domenica 31 maggio 2015

Un aforisma al giorno

Le bizzarrie non impressionano le persone bizzarre. Questa è la ragione per cui per le persone normali il tempo trascorre in maniera più eccitante, mentre la gente bizzarra sta sempre a lamentarsi della monotonia della vita.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia 

sabato 30 maggio 2015

Un aforisma al giorno


Non può esistere una nazione di milionari, e non è mai esistita finora una nazione di utopisti; mentre sono esistite diverse nazioni di contadini discretamente soddisfatti.


Gilbert Keith Chesterton, Il profilo della ragionevolezza

Un aforisma al giorno

Tutto sta in una disposizione della mente, e in questo momento io sono in una disposizione molto comoda. Sederò tranquillo e lascerò che prodigi e avventure si posino su di me come mosche. Ce ne sono molti, ve l'assicuro. Il mondo non morirà mai per assenza di meraviglie, ma solo per assenza di meraviglia.


Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago e altre serissime storie

Un aforisma al giorno

Il misticismo tiene gli uomini sani. Fintanto che c'è il mistero, c'è la salute; distrutto il mistero, nasce la malattia. L'uomo qualunque è sempre stato sano perché è sempre stato un mistico. Ammetteva il crepuscolo. Ha sempre tenuto un piede sulla terra e un altro nel paese delle fate. Ha sempre lasciato libero se stesso di mettere in dubbio i suoi dèi, ma anche (a differenza degli agnostici di oggi) di credere in essi. Gli è sempre stata più a cuore la verità che la congruenza.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

venerdì 29 maggio 2015

Buon compleanno, Gilbert!

Per avere centoquarantuno anni te li porti benissimo!

Sei sempre un fanciullo e questo è il tuo segreto!

giovedì 28 maggio 2015

29 Maggio 2015, centoquarantunesimo compleanno del nostro caro amico Gilbert


«Il primo fatto intorno alla celebrazione di un compleanno è che è un modo ardito e fiammeggiante per affermare che è una buona cosa essere vivi».

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del Drago ed altre serissime storie

«Piegandomi con cieca credulità, come son solito fare, alla mera autorità e alla tradizione dei miei maggiori, ingoiando superstiziosamente una storia che non mi fu possibile controllare a suo tempo con l'esperienza personale, io sono d'opinione fermissima di essere nato il 29 Maggio 1874 a Campden Hill, Kensington, e d'esser stato battezzato, secondo le formule della Chiesa d'Inghilterra, nella chiesetta di San Giorgio, situata di fronte alla grande torre serbatoio che domina quella posizione elevata. Non pretendo che vi sia alcun significato particolare, nella relazione in cui si trovano le due costruzioni e mi rifiuto sdegnosamente di credere che tale chiesa fu scelta perché ci voleva tutta la potenza idrica della parte occidentale di Londra per farmi diventar cristiano».

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.



Pensate che gioia, quel giorno, a casa Chesterton! Mister Ed e Marie Louise saranno stati contentissimi dell'arrivo del piccolo Gilbert, se pensate a quanto lo siamo noi a distanza di centoquarantuno anni.

Vi ripropongo la solita citazione, proprio perché in essa non c'è niente di «solito», anche se la vita è molto «solita» ma così piena di avventure, di piccole e grandi cose che ci destano continuamente stupore e gioia. 

Gilbertone è il mistico delle cose quotidiane, apparentemente trascurabili, piccole e grandi, e anche di quelle più roboanti. Riconosceva Dio in ogni cosa.

Forse è il dono più grande che ci ha fatto, insieme a quello (più sconosciuto) della grande e gentile carità che ha praticato nella sua vita.

Pensate che parlava con tutti, più ordinarie erano le persone e meglio era. 
Pensate che a Beaconsfield dovrebbe essere ancora viva una vecchietta che da bambina portava per conto di sua mamma dei funghi ai Chesterton, e lui, Gilbert, tutte le volte che la bimba portava il suo cestino di funghetti, veniva avanti, la faceva entrare e ci parlava come avrebbe parlato con Bernard Shaw o con il Presidente della Polonia che lo accolse con gli onori di un capo di stato. Tutte queste piccole cose le faceva in compagnia della sua cara moglie Frances.

A voi sembrerà una piccola gentilezza, a me sembra il segno della santità di Gilbert.

Noi festeggiamo il compleanno di Gilbert perché pensiamo che sia vivo. Non simbolicamente, ma nella Comunione dei Santi siamo una cosa sola, Ecclesia Triumphans e Ecclesia Militans, per cui è un bel modo fiammeggiante per dire che è bello essere vivi, qui o là.

Eccolo, il nostro amico buono! Tanto buono da averci lasciato in dono tanta gioia.

La Chiesetta di San Giorgio a Campden Hill,
Kensington, Londra, dove fu battezzato
il nostro piccolo grande Gilbert
(foto di Marco Sermarini)
Buon compleanno, caro amico buono, e chiedi al Signore per noi le tue splendide virtù!

Continuiamo a chiedere a Nostro Signore Gesù Cristo di manifestare la Sua gloria attraverso Gilbert.

Marco Sermarini
_______________________________

Preghiera (da recitare e diffondere lietamente - abbiamo tanti santini già stampati, chiedete a www.pumpstreet.it)

Dio Nostro Padre,


Tu riempisti la vita del tuo servo Gilbert Keith Chesterton di un senso di meraviglia e gioia,


e desti a lui una fede che fu il fondamento del suo incessante lavoro,

una carità verso tutti gli uomini, in particolare verso i suoi avversari,

e una speranza che scaturiva dalla sua gratitudine di un'intera vita per il dono della vita umana.

Possano la sua innocenza e e le sue risate,

la sua costanza nel combattere per la fede cristiana in un mondo che perde la fede,

la sua devozione di una vita per la Beata Vergine Maria

e il suo amore per tutti gli uomini, specialmente per i poveri,

portare allegria ai disperati,

convinzione e calore ai tiepidi

e la conoscenza di Dio a chi non ha fede.

Ti chiediamo di concedere le grazie cheTi imploriamo

attraverso la sua intercessione (e specialmente per...)

perché la sua santità possa essere riconosciuta da tutti

e la Chiesa possa proclamarlo beato.

Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore


Amen. 

lunedì 25 maggio 2015

Un aforisma al giorno

In comune col Cristianesimo, il solito racconto poliziesco possiede una profonda qualità: fa scoprire il colpevole in chi è più insospettato. In ogni racconto poliziesco che si rispetti, gli ultimi saranno i primi ed i primi saranno gli ultimi. Il giudizio che si trova alla fine di qualsiasi stupido libro giallo è come il giudizio universale: è inaspettato.

Gilbert Keith Chesterton, La Nonna del drago e altre serissime storie

Un aforisma al giorno

L'essenza di un racconto di mistero è che siamo messi immediatamente di fronte a una verità che non avevamo mai sospettato e di cui tuttavia possiamo vedere che è vera.

Gilbert Keith Chesterton, Come si scrive un giallo

sabato 23 maggio 2015

giovedì 21 maggio 2015

Alfa y Omega sul convegno di Roma, 9 Maggio 2015

Alfa y Omega, un settimanale cattolico di informazione spagnolo parla della conferenza di sabato 9 maggio a Roma con un bell’articolo dal titolo “Chesterton dimostrò che  l’ingegno  e il buon umore sono grandi armi evangeliche”

Il sommario recita: Un obispo vestido de payaso. Sotto questo curioso titolo, un congresso celebrato in Italia ha riflettuto sulla teologia della risata in Chesterton, e sulle sue “applicazioni” per l’apologetica e l’evangelizzazione nel terzo millennio. Con le parole dell’esperto Dermot Quinn, “Chesterton credeva profondamente e dimostrò brillantemente che l’ingegno e il buon umore sono fra le armi evangeliche più versatili”

L’articolo intero, ripreso anche su Religiòn en libertad, si può leggere qui


«Chesterton demostró que el ingenio y el humor son grandes armas evangélicas»
Un obispo vestido de payaso. Bajo este curioso lema, un congreso celebrado en Italia ha reflexionado sobre la teología de la risa en Chesterton, y sus aplicaciones para la apologética y la evangelización en el tercer milenio. En palabras del experto Dermot Quinn, «Chesterton creía profundamente y demostró brillantemente que el ingenio y el humor están entre las más versátiles de esas armas evangélicas»


Chesterton in altre parole/è attuale - Slavoj Zizek: The Situation is Catastrophic (cita Chesterton...)

Soggetto particolare, Slavoj Zizek: è marxista della specie più marxista, ma nel contempo è un estimatore ed ammiratore di Chesterton. Lo stima tanto da citarne un noto brano all'inizio di questo scritto: 



 
»A century ago, Gilbert Keith Chesterton ironically proposed to install a "special corps of policemen, policemen who are also philosophers":
"The work of the philosophical policeman /…/ is at once bolder and more subtle than that of the ordinary detective. The ordinary detective goes to pot-houses to arrest thieves; we go to artistic tea-parties to detect pessimists. The ordinary detective discovers from a ledger or a diary that a crime has been committed. We discover from a book of sonnets that a crime will be committed. We have to trace the origin of those dreadful thoughts that drive men on at last to intellectual fanaticism and intellectual crime."
Would thinkers as different as Popper, Adorno and Levinas, also not subscribe to a slightly changed version of this idea, where actual political crime is called "totalitarianism" and the philosophical crime is condensed in the notion of "totality"? A straight road leads from the philosophical notion of totality to political totalitarianism, and the task of "philosophical police" is to discover from a book of Plato's dialogues or a treatise on social contract by Rousseau that a political crime will be committed. The ordinary political policeman goes to secret organizations to arrest revolutionaries; the philosophical policeman goes to philosophical symposia to detect proponents of totality. The ordinary anti-terrorist policeman tries to detect those preparing to blow up buildings and bridges; the philosophical policeman tries to detect those about to deconstruct the religious and moral foundation of our societies… The same insight was already formulated by Heinrich Heine in his History of Religion and Philosophy in Germany from 1834, although as a positive, admirable fact: "Mark you this, you proud men of action, you are nothing but the unconscious henchmen of intellectuals, who, often in the humblest seclusion, have meticulously plotted your every deed."
Can we still continue this endeavor? As a Hegelian, I say: yes, but with a twist missed by Chesterton (…)».
Anni fa segnalammo sul blog un articolo su di lui tratto da Il Sussidiario:
Qui trovate delle possibili tracce. Giusto per vedere che effetto fa il signor Chesterton… Passa sempre come l'elefante nella cristalleria. E meno male.

30/6 o 1/7 Chesterton Day...

... Grandi ospiti internazionali.

Chi non viene, non gode.

Non ci dite: ma la registrazione? Ma la trascrizione? Ma il live streaming?

Non sono la stessa cosa, tanto poi non rivedere niente, vi affaticate...

Venite e basta! Venite sulla Riviera delle Palme, sul Lido degli Aranci, stiamo tutti insieme, non intellettualmente ma sanamente, umanamente, "hobbitamente"...

Tra amici!

Siamo o non siamo pronti alla Eternal Revolution? O siamo solo pronti alla thumbs revolution 👍?

Non ci chiedete: ma di che tema parleranno? È buffo: se venisse Chesterton gli chiedereste di che cosa parlerà (perché se parla dell'Ortodossia allora sì, se parla... di un pezzo di gesso allora no... 😊)?

Vi aspettiamo, dai, non fatela lunghissima...!

Presto date e rivelazione degli ospiti...

Irish brothers, don't give up being yourselves!

Rompo per una sola volta l'impegno di non occupare il blog e i social network della Società con cose che non riguardino strettamente Chesterton.

Faccio un appello agli amici irlandesi: 

per favore, ragionate e mandate in quel paese la lobby pro gender che vuole trasformare questa bellissima nazione in un bel laboratorio di teorie inammissibili, infondate ed inumane! Non cadete nella rete del politicamente corretto! Non smettete di essere voi stessi! Per favore!

Sveglia, fratelli irlandesi!

Please! Use your own reason! Say  "go fly a kite, please! a big kite" to gender lobby that wants to transform your wonderful nation in a big laboratory of unacceptable, unfounded and unhuman theories! Don't fall in the net of politically correct! Don't give up being yourselves! Please!

Wake up, irish brothers!

mercoledì 20 maggio 2015

Tweet di G.K. Chesterton su Twitter

G.K. Chesterton (@GKCDaily)
Thinking is a narrowing process. It leads to what people call dogma.


Tweet di G.K. Chesterton su Twitter

G.K. Chesterton (@GKCDaily)
A man who thinks hard about any subject for several years is in horrible danger of discovering the truth about it.


Alla Chesterton Academy fanno anche questo...

Lo ha fatto un alunno della Chesterton Academy sotto la guida dell'insegnante d'arte, Timothy Jones, che abbiamo avuto la fortuna di conoscere.

Sono la nostra scuola gemella e hanno lo stesso nostro motto...

martedì 19 maggio 2015

Capriole ad Arzignano con la nostra Annalisa Teggi

Ci segnalano che ci sarà grande letteratura il 22 maggio a Vicenza anzi ad Arzignano:

http://www.vicenzatoday.it/eventi/cultura/festival-biblico-arzignano-capriole-cosmiche.html

Dante e Chesterton sono i due... Virgili (!) di Annalisa Teggi e lei ne parlerà nel corso del Festival Biblico.

Enjoy, dicono qui vicino...

lunedì 18 maggio 2015

Sorpresa! Anche di Bentley ci sarebbe qualcosa in italiano...

Grazie a Maria Grazia Gotti! Ora guardate che cosa c'è di dimenticato e nascosto in giro…

Maria Grazia ci dice: 

«Caro Marco e cari amici e simpatizzanti della SCI.
Qualche giorno fa sono passata dal mio spacciatore di libri usati, come faccio spesso rientrando da pranzo. In particolare curioso nella sezione gialli, dove si trovano molti libri dei Gialli Mondadori (per intenderci quelli che dopo il mese in cui sono usciti non si trovano più).

Mi sono avvicinata con un po' di pessimismo, dato che gli hanno cambiato la sistemazione e vedere i titoli è un po' difficoltoso e io non avevo tanto tempo, e la prima cosa che mi si para davanti agli occhi è il libro che vedi in foto.
Per prima cosa sono rimasta interdetta, perché non sapevo che Bentley avesse scritto gialli. Subito comunque me lo sono accaparrato, non sia mai che sparisse. 

Solo in treno al ritorno l'ho aperto. Questo é quello che si legge nella dedica. 

A Gilbert Keith Chesterton 
Mio caro Gilbert
Dedico a te questa storia. Primo: perché l'unico motivo realmente nobile che mi ha spinto a scriverla é stata la speranza che tu ne possa trarre godimento. Secondo: perché ti devo un libro in cambio del tuo: L'Uomo che fu Giovedì. Terzo: perché te l'avevo promesso quando ti ho esposto il piano dell'opera, due anni fa. Quarto: perché ricordo il passato.
Proprio oggi stavo ripensando a quei giorni straordinari quando nessuno dei due guardava più un giornale; quando eravamo profondamente felici e facevamo illimitato abuso di carta, matite, tè, e della pazienza dei nostri genitori; quando abbracciavamo la più austera letteratura, mentre personalmente producevamo letture amene quanto basta; quando (nelle parole del poeta del Canada) studiavamo le opere di natura, e anche quelle piccole rane; quando, in breve, eravamo estremamente giovani.
In omaggio a quell'età, ti offro questa libro. 
Sinceramente tuo
E. C. Bentley 

Aggiungo solo qualche nota: il libro é del 1913. Agatha Christie ha giudicato il libro "uno dei tre migliori gialli mai scritti" e anche Dorothy Sayers era d'accordo. Il titolo originale é Trent's last case e ne sono stati tratti diversi film».

Per chi non lo ricorda, L'Uomo che fu Giovedì è dedicato a Edmund Clerihew Bentley, amico di sempre di Gilbert (furono compagni di scuola e non solo). L'edizione Lindau di questo splendido volume, definito da Chesterton la sua "autobiografia romanzata", saggiamente ha riprodotto tutta l'insostituibile dedica, senza la quale è difficilissimo comprendere il vero senso del libro.

Per chi vuole sapere qualcosa in più su Edmund Clerihew Bentley:

http://uomovivo.blogspot.it/2009/05/vi-presentiamo-uno-dei-migliori-amici.html

http://uomovivo.blogspot.it/2009/05/ancora-su-edmund-clerihew-bentley.html


Grazie, Maria Grazia, è bellissimo.



Questo nell'articolo parla anche di noi - da Tempi

http://scuolachesterton.org/2015/05/18/guardate-che-nellarticolo-ha-fatto-tempi-su-di-noi/

sabato 16 maggio 2015

Un aforisma al giorno (...)

Mmmh!



Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere 

Un aforisma al giorno




Gilbert Keith Chesterton, Il pozzo e le pozzanghere 

Stasera Distributismo on air!

Per chi non ha di meglio da fare ed è curioso di sapere che il distributismo non è un pezzo del Museo delle Idee-Belle-Ma-Non-Realistiche stasera ore 21.00 Radio Maria, Matteo Mazzariol e Marco Sermarini, conduce Fabio Trevisan.

venerdì 15 maggio 2015

Il profilo della sanità, di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)


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"Credo al vecchio dogma mistico secondo cui ciò che l'Uomo ha fatto, l'Uomo può rifare".

Con questa frase tratta dal lungimirante saggio: "Il profilo della ragionevolezzadel 1926, Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) intendeva porre l'accento su un indispensabile ritorno al passato in cui l'Uomo di ogni tempo poteva ricollegarsi. Lo faceva soprattutto in riferimento alla conservazione della libertà e della piccola proprietà contro i due sistemi, capitalistici e comunisti, che nella falsa contrapposizione attanagliavano le legittime aspirazioni umane: "I miei critici credono ad un dogma ancora più mistico: quello secondo cui l'Uomo non è assolutamente in grado di rifare ciò che ha già fatto…per questa via non si arriva da nessuna parte, se non a una perdita sempre maggiore di proprietà, inghiottita da un sistema ugualmente impersonale e inumano, sia che lo si chiami comunismo o capitalismo. Se non possiamo tornare indietro, non sembra che valga la pena andare avanti". 

Per il grande pensatore londinese il concetto di "proprietà", soprattutto "piccola" e da contrapporsi al latifondismo, era un autentico punto d'onore che aveva a che fare strettamente con la dignità umana. Egli propugnava con le lettere maiuscole un Risveglio della Fede, un Risveglio del Cattolicesimo: "Non fanno che dirci che questa o quella tradizione è finita per sempre, che questo o quel mestiere o credo è finito per sempre. Ci definiscono reazionari se parliamo di un Risveglio della Fede". Da buon cattolico, Chesterton sosteneva il Risveglio attraverso la ragione e la tradizione, ovvero la sanità dell'uomo: "Desideriamo sinceramente che si valuti con serietà se non sia possibile realizzare la transizione illuminati dalla ragione e dalla tradizione". Il profilo della ragionevolezza e della sanità era imprescindibile da certi collegamenti con le antiche tradizioni riguardanti la terra, il focolare domestico e l'altare.

Dinanzi al proliferare di grandi catene industriali e di grandi magazzini, a quei tempi agli albori, Chesterton prospettava quasi un secolo fa il fallimento completo: "Credo che il grande negozio sia un pessimo negozio. Lo ritengo pessimo in senso morale e commerciale. Credo che quegli empori giganteschi non solo siano volgari e insolenti, ma anche incompetenti e sgradevoli e nego che la loro vasta organizzazione sia efficiente". Si chiedeva quindi: "Cosa fare?" per preservare quelle ultime tradizioni di proprietà e libertà e si aggrappava al senso religioso atavico: "Come i Lari di un tempo, questa religione della casa o ciò che ne rimane, si oppone alla disciplina distruttiva del capitalismo industriale". Nel rammentare che la proprietà, in linea con i principi della Dottrina sociale della Chiesa, è un deposito affidatoci dalla Provvidenza per il bene degli altri oltre che per il nostro, egli ammoniva di non dimenticare il giorno del Giudizio in cui avremmo dovuto render conto dell'uso fatto di questo deposito. Auspicava quindi una società che sapesse far rivivere quelle corporazioni di arti e mestieri medievali, delle quali Leone XIII aveva rimpianto nella Rerum novarum.

La corretta distribuzione della proprietà e della responsabilità personale e sociale erano indicate da Chesterton con l'immagine dell'arco architettonico: "Il principio dell'arco è umano, applicabile a tutta l'umanità e da essa utilizzabile. Qual è il principio dell'arco? Secondo il principio dell'arco, unendo in un certo modo delle pietre di forma particolare, la loro stessa tendenza a cadere impedirà che cadano. E sebbene la mia immagine sia solo un esempio, in larga misura vale anche per il successo di un'equa distribuzione della proprietà. A sorreggere l'arco è l'uguaglianza della pressione che le singole pietre esercitano l'una sull'altra. L'uguaglianza è al tempo stesso mutuo soccorso e mutuo impedimento". Il corpo sociale, riassunto nell'arco architettonico, impediva così che le legittime disuguaglianze provocassero ingiustizie anti cristiane come la proletarizzazione o l'inadeguato arricchimento di pochi. Il profilo della sanità pensato da Chesterton era in un quadro organico cattolico e le sue provocazioni intelligenti rimangono ancora in attesa di una risposta ragionevole.

Ah! Ah! Ah! Che ne dite..?

G.K. Chesterton (@GKCDaily)
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giovedì 14 maggio 2015

martedì 12 maggio 2015

Tweet di Ignatius Press su Twitter

Ignatius Press (@IgnatiusPress)
James Casper, author of "Everywhere in Chains", tries out G.K. Chesterton's chair. Read about it here:... fb.me/7es97eLBp


Pietro, un uomo comune, secondo Chesterton...




«Quando in un momento simbolico, stava ponendo le basi della Sua Grande Società, Cristo non scelse come pietra angolare il geniale Paolo o il mistico Giovanni, ma un pasticcione, uno sempre fuori posto, uno pauroso: in una parola, un uomo. E su quella pietra Egli ha edificato la Sua Chiesa, e le porte dell'Inferno non hanno prevalso su di essa. Tutti gli imperi e tutti i regni sono crollati, per questa intrinseca e costante debolezza: furono fondati da uomini forti su uomini forti. Ma quest'unica opera, la storia Chiesa cristiana, fu fondata su un uomo debole, e per questo motivo è indistruttibile. Poiché nessuna catena è più forte del suo anello più debole».

Gilbert Keith Chesterton

È con queste parole dell'apologeta inglese che Pietro Sarubbi, attore celebre per la sua interpretazione di Barabba nel film “The Passion of Christ” di Mel Gibson, ha voluto introdurre la figura di Simon Pietro, nel suo spettacolo “Il mio nome da oggi è PIETRO” andato in scena a Terni, nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima, domenica 10 maggio. Con la bravura, con la passione ma soprattutto con l'ironia che contraddistinguono i grandi teatranti, Pietro ci ha raccontato la storia dell'omonimo apostolo che, tanti secoli or sono, venne scelto da Gesù come “pietra” angolare della sua Chiesa: un santo celato sotto la dura scorza del pescatore e del rude uomo di mare.
Ma ecco che entra in scena l'opera: mentre si odono i versi di un Padre Nostro recitato in aramaico, un uomo incombe sul palcoscenico, in catene. Egli deve rispondere dei suoi crimini di fronte ad una giuria che lo accusa di aver parlato in pubblico nel nome di Gesù Cristo. Così l'imputato inizia la sua storia, fatta di semplicità, quella dell'uomo che di fronte alla bellezza non distolse lo sguardo ma anzi decise, non senza fatica, di seguire il “Rabbì”, il maestro. Da quell'incontro sulla spiaggia del lago di Genezaret, Simone è diventato un uomo nuovo, Pietro, il timoniere della barca della Chiesa, capo di tutta la cristianità.
Una nuova vocazione, quella di pescatore di uomini, che però non muta l'umanità di Pietro, che resta intatta ed è comune a quella di tutti gli essere umani: egli infatti si arrabbia, agisce d'impulso, piange, ride e si lascia emozionare proprio come ognuno di noi.
Con la gioia dei bambini vuole camminare sulle acque ma è con la serietà degli adulti che tentenna ed infine cade. Non mancano i tratti drammatici, la disperazione per aver rinnegato il proprio Signore e Maestro, la paura di essere stato rimpiazzato da Giovanni, il tragico ritorno alla vecchia vita come se tutto non fosse mai accaduto. Ma Gesù torna e come in passato invita Pietro a gettare la rete in mare, ad avere fiducia.
Lo spettacolo si conclude con l'ammonizione dei giudici di non parlare più di Gesù in pubblico. Pietro accetta però ad una condizione davvero paradossale, degna di Chesterton.


di Fabrizio Saracino

Sabato 16 Maggio 2015 ore 21.00, Radio Maria, trasmissione sul Distributismo

"Distributismo e Dottrina sociale della Chiesa": 

puntata dell'Osservatorio Card. Van Thuan a

 Radio Maria


Si parlerà anche dei progetti di diffusione della responsabilità personale e familiare nei vari ambiti sociali, economici, culturali nella prossima trasmissione in onda sabato 16 maggio


La prossima puntata della trasmissione "La Dottrina sociale della Chiesa oggi", curata dall'Osservatorio ogni terzo sabato del mese su Radio Maria, sarà dedicata al tema "Distributismo e Dottrina sociale della Chiesa". Questo sabato, dunque, 16 Maggio, dalle ore 21.00 alle 22.30, tratterranno dell'argomento, dal punto di vista storico-culturale, l'avv. Marco Sermarini, Presidente della SCI (Società Chestertoniana Italiana)  e, dal punto di vista sociale ed economico, il Dott. Matteo Mazzariol, Presidente del MDI (Movimento Distributista Italiano). Il Distributismo trae ispirazione dalla DSC (Dottrina sociale della Chiesa) ed in particolare dalla Rerum Novarum di Leone XIII, da cui partirono nei primi decenni del XX secolo alcuni pensatori cattolici come Hilaire Belloc, Gilbert Keith Chesterton ed anche religiosi, come il padre domenicano Vincent McNabb. In tempi attuali alcuni economisti, come il Prof. John Medaille, docente presso l'Università di Dallas, hanno riproposto l'attualità e la freschezza del Distributismo in parecchi libri ed in riviste specializzate.


L'intento è quello di affrontare i temi cari al Distributismo, come la famiglia cellula fondamentale della società e la diffusione della piccola proprietà, per mostrare quanto i cardini della DSC siano in stretto contatto con le proposte distribuiste e quanto sia indispensabile, in un'epoca di profonda crisi economica, morale e anche spirituale, ritornare alla loro comprensione. Il conduttore Fabio Trevisan illustrerà, con l'ausilio dei graditi ospiti, i principi della Dottrina sociale della Chiesa anche attraverso le esperienze  personali dei due ospiti.


L'appuntamento è quindi per sabato prossimo, con la possibilità da parte degli ascoltatori d'intervenire in diretta, a partire dalle ore 22, telefonando al numero della redazione di Radio Maria: 031/610.610.

giovedì 7 maggio 2015

Tweet di Chesterton Society su Twitter

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"The modern world is a crowd of very rapid racing cars all brought to a standstill and stuck in a block of traffic." #Chesterton


Tweet di Chesterton Society su Twitter

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"Over-civilization and barbarism are within an inch of each other. And a mark of both is the power of medicine-men." #Chesterton


mercoledì 6 maggio 2015

The "One-sided" Truce with the Modern World - di Dale Ahlquist

The "One-sided" Truce with the Modern World


Chesterton conquista anche la Spagna ed... El Mundo! - Maria Grazia Gotti colpisce ancora, leggete cosa ha scovato...

Ciao Marco, ti ho preparato questa brevissima nota su questa notizia, che pare decisamente interessante; spero che escano anche altri articoli, che nel caso ti segnalerò!


E' opera della fumettista Marta Gómez-Pintado, che gli ha dedicato due anni di duro lavoro. E con grande profitto, a giudizio di Marga Nelken, che ne parla con grande entusiasmo in questo articolo di El Mundo:

http://www.elmundo.es/cultura/2015/05/06/5548c8f4e2704e5a3a8b4570.html?intcmp=ULNOH002


ps: sarebbe bello se l'amico spagnolo Fran lo leggesse e ci facesse avere il suo parere di chestertoniano...

martedì 5 maggio 2015

Riceviamo e pubblichiamo - Comunicato dal Gruppo Chestertoniano Modenese...

Si comunica che sei membri del gruppo chestertoniano Modenese si sono riuniti per la prima volta in seduta letterario-gastronomica domenica 12 Aprile sera a Vignola.
Al nutrimento spirituale, con la messa vespertina della domenica, è seguito quello materiale, con una cena in un ristorante-birreria locale.

Per motivi di sicurezza non si specificano ulteriormente nè nomi nè luoghi: i convenuti infatti hanno discusso di argomenti per cui si rischia anche la galera, quali adulteri, furti con introduzione in casa dal camino, omicidii con la pistola.... e di altre faccenduole di routine per cui oggigiorno è previsto l'internamento in ospedale psichiatrico.

A chiunque intercettando questo messaggio, credesse di poter sgominare questa banda di esaltati diciamo che si illude.
perchè le prossime riunioni avverranno in luoghi sempre diversi e in orari differenti
e spesso alcuni membri si faranno sostituire da controfigure.

Anticipiamo soltanto che nel prossimo conciliabolo verrà organizzato un duello all'ultimo sangue previsto un morto
Non cercate di fermarci: sarebbe fatica inutile, siamo fermi e determinati nelle nostre intenzioni

Incoraggiamo tuttavia caldamente la presenza di un prete e di almeno un medico, possibilmente due, in modo da poter dare i conforti di rito al morituro.

...chi indovina l'opera oggetto di discussione della prima serata di incontro?
per il vincitore, un viaggio premio (a sue spese) a Vignola nel periodo delle ciliegie, con l'opzione di poter ricevere indizi per partecipare alla nostra prossima riunione

...chi non indovina... lasciamo al Presidente la valutazione delle prove cui dovrà sottoporsi per potersi ancora chiamara "amico di chesterton" :-)

A cento anni dalla nascita di Orson Welles

Orson Welles e Chesterton, ne abbiamo parlato qualche anno fa...

http://t.co/hMYclxYLMG

http://t.co/xNZXUCWxBO

Un bell'articolo di Annalisa Teggi, da Tempi

Chesterton e i No Expo di Milano | Tempi.it


Gender: la profezia di Chesterton (da Cultura Cattolica)

#Gender: la profezia di Chesterton


sabato 2 maggio 2015

L'eclissi della libertà - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)


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"Tutta questa confusione moderna è pervasa dal curioso principio di sacrificare gli usi antichi delle cose perché non si conciliano con gli abusi moderni".

Gilbert Keith Chesterton, antecedentemente la prima guerra mondiale, e quindi circa un secolo fa, indicava chiaramente i mali (e non semplici passeggeri malanni) che affliggevano la nostra società. Sottolineava i mali, alla pari dell'eugenetica, come testimoniato nel saggio: "Eugenetica e altri malannipubblicato  nel 1922, ma concepito ben prima, come abbiamo detto. In uno dei capitoli finali del saggio: "L'eclissi della libertà" , il grande scrittore inglese poneva in modo mirabile il problema in questi termini: "La libertà ha prodotto scetticismo, e lo scetticismo ha distrutto la libertà. Gli amanti della libertà credevano di renderla illimitata, mentre la lasciavano soltanto indefinita. Credevano di lasciarla soltanto indefinita, mentre in realtà la lasciavano indifesa. Per il solo fatto di trovarsi liberi, gli uomini si trovarono liberi di mettere in discussione il valore della libertà". 

Il problema della libertà veniva posto da Chesterton alla stregua del problema della vita o della proprietà e quindi valutato come bene essenziale, proprio della natura umana, voluto e sancito dal Padre Eterno. Bene da tutelare, da non negoziare, ma tuttavia bene da definire. Ecco perché lo scetticismo, alla pari del relativismo o del soggettivismo, distrugge la libertà. Lo scrittore londinese guardava agli effetti che ponevano queste domande semplici: "Cos'è la proprietà? Cos'è la vita? Cos'è la libertà?". Erano domande che non potevano lasciare liberi di infischiarsene, ma che impegnavano tutta la persona e tutte le persone. Se si eludevano queste domande si sarebbe arrivati, secondo la visione lungimirante di Chesterton, alla vera tirannia: "Alla tirannia è bastato fare un passo per raggiungere i luoghi sacri e segreti della libertà personale, dove nessun uomo sano di mente aveva mai sognato di trovarla; e specialmente il santuario del sesso". La devastazione della sacralità della vita poteva raggiungere ogni inimmaginabile eccesso in modo tale che le persone non avrebbero più avuto alcuna difesa contro la tirannia: "Privare un uomo della moglie o del figlio è facile come privarlo della birra, quando si può dire: Cos'è la libertà? E tagliargli la testa è facile come tagliargli i capelli quando si è liberi di dire: Cos'è la vita?". 

Egli si opponeva alla famosa espressione liberale, in realtà liberticida, che pareva tutelare una presunta tolleranza, la quale circoscriveva all'uomo la sua libertà purché non interferisse nella libertà altrui. Con il suo magistrale e paradossale umorismo, Chesterton smascherava il liberalismo che, in nome della "salute", colpiva l'uomo comune: "Se era logico ammettere una certa distinzione fra la birra e il tè, in base al fatto che bere troppa birra può spingere un uomo a tirare il boccale in testa a qualcuno, mentre di rado la zitella è spinta da un eccesso di tè a tirare la teiera in testa a chicchessia, ora la base del discorso è cambiata. Non si considera ciò che l'ubriaco fa agli altri colpendoli con il boccale, bensì quello che fa a se stesso bevendo la birra. L'argomento si fonda sulla salute". Abbiamo assistito nel tempo, come aveva intuito Chesterton, all'eclissi della libertà ed all'acutizzarsi, in tempi di "pace", dell'oppressione e dell'intolleranza. E questo proprio in nome della libertà e della democrazia. Allora, si chiedeva Chesterton, che cos'è questa osannata "salute"? Era questo l'interrogativo che, senza l'autorità dei dogmi e della ragione, poteva essere impiegato come strumento di tirannia.  Per Chesterton il giusto concetto di "salute" era inseparabile da quello di Dio: "La salute è semplicemente la natura, e nessun naturalista dovrebbe avere l'impudente pretesa di comprenderla. La salute è Dio e nessun agnostico ha il diritto di vantare la Sua conoscenza. Dio, infatti, non può che significare quel mistico e molteplice equilibrio di tutte le cose… Voi ed io, quando ci sentiamo in perfetta salute siamo del tutto incapaci di nominare gli elementi che compongono quella misteriosa semplicità".

venerdì 1 maggio 2015