesto culturale dell'ucronista è conservatore, e noi abbiamo delle fortissime perplessità sull'ipotesi che Chesterton avrebbe accettato questo marchio (basta leggere bene Ortodossia). Mai accettò il marchio di progressista (sempre riprendere e leggere Ortodossia e pure Eretici), quindi meglio evitare di tirare la giacchetta al Nostro.

    Però la trovata è simpatica.

    L'arrivo dell'albero della Festa Bella di Spelonga, rievocazione della gloriosa battaglia di Lepanto

    sabato 7 agosto 2010

    Il Cavallo Bianco su Wikipedia

    http://it.m.wikipedia.org/wiki/Cavallo_Bianco_di_Uffington?wasRedirected=true

    In questo collegamento trovate la pagina di Wikipedia sul cavallo bianco di Uffington, quello di Chesterton...

    Manca solo una nota su Chesterton e sul suo poema...

    venerdì 6 agosto 2010

    Altro interessante articolo di Paolo Rodari su Newman

    http://www.paolorodari.com/2010/08/04/la-fatale-attrazione-degli-anglicani-verso-roma-merito-di-newman/

    Nel collegamento qui sopra trovate un articolo apparso sul blog di Paolo Rodari sulla prossima beatificazione del card. Newman.

    Sapete che Chesterton lesse moltissimo Newman e quindi questo è uno dei motivi del nostro interesse.

    L'articolo cita padre Fidel Gonzales, consultore della causa di beatificazione di Newman, che parla delle oltre diecimila conversioni attribuite all'intercessione di Newman.

    Questo ci fa molto, molto pensare: anche Chesterton vanta tantissime ed anche "eccellenti" conversioni (da Alec Guinness a Marshall McLuhan, tanto per capirci...).

    Chissà...

    Noi riproponiamo la preghiera al Signore perché la Sua gloria si manifesti attraverso Gilbert. La trovate ne Le preghiere dell'Uomo Vivo (Fede&Cultura) e nel nostro blog.

    mercoledì 4 agosto 2010

    Morganti va avanti...



    Morganti Editori continua l'opera meritoria di riproposizione in una chiave nuova, sia esteticamente che linguisticamente, dell'opera narrativa di Chesterton.

    Ecco le prossime uscite. Aspettiamo tutti con trepidazione La Sfera e la Croce, che è una delle opere che manca da più tempo, ma attendiamo pure con piacere le belle edizioni, avendo apprezzato le curatissime traduzioni di Paolo Morganti, dei prossimi padre Brown.

    Intanto vi mettiamo a disposizione le bellissime e fantasmagoriche copertine...

    martedì 3 agosto 2010

    Dal blog di Sandro Magister - Attrazione papale. Gli anglicani fanno ressa per entrare nella Chiesa di Roma

    Più si avvicina il viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito, a metà settembre, e più aumentano tra gli anglicani coloro che vogliono entrare nella Chiesa di Roma, secondo le indicazioni date dal papa nella costituzione apostolica “Anglicanorum coetibus” del 4 novembre 2009.

    I più scalpitanti sono gli appartenenti alla Traditional Anglican Communion, circa mezzo milione con numerosi preti e vescovi, presenti negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in rotta da quasi vent’anni con la comunione anglicana, alla quale non perdonano la deriva verso l’ordinazione delle donne al presbiterato e all’episcopato, la consacrazione di vescovi omosessuali, la benedizione di coppie dello stesso sesso.

    Nel giro di pochi giorni, due blocchi di diocesi facenti capo alla Traditional Anglican Communion, in Canada e in Australia, hanno deliberato di voler entrare nella Chiesa di Roma.

    A Vancouver, a fine luglio, la Anglican Catholic Church of Canada ha votato a schiacciante maggioranza l’unione con la Chiesa cattolica nelle modalità previste dalla “Anglicanorum coetibus”, designando in Peter Wilkinson il vescovo che dovrebbe presiedere l’istituendo nuovo ordinariato.

    E subito dopo, a Coomera, un sinodo della Anglican Catholic Church of Australia ha deciso la stessa cosa, con soli 6 voti contrari su 56. Un’analoga decisione è ora attesa dall’altro gruppo tradizionalista anglicano presente in Australia, la Church of Torres Strait.

    Ma se questi passaggi di campo possono apparire scontati, più sorprendente è il passo compiuto nel giorni scorsi nel cuore dell’anglicanesimo, la Church of England, da quindici suoi vescovi, con un lettera aperta nella quale dichiarano di sentirsi sempre più a disagio nella comunione anglicana e sempre più attratti dall’entrare nella Chiesa cattolica romana. Altri due vescovi hanno detto di volersi associare. Si tratta, in ogni caso, di vescovi appartenenti alla corrente detta anglocattolica, più legata alla tradizione. La maggior parte dei 77 milioni di anglicani nel mondo appartengono piuttosto alla corrente detta “evangelical”, anch’essa largamente ostile all’ordinazione delle donne e degli omosessuali, e presente soprattutto in Nigeria, Kenya, Uganda e altri paesi africani, ma poco o per niente propensa ad entrare nella Chiesa cattolica. Tra i vescovi “evangelical” che vivono nel Regno Unito uno dei più famosi è l’anglopakistano Michael Nazir-Ali, critico di come il primate Rowan Williams media tra le varie tendenze dell’anglicanesimo mondiale e affronta questioni capitali come l’islam e la secolarizzazione.

    Cecchi, Chesterton e la casetta del Gigante.




















    Tanto per rimestare il torrone ancora un po' e tenere desto il ricordo di un grande uomo dai grandi meriti, vi riportiamo alla memoria una pagina del nostro bellissimo blog in cui citiamo lungamente Emilio Cecchi:

    http://uomovivo.blogspot.com/2009/10/emilio-cecchi-visita-chesterton.html

    E' solo un brano di uno dei resoconti delle visite di Cecchi a Chesterton a Beaconsfield, e tanto per non sbagliare ve lo rimettiamo tutto intero (nel post c'era un collegamento ad una pagina letteraria che faceva esempi di incontri e cose varie, preferiamo stavolta andare al succo!).

    E che buon pro vi faccia.

    (Le foto ritraggono Cecchi, Chesterton, una delle due case abitate da Gilbert e Frances a Beaconsfield e l'altra casa).

    Il 26 novembre 1918, a guerra appena finita, Emilio Cecchi (Firenze, 1884 - Roma, 1966), prende il treno nella stazione londinese di Paddington e va a trovare lo scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) che viveva in una modesta casetta, significativamente definita "la confluenza di tutti i misteri", nel borgo rurale di Beaconsfield. La visita, da tempo progettata, è preceduto da una accurata lettura delle opere dell'autore inglese, che nel suo ritiro campagnolo, lontano dalla "città di Mammona" (Londra), medita "sulla difficoltà presente del mondo". Dell'incontro Cecchi fornirà il resoconto su "La Tribuna" di Roma il 28 dicembre 1918 col titolo Visita a Chesterton nella rubrica Lettere dall'Inghilterra, prima di raccogliere il "pesce" nel volume Pesci rossi (1920).

    La casetta del gigante

    La casa di Chesterton è casalinga con le sue idee, è una con le sue idee, è il più completo manifesto delle sue idee. Impossibile trovare una casa che realizzi meglio l'idea della casa e della casa inglese e della casa rurale inglese. Se di qualcosa sentivo la mancanza era d'uno stendardo come quello delle antiche gilde e corporazioni, che sventolasse sul piolo del cancello o in cima al tetto. Ma era un eccesso di pretesa, in tempi così poco cristiani, così poco dediti alle tradizioni e internazionalizzati.
    Con intorno l'enorme silenzio del piccolo giardino, era veramente la casa dalla quale un giorno Manalive era fuggito "per il bisogno di ritrovarla", la casa ch'egli aveva dovuto abbandonare "non potendo più sopportare di esserne lontano". Solitaria nella campagna grigia, con la tinta calda de' suoi mattoni e il luccicore dei vetri, degli ottoni e dei lumi dentro, era davvero il simbolo, l'offerta votiva e l'esemplare di quella casa che ciascuno ha posto per nòcciolo luminoso del proprio mondo.
    E il mondo come appariva leggendario e misterioso in giro a quella casa, quanto più essa appariva quel che era e doveva essere: una semplice, piccola casa. Io pensavo quanti pittori dal principio della pittura, chi in un modo chi nell'altro, si provarono a dare suggestioni di mistero. E chi cercò di ricordarsi il mistero delle foreste originarie, avanti il diluvio. Ma riusciva solo a dar l'idea che il diluvio fu un innocuo acquazzone, tanto le sue foreste antidiluviane somigliavano al Pincio o a Hyde Park. E chi si dedicò alle misteriosità spaventose, mostruose: ai cerberi, alle orche, ai briarei. Ma in realtà non dava che delle lucertole peggiorate. E chi volle esprimere il mistero della Morte. Ma non esprimeva che il Macabro e il Grottesco. Quanti pochi pensarono che c'era un modo semplicissimo, a portata di chiunque, per cogliere non una sola qualità di mistero ma tutti i misteri, la confluenza di tutti i misteri: quello del cielo, quello del mondo, quello dell'uomo!
    Bastava, in un foglio bianco come un cielo, un frego come sa farlo anche un ragazzo: sopra una linea ondulata, figurante la distesa del mondo, un quadratino che figurasse una casa.

    Ma quando sull'uscio della stanza dove l'aspettavo comparve Chesterton, con la sua colossale figura, il soffitto sembrò di colpo abbassarsi e io mi trovai davanti a un mistero tutto impreveduto e profano: come potesse fare un uomo così grande a entrare in una casa così piccola.
    I libri in ottavo posati sulle tavole, diventarono improvvisamente libri in sedicesimo. E i libri in sedicesimo, a piramide su quelli in ottavo, ormai erano libri in trentadue. Certi oggetti sembravano scelti in spirito burlesco per intensificare questa qualità di sorprese. Sulla cornice lucida di un mobile un gruppetto di figurine cinesi alte un centimetro pareva una famigliola di formiche in viaggio per il deserto.
    Quale casa in tutti i sensi piccina, per un uomo in tutti i sensi tanto grande! Ma Chesterton direbbe che se in qualche modo egli è grande, è soltanto in quella misura che la sua casa è così piccola.

    Seduti davanti al camino, nella luce invecchiata della lampada a petrolio, ritrovavo tutto vivente e mosso nella sua conversazione quello che durante molti anni egli mi aveva detto nei libri. La sua voce aveva stranissimi rivolgimenti di tono. Da calda e profonda a un tratto diventava argentina e quasi stridula e si rompeva e spandeva di continuo in deliziose, sane risate di bimbo.
    Con i lunghi capelli grigi che spiovevano sul collo e sulla faccia colorita dalla fiamma, non so perché mi pareva parlasse di fondo a un bosco.
    E allora la casa si fece anche più accosta, diventò anche più raccolta. E si sarebbe detto che la realtà di fuori la fasciasse anche più strettamente e facesse sentire la sua attenzione e il suo rispetto: come intorno alle celle dove gli eremiti si radunavano a ragionare e pregare nella notte, i cervi e i daini giungevano dalle macchie a grandi salti silenziosi, e fuori nel buio si strisciavano alle mura quietamente, alzando il muso stupito alle piccole roste illuminate e alle voci degli uomini.
    Mi pareva parlasse di fondo a un bosco e di fondo a un mito, quanto più pareva parlassimo delle cose più cittadine e meno mitologiche: l'elezione e l'indennità, un famoso uomo politico, un gran giornalista. Nelle sue parole e nella sua voce, queste cose rinascevano, s'inserivano in una qualità originaria, ridiventavano forze semplici ed eterne. I fatti e le figure s'empivano di contrasto e di passione, si chiarivano in un rigore, in una dignità superiori, riportati sotto grandi segni, sotto bandiere che hanno visto mille guerre, sotto quei grandi nomi che nella vita e nei giornali non vengono più adoperati, appunto perché dividono i campi troppo severamente e imprimono responsabilità e doveri indeclinabili: quei cristiani nomi abbandonati, che quando ritornano, come in Péguy, come in Chesterton e come in Belloc, dànno alla polemica l'inusato tono di grandezza delle antiche controversie, la poesia delle antiche battaglie per la fede, nell'invocazione di un Santo o della Vergine, nella luce delle spade degli angioli e nello squillo delle trombe dei paladini.

    E voglio notare qualcosa che non per un'evidenza logica, spiegata, ma per un'evidenza di sensazione, trovai in lui di diverso dall'idea che me ne ero fatta.
    Forse ero andato pensando sopratutto al clown (sia detto con il rispetto che gli porto). E avevo trovato sopratutto il vescovo (11). Ero andato col gusto della bizzarra gioia lirica della quale egli ha scoperto il segreto. E uscendo dalla sua casa portavo meco sopratutto il senso della sua profonda gravità morale e del suo dolore. Lo credevo più giovane, franco e sicuro. Lo trovavo più provato e più stanco, più complesso, più commosso e più forte. Sapevo bene come si trovasse in politica e come non avesse neanche le simpatie di molti letterati: troppo onesto e poeta per i politici, troppo politico per i poeti d'una poesia così pura che quasi sempre finisce nel puro nulla. E capivo perché, come tutti quelli che lassù hanno voluto, combattuto e costrutto, anche lui era fuggito dalla città di Mammone nella cittadina rurale, nel borgo di Beaconsfield. Me l'aspettavo tranquillo sulla mole del lavoro compiuto. Ed era festoso di lampeggianti certezze. Ma anche pieno di problemi e difficoltà, tutto preso, tenuto, confitto con la sua vasta statura morale nella difficoltà presente del mondo.
    E mentre tornavo verso Londra, ripensando la solitudine dove l'avevo lasciato sotto un còmpito enorme, con soltanto, come un cavaliere antico, la sua donna rossa e il suo cane nero, un'immagine si spandeva sulla campagna buia; quell'immagine con la quale egli ha chiuso la sua Short History of England come in un lirico dubbio che, trascorsa l'ora veemente della guerra, davvero si riesca a ritrovare nel mondo l'ordine, la giustizia e la vita.
    La città, in fondo, bruciava di bianchi falò, sopra le costruzioni annullate nella notte e sopra la folla sepolta nel buio schema di ferro e di pietre. E per quel popolo e tutti i popoli che vinsero sui confini una guerra così leggendaria e luminosa, che tanto più fa sentire come atroce sarà la nuova guerra che ciascuno di essi ora intraprende per crearsi le sue vere forme: per essi tutti mi dicevo con Chesterton che veramente, nel pensiero di domani, "si vorrebbe a momenti desiderare che l'onda della barbarie tedesca ci avesse spazzati, e insieme a noi i nostri eserciti, e che il mondo non sapesse mai più nulla degli ultimi di noi, se non che tutti morimmo per la libertà".

    Emilio Cecchi, Pesci rossi, in Saggi e viaggi, Mondadori, Milano 1997, pp. 79-83.




    lunedì 2 agosto 2010

    Il capostipite dei chestertoniani d'Italia


    Torniamo a parlare di Emilio Cecchi, padre di Suso Cecchi D'Amico deceduta lo scorso 31 Luglio 2010.

    Qui lo vedete in una antichissima foto scattata in Versilia con Amerigo Bartoli e Roberto Longhi. Cecchi è l'ultimo a destra.

    Cecchi pubblicò su La Ronda il capolavoro di Chesterton Uomovivo (anzi, Le avventure di un Uomo Vivo, così come rese egli stesso il titolo nella sua bella traduzione).

    Cecchi lo incontrò almeno tre o quattro volte personalmente. I resoconti dei suoi incontri sono racchiusi in Pesci Rossi e Scrittori Inglesi ed Americani. Un giorno forse li metteremo a disposizione dei lettori di questo blog, tanto sono belli ed interessanti.

    Grazie, caro Emilio Cecchi, grazie per aver portato in Italia il Genio Colossale. Avesse fatto solo questo nella sua vita, signor Emilio Cecchi, lei già meriterebbe il Paradiso.

    Ecco, è uno di quelli che possono essere considerati a pieno titolo Amici di Chesterton, anzi, se vogliamo potremmo considerarlo il capostipite dei Chestertoniani d'Italia!