lunedì 31 ottobre 2016

Giulio Verne e Chesterton - di Roberto Prisco

Il testo si trova all'indirizzo:

http://www.chesterton.it/gkc/UomovivoinVerne.htm


Comunque è aggiunto qui sotto:


Una caratteristica rilevante di GKC è la sua refrattarietà verso qualsiasi forma di intellettualismo, che dimostra nella precedenza logica e temporale da lui sempre assegnata alla realtà ed all'esercizio della vita.
Dato però che nella cultura del nostro tempo la realtà è stata dimenticata e la vita a sua volta viene considerata un bene disponibile, ciò che il nostro, basandosi su quei principi scrive su noi uomini, appare come qualcosa di straordinario ed inatteso quando al contrario dovremmo coglierlo semplicemente come un richiamo alla nostra natura.
Stacchiamoci adesso dalle opere del nostro e rivolgiamoci ai libri per ragazzi di quel periodo a cavallo tra '800 e '900 per renderci conto di come quei valori fossero considerati un abituale bagaglio nella formazione delle coscienze dei giovani. Per far leggere dei libri ai ragazzi bisogna ovviamente venderli agli adulti e questi li comprano soltanto se vi trovano i valori educativi che intendono trasmettere ai figli. Ad esempio l'esame che il cardinale Biffi aveva fatto del Pinocchio era basato su considerazioni di questo genere, che qui intendiamo ripetere a proposito di GKC. Per dotarci del materiale da impiegare, passiamo ora a rintracciare in un romanzo di Verne alcune briciole della saggezza che noi chiamiamo chestertoniana.
Jules Verne (Nantes, 8 febbraio 1828 – Amiens, 24 marzo 1905) scriveva libri di avventure per ragazzi che avevano lo scopo di passare loro lezioni di fisica, di geografia, di storia ecc. Per rendere tutto ciò desiderabile, o perlomeno tollerabile, dai genitori ecco che la normale saggezza di allora venne fatta filtrare nelle pagine e nelle trame. Si scoprono così, nel nome della semplice saggezza popolare delle altrimenti imprevedibili concordanze tra l'Uomovivo di GKC ed un particolare romanzo, "Le Tribolazioni di un Cinese in Cina" di Jules Verne.
Il cinese di cui parla Verne è un giovane ricchissimo ed annoiato che, nonostante la bella fidanzata, non ama la vita e che alla scoperta di aver perso la propria ricchezza decide di morire. I beneficiari di una ingente assicurazione saranno la fidanzata ed un amico che prima di essergli maestro di filosofia era stato un guerrigliero rivoluzionario. Quest'ultimo ha ricevuto dal giovane anche l'incarico di ucciderlo in modo inatteso; una lettera liberatoria firmata dal giovane lo scagiona fin da subito dall'accusa di omicidio. I due amici, legati ora da questo patto di sangue, si dividono. Sarà il maestro a scegliere il tempo ed il modo dell'esecuzione.
La trama dei rapporti viene però complicata dalla notizia che la ricchezza si è ricostituita e dal conseguente cambiamento di risoluzione del giovane che ora per quanto annoiato decide di continuare a vivere. La revoca della precedente decisione non può essere comunicata al maestro che non è rintracciabile, in quanto avendo saputo segretamente ed in anticipo della notizia ha deciso per proprio conto di far rinsavire del tutto il ricco allievo. Questi temendo per la vita fugge attraverso tutta la Cina. Verne approfitta dell'occasione per descrivere in lunghe pagine geografia, storia e quant'altro della Cina. La fuga termina quando il giovane viene catturato da un gruppo di vecchi commilitoni del filosofo che fingono di volerlo uccidere ed invece lo consegnano vivo, vegeto e rinsavito al filosofo, alla fidanzata ed agli amici. Il capo degli ex rivoluzionari, prima di lasciarlo pronuncia la morale del libro: "Solo davanti alla morte conoscerai ciò che vale il favore di essere al mondo, favore che tu hai lungamente disconosciuto." (pag. 222)
Troviamo in tutto questo due dei temi che suscitano il nostro interesse alla lettura dell'Uomovivo e cioè l'amore per la vita dato con un colpo di pistola che sfiora la testa ed il viaggio compiuto attorno al mondo fatto per ritrovare la propria famiglia.
Questi due schemi: il valore educativo della sofferenza e il viaggio iniziatico fanno parte della nostra cultura e non dobbiamo quindi sorprenderci se un grande saggio come GKC ed un saggista come J Verne si trovano a condividerne la validità.
Se a noi GKC sembra affermare principi e valori particolari, dobbiamo renderci conto che questa positività non è dovuta soltanto alla sua elevata statura intellettuale, ma soprattutto alla dimenticanza che la cultura a noi contemporanea ha costruito attorno alla saggezza naturale e popolare. GKC si rese conto che l'annebbiamento di quei valori stava crescendo sotto l'impulso del positivismo e delle ideologie e cercò di salvarli per noi che a cento anni di distanza ci accorgiamo di come la loro decomposizione abbia raggiunto livelli insospettabili solo cinquant'anni fa.
Il deserto attuale ci fa apprezzare la freschezza della saggezza naturale di GKC del quale godiamo i paradossi, le profondità e gli scherzi basati sulla realtà dell'uomo di sempre.

BIBLIOGRAFIA
Giulio Verne "Le Tribolazioni di un cinese in Cina" Rizzoli, BUR, Milano 1964

Rob

sabato 29 ottobre 2016

Ecco qualcosa da Il giardino di fumo (su www.pumpstreet.it)

Un aforisma al giorno (questo è grandioso, una minaccia...)

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
What we should try to do is make politics as local as possible. Keep the politicians near enough to kick them.


Un aforisma (altrettanto vero) al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
When a politician is in opposition he is an expert on the means to some end; and when he is in office he's an expert on the obstacles to it.


Un aforisma (vero) al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
A politician often passes the 1st half of his life in explaining that he can do something & the 2nd half of it in explaining that he cannot.


venerdì 28 ottobre 2016

Il risvolto merita...

Questo lo conoscono in pochi...

È lui, Vincenzo McNabb.
Sì, fascisticamente ed autarchicamente chiamato Vincenzo e non Vincent.
Il testo non è roba di poco. Data il 1943. Presentazione di M. J. Lagrange. Noi ce l'abbiamo...

giovedì 27 ottobre 2016

Un aforisma al giorno (spettacolare ed attualissimo! Non dite di no!)

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
The New Theologians always remind me of some tribe who always take their god to a precipice and discuss whether they should throw him over.


mercoledì 26 ottobre 2016

Un aforisma (spettacolare, fuori moda ma proprio di Chesterton!) aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
Thinking is a narrowing process. It leads to what people call dogma.


Un (grande) aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
A man who thinks hard about any subject for several years is in horrible danger of discovering the truth about it.


sabato 22 ottobre 2016

Un aforisma al giorno (da L'imputato, bellissimo, un programma rispettato dall'autore alla virgola)

Chesterton – en av trons främsta försvarare­ - dagen.se (ovviamente è svedese...)

Pure in Svezia si interessano a Chesterton...
Non chiedeteci cosa c'è scritto, però. Anzi, se qualche volenteroso lo traduce, poi ci dice se vale la pena... ;))

Comunque da quelle parti, in Norvegia, c'è un nostro amico, Gier, che sta compilando la bibliografia totalissima (come avrebbe detto Felice Caccamo... ricordate Teo Teocoli e il suo personaggio e la sua "frittura di pesce totalissima"?) di Chesterton, ossia un elenco comprendente tutte le opere, gli scritti, gli articoli d Chesterton e su Chesterton usciti nel mondo. Padre Spencer ed io gli abbiamo fornito materiale anche sull'ambiente italiano.

Grande opera, mai fatta da nessuno sinora. Anche l'opera di Sullivan, lo storico autore dell'unica bibliografia sulle opere di Chesterton in circolazione, impallidirà.

Marco Sermarini

http://www.dagen.se/livsstil/chesterton-en-av-trons-framsta-forsvarare-1.790864



Inviato da iPad

Radici Cristiane, nel prossimo numero anche Chesterton

"Radici Cristiane si occupa anche di Gilbert Keith Chesterton a 80 anni dalla sua morte: scrittore eclettico ed autore di una vasta produzione, fu, dopo la conversione, un grande cattolico, un'«anima naturaliter christiana», certo di trovare nella Chiesa «il luogo in cui tutte le verità si incontrano». Venne insignito da Pio XI del titolo di «eminente difensore della Fede cattolica»".

http://www.corrispondenzaromana.it/radici-cristiane-uno-special-dossier-su-lutero-padre-di-tutte-le-rivoluzioni/

Rai5, dal 16 ottobre riparte “Cult Book” e Stas' Gawronski ci infila Chesterton

http://www.sorrisi.com/tv/news-e-anticipazioni/rai5-dal-16-ottobre-riparte-cult-book/

venerdì 21 ottobre 2016

William Cobbett, così vicino alla nostra voglia di libertà.

Dall'America m'è arrivato grazie a Dale Ahlquist questa bella sorpresa, il libro di Chesterton su Cobbett, personaggio a noi italiani pressoché sconosciuto.

William Cobbett, noto anche come Peter Porcupine (1763 - 1835), era un politico, giornalista e scrittore inglese di cui, come vedete, si occupò con un certo interesse il nostro Chesterton.

Emigrò negli Stati Uniti, scrisse opere polemiche a sfondo politico, e continuò a scrivere anche dopo il suo rientro in Inghilterra nel 1800 attraverso la fondazione della rivista Weekly Political Register.
Tornò in fuga negli Stati Uniti nel 1817 e successivamente tornò in patria. La sua vita decisamente  movimentata, sia come giornalista e polemista che come politico, è legata a doppio filo al suo tempo ed alla temperie politica dei suoi giorni, in particolare alle questioni politiche più in voga come la riforma parlamentare. 

Nei suoi giornali, che vendeva a prezzi bassissimi, e nei racconti di viaggio nella sua Inghilterra, Cobbett criticò gli abusi dell'amministrazione del Regno e dell'esercito e si pose in schietta opposizione alle misure dei parlamenti e dei governi, che lo considerarono un rivoluzionario alla stregua dei giacobini francesi. Diede voce a contadini e gente della classe lavoratrice. Per loro lottò per l'ottenimento del diritto di voto generale, perché fossero alzate le tasse ai possidenti e per una riforma a favore delle classi meno abbienti. Decisamente eclettico e un po' anarchico nello stilare i suoi obiettivi, ebbe l'idea comunque che le riforme potessero migliorare la condizione del suo paese. Nel 1830, finalmente, fu eletto dopo tanti tentativi falliti alla Camera dei Comuni per il seggio di Oldham.

Scrisse tra le altre cose Storia della Reggenza e del Regno di Giorgio IV, Storia della Riforma protestante in Inghilterra ed in Irlanda e quindi Rural Rides, la originale cronaca dei suoi viaggi e delle storture sociali e politiche incontrate sulla sua strada.

Che disse di lui Chesterton?

Che i suoi contemporanei lo ammirarono per lo stile ma non ne apprezzarono le idee. Precisamente disse: «lodò un'Inghilterra stravagante e impossibile in un perfetto ed eccellente inglese» perché era impossibile far rivivere «le cose che Cobbett voleva resuscitare... come la libertà, l'Inghilterra, la famiglia, l'onore dei piccoli proprietari terrieri, e così via».

Poteva non essere affascinato Chesterton da un personaggio del genere, così originale, così controcorrente, così spigoloso per chi deteneva il potere? Un uomo che «amò il passato e da solo visse nel futuro». Era Cobbett e non Carlyle il vero radicale; Carlyle era lo scheletro alla festa capitalista, invece era lui, Cobbett, «lo scheletro nell'armadio».

Grande Chesterton che ci fa diventare simpatico anche Cobbett! Uno per cui Whigs e Tories erano la stessa razza, in fondo...

Un bel libro da tradurre.

Marco Sermarini


William Cobbett, così vicino alla nostra voglia di libertà.

Dall'America m'è arrivato grazie a Dale Ahlquist questa bella sorpresa, il libro di Chesterton su Cobbett, personaggio a noi italiani pressoché sconosciuto.

William Cobbett, noto anche come Peter Porcupine (1763 - 1835), era un politico, giornalista e scrittore inglese di cui, come vedete, si occupò con un certo interesse il nostro Chesterton.

Emigrò negli Stati Uniti, scrisse opere polemiche a sfondo politico, e continuò a scrivere anche dopo il suo rientro in Inghilterra nel 1800 attraverso la fondazione della rivista Weekly Political Register.
Tornò in fuga negli Stati Uniti nel 1817 e successivamente tornò in patria. La sua vita decisamente  movimentata, sia come giornalista e polemista che come politico, è legata a doppio filo al suo tempo ed alla temperie politica dei suoi giorni, in particolare alle questioni politiche più in voga come la riforma parlamentare. 

Nei suoi giornali, che vendeva a prezzi bassissimi, e nei racconti di viaggio nella sua Inghilterra, Cobbett criticò gli abusi dell'amministrazione del Regno e dell'esercito e si pose in schietta opposizione alle misure dei parlamenti e dei governi, che lo considerarono un rivoluzionario alla stregua dei giacobini francesi. Diede voce a contadini e gente della classe lavoratrice. Per loro lottò per l'ottenimento del diritto di voto generale, perché fossero alzate le tasse ai possidenti e per una riforma a favore delle classi meno abbienti. Decisamente eclettico e un po' anarchico nello stilare i suoi obiettivi, ebbe l'idea comunque che le riforme potessero migliorare la condizione del suo paese. Nel 1830, finalmente, fu eletto dopo tanti tentativi falliti alla Camera dei Comuni per il seggio di Oldham.

Scrisse tra le altre cose Storia della Reggenza e del Regno di Giorgio IV, Storia della Riforma protestante in Inghilterra ed in Irlanda e quindi Rural Rides, la originale cronaca dei suoi viaggi e delle storture sociali e politiche incontrate sulla sua strada.

Che disse di lui Chesterton?

Che i suoi contemporanei lo ammirarono per lo stile ma non ne apprezzarono le idee. Precisamente disse: «lodò un'Inghilterra stravagante e impossibile in un perfetto ed eccellente inglese» perché era impossibile far rivivere «le cose che Cobbett voleva resuscitare... come la libertà, l'Inghilterra, la famiglia, l'onore dei piccoli proprietari terrieri, e così via».

Poteva non essere affascinato Chesterton da un personaggio del genere, così originale, così controcorrente, così spigoloso per chi deteneva il potere? Un uomo che «amò il passato e da solo visse nel futuro». Era Cobbett e non Carlyle il vero radicale; Carlyle era lo scheletro alla festa capitalista, invece era lui, Cobbett, «lo scheletro nell'armadio».

Grande Chesterton che ci fa diventare simpatico anche Cobbett! Uno per cui Whigs e Tories erano la stessa razza, in fondo...

Un bel libro da tradurre.

Marco Sermarini


giovedì 20 ottobre 2016

Un aforisma al giorno


Le scuole e i saggi più ermetici non hanno mai avuto la gravità che alberga negli occhi di un neonato di tre mesi. La sua è la gravità dello stupore di fronte all’universo, e questo stupore non è misticismo, bensì buonsenso trascendente. Il fascino dei bambini sta nel fatto che con ognuno di loro tutte le cose vengono rifatte, e l’universo rimesso alla prova. Quando camminiamo per strada e sotto di noi vediamo le deliziose teste bulbose di questi funghi umani, il triplo delle dimensioni che dovrebbero avere in proporzione al loro corpo, dovremmo sempre ricordarci innanzitutto che ognuna di quelle sfere contiene un universo nuovo fiammante, nuovo quanto era nuovo il mondo il settimo giorno della creazione. In ognuna c’è un nuovo sistema di stelle, nuova erba, nuove città, un nuovo mare.


G.K. Chesterton, L’imputato

mercoledì 19 ottobre 2016

sabato 15 ottobre 2016

Lepanto - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)


chesterton

"Il Papa ha rivolto le sue braccia lontano, temendo agonia e sconfitta ed ha chiamato i Re della Cristianità per combattere in nome della Fede"

.

zgkclepanto

Nello stesso 1911, anno in cui Gilbert Keith Chesterton pubblicò il poema epico: "La ballata del cavallo bianco", il grande scrittore inglese dava alle stampe una straordinaria poesia, composta da otto strofe, dedicata a Lepanto, nella quale appassionatamente riportò, come un cronista di quell'epoca, la storia della battaglia vinta dall'armata navale cristiana contro i Turchi. Il risultato di quell'opera chestertoniana fu talmente roboante che i soldati inglesi, durante il conflitto della prima guerra mondiale, declamarono alcuni di quei versi nelle umide e terribili trincee. Persino il famoso scrittore argentino Jorge Luis Borges (1899-1986) volle commemorare, in occasione della morte di Chesterton nel 1936, questo significativo poemetto: "Credo che Lepanto sia una delle pagine attuali che le generazioni del futuro non lasceranno morire…la sua musica, la sua felicità sono ammirevoli. E' una pagina che commuove fisicamente, come la vicinanza del mare". 

Purtroppo Borges si era sbagliato, in quanto le generazioni future non solo non ricordarono più quel poemetto, ma dimenticarono per lungo tempo il suo autore, seppur insignito del titolo di "Defensor Fidei" da Papa Pio XI.

Perché Chesterton volle celebrare la storia di quel 7 ottobre 1571, in cui venne istituita la Festa della Vergine del Rosario? Perché volle farlo così musicalmente, facendoci percepire i tamburi lontani, i corni squillanti, le vele spiegate al vento, gli archibugi ed i cannoni fumanti, le grida, gli inni ? Non si era ancora convertito ufficialmente alla Chiesa Cattolica Romana, come egli amava definirla, eppure sentiva quell'intelligenza della fede cristiana pulsare nelle sue vene e vibrare in tutto il suo corpo. Quel Don Giovanni d'Austria, chiamato da lontano da San Pio V, era decantato in questi incantevoli versi nella seconda strofa: "L'ultimo cavaliere d'Europa (Giovanni d'Austria) toglie le armi dalla parete. L'ultimo trovatore sopravvissuto, cui ha insegnato il canto l'uccello che un tempo era andato a Sud a cantare, quando il mondo era ancora giovane". Il riso di Don Giovanni d'Austria viene contrapposto al sultano ottomano, che in quel momento domina spaventosamente il Mediterraneo, infliggendo vergogne e umiliazioni, brutalità e terrore alle armate cristiane: "Il Sultano di Bisanzio sorride mentre zampillano le fontane. C'è riso – come quello delle fontane- in quel volto temuto da tutti…Don Giovanni che ride della terribile barba arricciata, ergendosi sulle staffe come sui troni della terra, sollevando la propria testa come una bandiera per tutto il mondo libero…". Le esclamazioni gioiose nel finale delle strofe del poemetto accompagnano l'incedere ed il rumore della Crociata: "Luce d'amore della Spagna-hurrah! Luce di Morte dell'Africa! Gloria Domino! Vivat Hispania! Domino Gloria! Don Giovanni d'Austria ha liberato la sua gente!". 

So benissimo che ai nostri tristi giorni questo poemetto verrebbe letto da molti (anche cattolici) come un inno guerrafondaio, scritto da un pazzo invasato. L'appello del Sultano ed i pericoli paventati dalla discesa in campo dell'armata cristiana vengono  riportati nel poemetto e ne testimoniano invece l'attualità ed il dramma della nostra umanità che ha smarrito la bellezza della fede in Cristo e nella Chiesa Cattolica: "C'è un rumore nelle montagne e riconosco la voce che ha scosso i nostri palazzi quattrocento anni or sono: è di colui che non accetta il Destino; è Riccardo, è Raimondo, è Goffredo alle porte! …Schiacciatelo, ed avremo la pace". Quella "pace" arrendevole e falsa, ostentata con crudeltà dal Sultano, non poteva essere accettata da un personaggio come Chesterton, il quale non mancava di inveire nella quinta strofa contro le lacerazioni del protestantesimo luterano: "Il Nord è pieno di situazioni e testi complessi e di occhi dolenti, e morta è ogni innocenza di rabbia e di sorpresa e un Cristiano ha ucciso un Cristiano in una stanza polverosa e stretta…e il Cristiano ha odiato la Maria che Dio aveva baciato in Galilea". 

Chesterton non nascondeva affatto le sue ragioni e i suoi sentimenti, tanto che aveva scritto nel saggio su San Tommaso d'Aquino che Lutero aveva dato corso ad un'epoca delle suggestioni ponendo fine ai secoli luminosi del Medioevo. San Pio V, al contrario, è raffigurato nella settima strofa trepidante in preghiera: "Il Papa era nella sua cappella prima che il giorno della nostra battaglia finisse, la stanza nascosta nella casa dei mortali in cui Dio siede tutto l'anno…". Chesterton non ha rifiutato di esporci le immagini truci e crudeli collegati al mondo islamico: "La mezzaluna delle navi crudeli il cui nome è mistero, esse proiettano grandi ombre verso i nemici, oscurando la Croce ed il Castello; esse offuscano gli alati leoni di pietra sulle galee di San Marco". 

Il poemetto si chiude con un inno vittorioso ricondotto alla gigantesca figura di un altro cristiano intrepido, l'autore del Don Chisciotte: "Cervantes sulla sua galera rinfodera la spada e  vede attraverso una terra esausta una strada solitaria in Spagna, sulla quale un cavaliere magro ed insensato cavalca sempre invano. E sorride, ma non come il Sultano, e ripone la sua lama…". 

Affinché percepiamo, come desiderava Chesterton, Lepanto come una nostra battaglia, affido all'intelligenza ed al cuore di ciascuno una ri-lettura di questo coraggioso poemetto.




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Un aforisma al giorno

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"Representative #government is not self-government; and Parliament is not even representative government." - #Chesterton


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venerdì 14 ottobre 2016

Gabriel Gale. Il poeta e i pazzi - di Paolo Gulisano


 

Gabriel Gale, l'investigatore poeta e pittore creato da Gilbert Chesterton nel 1929 è tornato. Ci ha pensato – meritoriamente- a ripubblicarlo quella piccola ma eccellente casa editrice che è  Fuorilinea, con il titolo "Il poeta e i pazzi. Episodi della vita di Gabriel Gale, pittore e poeta, nonché investigatore assolutamente dilettante, è un personaggio chestertoniano quanto pochi altri: Chesterton ci dice che gli era avvenuto di risolvere parecchi misteri, ma si trattava per lo più di quei misteri che interessano i mistici. Accadde tuttavia che una volta o due fosse obbligato a scendere dalle nuvole del misticismo per immergersi nell'atmosfera intensamente viva di un delitto e riuscì talvolta a dimostrare che un apparente delitto era un suicidio, tal'altra a dimostrare che un suicidio era invece un delitto; talora si occupò anche di cose meno gravi quali la scoperta di un falso o di una frode. Ma la sua partecipazione alle indagini non era di solito che il frutto di una coincidenza, poteva derivare dal fatto che un avvenimento toccasse casualmente qualche punto verso il quale la sua fantasia, sempre interessata ai movimenti ed agli stati d'animo, lo guidava; oppure essa gli dimostrava come aveva guidato altri al di là dei confini della legalità. Nella maggioranza dei casi riuscì a dimostrare che i moventi del furto o del delitto sono perfettamente logici e persino convenzionali."Giunto alla maggiore età, aveva ereditato i piccoli debiti e le modeste rendite di un gentiluomo di campagna piuttosto sfortunato. Ma benché cresciuto nella tradizione dei piccoli proprietari non era tipo da non possedere, specie a quell'età, opinioni personali estranee a quella tradizione. Giovanissimo ancora, era politicamente l'esatto opposto di quel che dovrebbe essere un proprietario di terre, e cioè era molto rivoluzionario e, dato il luogo, quasi anarchico. Interveniva in favore dei cacciatori di frodo e degli zingari; indirizzava ai giornali lunghe lettere che i redattori giudicavano troppo eloquenti per essere adatte alla pubblicazione. Denunciava la magistratura della contea in controversie che avrebbero poi dovuto venir giudicare imparzialmente dagli stessi magistrati della contea. Avendo alla fine scoperto con grandissimo stupore che tutte le autorità gli erano contrarie e sembrava fossero in grado di controllare lealmente ogni possibile mezzo di espressione a sua disposizione, ideò un nuovo metodo del tutto personale, il quale procurò a lui un grande spasso, e alle autorità locali non poche seccature. Si diede cioè a impiegare il talento per il disegno che sapeva di possedere, e insieme un altro talento di cui era meno consapevole che gli permetteva di indovinare i pensieri delle persone che avvicinava e di capire in breve tempo le loro più intime caratteristiche spirituali".Naturalmente questa capacità di scrutare nell'animo umano e di metterlo a nudo di fronte all'interessato stesso viene considerata follia. Di fronte a due medici che forti del loro metodo razionalista e pseudo-scientifico intendono valutarlo, Gabriel risponde, con semplicità disarmante:" Credete davvero che esista qualche ragione per la quale voi siate adatti a stendere una relazione sul mio stato mentale più di quanto sia io in grado di descrivere il vostro? Non potete certo conoscermi più di quanto io non conosca voi; anzi neppure la metà di quanto io vi conosca. Non sapete che un pittore di ritratti deve saper valutare le persone a prima vista esattamente come un medico? E io so farlo molto meglio di voi perché in questo campo ho un'abilità speciale. Ecco la ragione per la quale so dipingere quelle figure sui muri, e le vostre persone le saprei disegnare grandi come case. Io so quello che vi sta in fondo al pensiero, dottor Simeon Wolfe: un caos di eccezioni senza nessuna regola. Voi trovate anormale ogni cosa perché non sapete comprendere la normalità. Voi riuscireste a dichiarare pazzo chiunque; in quanto poi al perché desiderate in maniera speciale di provare che io sia pazzo questo è un altro svantaggio dell'ateismo, perché non credete che niente vi potrà colpire per punirvi del vile tradimento a cui vi siete oggi venduto."

Gabriel, come detto, era stato creato da Chesterton nel 1929, dopo il suo ingresso definitivo nella Chiesa Cattolica, ed è la figura ultima del suo "pantheon" di investigatori, ovvero di cercatori di Verità. .  La vita come enigma è il senso del Libro di Giobbe, definito da Chesterton, che vi aveva trovato ristoro e salvezza nella crisi terribile degli anni giovanili come il più grande poema religioso dell'umanità. Enigma, o mistero, non nel senso di qualcosa di ignoto, di in conoscibile, di assurdo, ma come, contrariamente a come solitamente viene posta la questione, una risposta che attende una domanda , una domanda posta nel modo giusto, come quella che deve rivolgere il cercatore del Santo Graal al custode del sacro calice. Chesterton notava che in Giobbe l'affermazione che convince il dubbioso non è l'immagine dell'ordinata bontà del creato, quale l'aveva raffigurata la religiosità rigorosamente razionale del diciottesimo secolo, bensì la descrizione della sua immensa e arcana irrazionalità. E la sorpresa stupita di fronte a un Dio che supera incommensurabilmente i nostri calcoli e le nostre previsioni intellettuali è all'origine dell'atto di fede."Non è vero che il volgo preferisce la letteratura mediocre alle opere di gran pregio, né che ama i racconti polizieschi perché sono letteratura di infimo grado. (..) Bisogna riconoscere che numerosi racconti polizieschi traboccano di crimini eccezionali, proprio come un dramma di Shakespeare. (..) Non solo il racconto poliziesco è una forma d'arte perfettamente legittima, ma presenta certi vantaggi ben definiti e reali come strumento del benessere pubblico." "Il primo pregio fondamentale del racconto poliziesco consiste nel fatto che rappresenta il più antico, nonché l'unico genere di letteratura popolare in cui sia espressa una qualche consapevolezza della poesia della vita moderna." L'investigatore è il moderno eroe che viva la sia Iliade nei meandri delle strade della città. Era inevitabile che sorgesse una letteratura popolare che tenesse conto delle possibilità romantiche offerte dalla città moderna. I racconti polizieschi possono essere sobri e confortanti come le ballate di Robin Hood. Il romanzo poliziesco sottrae all'oblio il fatto che la civiltà stessa è la più sensazionale delle trasgressioni e la più romantica delle sommosse

Gabriel Gale è un cavaliere cristiano che combatte contro l'assuefazione dell'anima, contro ogni accidia spirituale si rivolgono i grandi personaggi indagatori di Chesterton più che contro la stessa malvagità, che in fondo non ne è che una conseguenza.


PAOLO GULISANO

Economics for Helen, di Hilaire Belloc

Ecco come Max Beerbohm vedeva Hilaire Belloc e Gilbert Keith Chesterton... (grazie a Luca Fumagalli)


Belloc lectures Chesterton on "the errors of Geneva"- Caricature by Max Beerbohm.



giovedì 13 ottobre 2016

Un aforisma al giorno

Un aforisma al giorno

L'umiltà è madre di giganti. Si vedono grandi cose dalla valle; solo piccole cose dal picco.

Gilbert Keith Chesterton, I Racconti di Padre BrownL'innocenza di p.Brown, Il martello di Dio

martedì 11 ottobre 2016

Un aforisma al giorno (riproponiamo...)

Un uomo ha diritto di dubitare di se stesso, non della verità. Oggigiorno ognuno crede esattamente in quella parte dell'uomo in cui dovrebbe non credere: se stesso, e dubita esattamente in quella parte in cui non dovrebbe dubitare: la ragione divina.

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

Il Natale si avvicina e Pump Street si sta attrezzando!

lunedì 10 ottobre 2016

Un aforisma (verissimo) al giorno

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"The whole trick of electioneering consists of forcing [people] to a choice of evils." - #GKChesterton #politics


venerdì 7 ottobre 2016

Un aforisma al giorno

Chesterton Society (@AmChestertonSoc)
"It is time for an army of amateurs; for England is now perishing of the professionals."- #GKChesterton


Oggi è il 7 ottobre, giorno della Vittoria di Lepanto, quale giorno migliore per declamare questo poema?

LEPANTO di G. K. Chesterton (1911) – Traduzione in versi italiani di Rodolfo Caroselli (2009) - ancora grazie!


Nelle corti del sole bianche fontane scrosciano,
il Sultan di Bisanzio (1) sorride mentre scorrono;
come quell'acque un riso, sul volto più temuto,
muove la nera selva, il nero della barba,
la mezzaluna inarca sanguigna delle labbra,
ché le sue navi battono il mare interno al mondo (2):
sfidate le repubbliche fin sulle coste italiche,
squassano l'Adriatico torno al Leon dei mari (3),
e il Papa (4) nell'angoscia ha proteso le mani
e invoca ai re cristiani le spade per la Croce,
ma la sovrana inglese (5) guarda il suo specchio, fredda, 
sbadiglia mentre è a Messa l'ombra dei Valois (6);
le gemme delle Indie l'armi di Spagna fiaccano:
e il Re del Corno d'Oro (7) nel sole sta ridendo.
I tamburi attutiti echeggiano sui colli
che sono un regno ignoto per un negato principe (8),
ove, da un dubbio ufficio e da un incerto rango,
ultimo cavaliere d'Europa prende l'armi,
poeta estremo e tardo per cui cantò l'uccello,
che a sud andò cantando quando il mondo era giovane;
in quel silenzio enorme, sale sottile e intrepido,
su per sinuosa via, un suono di Crociata.
I gong ed i cannoni tremare fan la terra,
è Don Giovanni d'Austria che parte per la guerra,
Si tendon le bandiere al vento della notte,
nell'ombra son viola, oro vecchio alla luce,
le torce sono cremisi sui timpani di rame,
ecco poi trombe, squilli, quindi il cannone e lui.
E Don Giovanni ride con la sua barba riccia,
giacché ogni regno al mondo non vale i suoi stivali,
e il capo tiene alto, segno di libertà.
La luce della Spagna!
Dell'Africa l'incendio (9)!
E' Don Giovanni d'Austria
che prende il largo, hurrà!

_______________________________

Note:

1  Selim II, sultano di Costantinopoli (oggi Istanbul), capitale dell'Impero Ottomano.

2  Il Mediterraneo. Poco prima della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), che si trova nel Golfo di Patrasso (Grecia), i Turchi avevano completato la conquista di Cipro (strappandola ai Veneziani).
3  La Repubblica di Venezia.
4  Pio V. Solo il 7 marzo del 1571, per contrastare l'espansione turca, era riuscito a riunire la Lega Santa, formata, oltre che dallo Stato Pontificio, dal Regno di Spagna e dalle Repubbliche di Venezia e Genova.
5  Elisabetta I d'Inghilterra.
6  Il giovane re di Francia Carlo IX, che era sotto la tutela della madre, la reggente Caterina dei Medici.
7  Insenatura su cui si affaccia Costantinopoli.
8  Il principe Don Giovanni d'Austria, imposto dal Papa come comandante della flotta cristiana, era figlio illegittimo di Carlo V e fratellastro del re di Spagna Filippo II.
9  I paesi dell'Africa mediterranea stanno qui a rappresentare tutto l'Impero Ottomano (di cui facevano parte).

Un aforisma al giorno

G. K. Chesterton (@GKCDaily)
The aim of good prose words is to mean what they say. The aim of good poetical words is to mean what they do not say.

Lo scopo della buona prosa è di significare ciò che dice. Lo scoop della buona poesia è di significare ciò che non dice (traduzione a braccio ma funziona - Gilbert genio come al solito).

giovedì 6 ottobre 2016

Rivolta alla locanda - la prefazione scritta dal nostro presidente

E' appena uscito Rivolta alla locanda per i tipi della Berica Editrice. L'autore è un chestertoniano, Edoardo Dantonia, anzi, uno dei maggiordomi di Casa Chesterton, e la prefazione l'ha firmata il nostro presidente. Per gentile concessione dell'editore possiamo pubblicare quest'ultima come invito alla lettura del libro, vale la pena davvero.


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Il racconto che vi aspetta avrà di certo molto di familiare per chi è amico di Gilbert Keith Chesterton, il grande giornalista e scrittore inglese di cui quest'anno ricorre l'ottantesimo anniversario della morte. Gli amici di Chesterton troveranno infatti Adam Wayne, Patrick Dalroy, Gabriel Syme, Innocent Smith (e qualche altro personaggio a me sfuggito) passeggiare in questa storia, ma il buffo è che tutti questi nostri eroi si trovano concentrati (o frullati) in un unico uomo che, per quanto sovrappeso, all'inizio non sembrerebbe riuscire a contenerli tutti. Questo viaggio dalla destinazione incerta è in realtà una specie di quest, o forse somiglia molto a quel misterioso inseguimento che Gabriel Syme-Gilbert Keith Chesterton compie ne L'Uomo che fu Giovedì; c'è un po' di rivolta di Adam Wayne contro la distruzione della sua amata Pump Street ne Il Napoleone di Notting Hill; vi parrà di rivedervi Patrick Dalroy girare come una mina vagante mulinare botte e schiaffi armato di botticella e forma di formaggio a portare in giro per l'Inghilterra la rivolta come nell'Osteria Volante. Innocent Smith spunta alla stessa maniera trasognata e piena di stupore di Uomovivo. L'inizio sembra quasi gotico, l'atmosfera un po' noir, ma il nostro Edoardo non cade nella trappola della disperazione, come grazie a Dio non vi cadde la buon'anima di Chesterton (Borges disse che, a differenza di Poe, pur essendovi sempre tentato, non vi indulse mai). Anzi si va verso la Speranza, con un bel po' d'ignoranza, incarnata nel nostro spettacolare protagonista proteiforme, che è un po' combattente e un po' missionario, ruvido come la carta vetrata e e tratti quasi tenero e paterno. Si tratta di quell'ignoranza che trasforma l'uomo selvatico in uomo salvatico, un po' alla Domenico Giuliotti, soprattutto se commista all'abitudine di fare certi ragionamenti sempre ai limiti, che sinceramente mi divertono sempre moltissimo, mi coinvolgono e mi ricordano quelli di certi miei clienti piuttosto sui generis, ai quali però non riesco a dare mai completamente torto…

La "vittima" di un tal protagonista assomiglia un po' a tanti giovani già cinici e sfiniti, a cui viene voglia di dire: ma come può esserti venuto in mente? Edoardo vuole probabilmente intraprendere la stessa via di Chesterton, cioè dire a tutto il mondo che è meglio esserci che non esserci. Una buona idea, soprattutto se perseguita con entusiasmo e con tenacia, virtù che - contrariamente ai cinici luoghi comuni - crescono con gli anni coltivandole.

E chi non conosce Chesterton? Il nostro Edoardo vi dà modo di conoscerlo perché gli elementi del pensiero di Chesterton, che si riflettono nella sua singolare "poetica", ci sono in percentuale molto alta: la lotta contro il potere che si chiami Big Business o Stato Servile, la logica del paese delle fate, il senso del costante stupore… Se uno legge Chesterton e lo prende sul serio, è giusto che poi qualcosa venga fuori, soprattutto se Chesterton è convincente. Per osmosi (o per grazia?) lo risulta poi anche l'autore dell'opera, perché dopo un po' di righe ti viene voglia di seguirlo: è divertente, ragiona bene, non pretende di ragionare sempre (il che va pure bene - lo dice Chesterton), per cui le pagine vanno lette.

Sia chiaro: non c'è solo Chesterton, anzi. C'è tanto amore per la vita, tanta Speranza, come pure la Fede e la Carità (anche se quest'ultimo maneggiata più col badile che con il cucchiaino del miele), e una buona dose di apparente follia. È un buon inizio che merita di essere continuato, anche perché dopo un po' il viaggio incuriosisce e "prende", quindi vuol dire che funziona.

Io mi sono divertito, penso farà lo stesso effetto anche a voi.

Marco Sermarini


Chesterton (e Belloc) in altre parole - L'"artificiere della fede", il "maresciallo di Napoleone" e Mario Praz


Vi avevamo promesso giorni fa un approfondimento su Mario Praz, ed ecco qualcosa.

Ecco a disposizione un brano del saggio su Chesterton tratto dal volume Cronache letterarie anglosassoni (1° volume).

Mario Praz si interessò sin dall'inizio della sua carriera a Chesterton, e scrisse queste interessanti pagine che ritengo non disturberanno nessuno se messe qui.

Nacque a Roma nel 1896 e vi morì nel 1982. Saggista, giornalista, critico letterario, traduttore, anglista e scrittore, si dedicò in particolare allo studio della letteratura in lingua inglese. Si laureò a Roma in giurisprudenza e successivamente a Firenze anche in lettere. Iniziò a scrivere in inglese per il London Mercury, entrò in contatto con Emilio Cecchi (la Adelphi ha pubblicato il carteggio intercorso tra i due), Giovanni Papini e Ardengo Soffici producendo traduzioni di poeti inglesi.
Nel 1923 si trasferirà in Inghilterra con una borsa di studio, e fu preso come lettore di italiano all'Università di Liverpool. Insegnò anche all'Università di Manchester e successivamente alla Sapienza di Roma.
Nel 1957 ottenne la laurea honoris causa in letteratura dall'Università di Cambridge e nel 1962 ricevette da Elisabetta II d'Inghilterra il titolo di Knight Commander of the British Empire (KBE).
Sua è la voce "Robert Louis Stevenson" nell'edizione del 1936 dell'Enciclopedia Italiana (si noti nella bibliografia Praz cita il libro di Chesterton su Stevenson nonché Scrittori Inglesi ed Americani di Emilio Cecchi).

L'incipit del saggio è memorabile. Lo definisce argutamente «artificiere della fede», e noi possiamo rispondere all'interrogativo che si pone Praz, ossia se la sua scoppiettante apologetica abbia mai convertito qualcuno: il mio amico Dale Ahlquist possiede un elenco di circa quattrocento persone che hanno dichiarato di essere state convertite al cattolicesimo dal Nostro Gilbert. Per il resto Praz si dice sicuro che Chesterton abbia «divertito tutta una generazione», e qui possiamo dare testimonianza di quanto ogni giorno Gilbert  - miracolo sinora riuscito a pochi - diverta e converta anche noi, generazione dopo generazione.

Di seguito c'è qualche passaggio del saggio su Belloc, con riportato anche un appunto di quando Praz incrociò a Londra Belloc. Immagine fedele all'idea che molti di noi hanno dell'altro nostro eroe, quella che esce dal taccuino del giovane Praz, un Belloc simile ad un «maresciallo di Napoleone», con «la sagoma… d'un parroco».

Il volume è tuttora reperibile in commercio, lo stile è godibilissimo. Gli estratti sono le parti visibili da Google Books e li ho messi per farvi venire l'appetito. Leggere Praz come pure Cecchi o Castelli o altri ancora, con il loro stile elegante e piacevole, pieno d'ironia e di attrazione verso i nostri eroi, mette voglia di leggere cose belle come queste, di cercarle nelle pagine del Chesterbelloc come in una miniera conosciuta ma piena d'anfratti inesplorati.

Marco Sermarini




Sopra una parte del saggio su Chesterton e qui di seguito parte del Belloc.

Chesterton Institute 2016 Conferences in Spain - Seton Hall University

Nei prossimi giorni a Madrid e a Barcellona.

http://www.shu.edu/news/chesterton-institute-2016-conferences-in-spain.cfm

lunedì 3 ottobre 2016

Mario Praz

Nei prossimi giorni dedicheremo un po' di tempo a Mario Praz (1896 - 1982), un altro degli estimatori italiani di Chesterton.
Intanto eccone una fotografia.

domenica 2 ottobre 2016

Chi era Gian Dauli

Gian Dàuli, pseudonimo di Giuseppe Ugo Virginio Quarto Nalato (1884 – 1945), familiarmente Beppino, fu scrittore, traduttore ed editore, un uomo davvero votato alla stampa "totale". Fu uno dei primi traduttori di Chesterton.


Nasce a Vicenza e nel 1898 si trasferisce a Venezia con la famiglia. Da giovane, dopo un primo lavoro come collaboratore giornalistico, decide di partire per l'Inghilterra, dove si stabilisce per tre anni a Liverpool; qui impara l'inglese e fa da corrispondente per il giornale L'Adriatico. Ha anche modo di conoscere il poeta e drammaturgo irlandese William Butler Yeats (una conoscenza in comune con Chesterton e sua moglie Frances).
L'attività letteraria lo avvicina alla editrice Modernissima. Come direttore editoriale letterario di essa, Dàuli conoscerà molti intellettuali e scrittori dell'epoca e farà tradurre e pubblicare autori poco noti in Italia. Nella collana Scrittori d'oggi avranno posto Joseph Conrad, Israel Zangwill, Thomas Hardy, Henry James, R. L. Stevenson,  Jack London e il nostro Chesterton. Li annovererà tra "i moderni autori che hanno saputo trarre dalla vita vissuta e contemplata una espressione di Armonia e Bellezza", comprendendo con lucidità la forza la novità del mondo letterario americano e inglese, come d'altronde stavano facendo Emilio Cecchi con La Ronda e don Giuseppe De Luca con Il Frontespizio.
Di Chesterton tradurrà Il Napoleone di Nottingham Hill, L'Osteria Volante, I racconti di Padre Brown.
Collaborerà con molte altre realtà e personalità del mondo editoriale. Non avrà una vita professionale semplice.
Scriverà anche diversi libri tra cui La rua.
Marco Sermarini

Ecco la copertina del Napoleone di Falsopiano...

È in eBook, dimenticavamo.

Il Napoleone di Notting Hill - Gilbert K. Chesterton - Una nuova vecchia edizione, quella di Gian Dauli...

Gian Dauli, di cui vi diremo più appresso, è uno dei primi traduttori di Chesterton, e l'Editrice Falsopiano ne riusa la traduzione per questa edizione dello spettacolare Il Napoleone di Nottingham Hill (bella copertina):

https://books.google.it/books/about/Il_Napoleone_di_Notting_Hill.html?id=17rTCwAAQBAJ&source=kp_cover&redir_esc=y&hl=it

Aldo Maria Valli dialoga con Chesterton... - Il papa, l’annuncio, la verità. Due chiacchiere con Chesterton

Quello che segue è un dialogo tra il vaticanista Aldo Maria Valli e il nostro Chesterton...

Il papa, l'annuncio, la verità. Due chiacchiere con Chesterton – Aldo Maria Valli 

sabato 1 ottobre 2016

Il rapporto tra democrazia e tradizione - di Fabio Trevisan (da Riscossa Cristiana)

"Tradizione significa dare il voto alla più oscura di tutte le classi, quella dei nostri avi. E' la democrazia dei morti"

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z-ortodos

Nel saggio: "Ortodossiadel 1908, Gilbert Keith Chesterton confrontava, tra altri importanti temi, la relazione tra democrazia e tradizione. Per il grande scrittore londinese, maestro del paradosso come pensiero illuminante, non si potevano disgiungere democrazia e tradizione: "Io non posso separare le due idee di tradizione e democrazia: mi sembra evidente che sono una medesima idea". Vi prego di non sobbalzare repentinamente irritati sulla sedia ma di cercare di capire cosa intendesse dire e soprattutto quale significato egli dava ai due concetti. L'argomentazione è sviluppata nel IV capitolo del saggio, che ha un titolo significativo: "La morale delle favole". 

Solo non soffermandosi ai pregiudizi ed agli slogan si può intuire la profondità del suo pensiero: "La mia prima ed ultima filosofia, quella alla quale ho creduto con ininterrotta certezza, l'ho imparata da bambino. L'ho imparata generalmente da una nutrice…". Il che significa che le cose più importanti ed essenziali, cioè quelle che egli qualificava come "democratiche" erano apprese da ciascuna persona sulle ginocchia della madre (o della balia, come a quei tempi era frequente). Quali erano le cose più importanti ed essenziali per Chesterton ? Erano: la vita, la famiglia, l'educazione dei figli, il diritto conforme alla legge naturale: "Le cose più terribilmente importanti debbono essere lasciate agli uomini comuni: l'accoppiamento dei sessi, l'allevamento dei giovani, le leggi dello Stato. Questa è la democrazia e in questo ho sempre creduto". 

Definito il concetto di "democrazia" appariva ovvio e consequenziale anche ciò che intendeva come "tradizione": "La tradizione non è che la democrazia estesa nel tempo". Erano i nostri "democratici" avi che bussavano alle nostre porte, era il passato che chiedeva di entrare nella nostra vita; questa era la "democrazia dei morti"ed a questa era impossibile sfuggire: "La tradizione rifiuta l'idea della squalifica per il fatto accidentale della morte". I morti erano vivi (il fatto accidentale della morte) e bussavano ai nostri usci, non solo chiedendoci di entrare nel nostro presente, ma insistendo per progettare insieme il futuro: "L'uomo può trovare la vita soltanto in mezzo ai morti". E' incredibile quanto questo concetto della continuità tra democrazia e tradizione, tra morti e viventi sia stato fatto proprio da altri grandi scrittori cattolici, basti pensare a Giovannino Guareschi (di cui a lungo ed approfonditamente si è occupato Alessandro Gnocchi) o John Ronald Reuel Tolkien. Nello scrittore umorista italiano c'è un racconto, dal titolo emblematico: "Venivano da lontano", in cui lo "spirito dei morti" entra nelle case dei viventi ed una struggente "Favola di Natale" (scritta nel 1944 in un campo di concentramento nazista) in cui lo stesso Giovannino, il drammatico presente, incontra la nonnina, il passato che ritorna ed il figlio Albertino, il futuro.

In Tolkien due libri attestano la relazione tra "democrazia e tradizione": "La realtà in trasparenza" "Sulle fiabe", dove viene ribadita l'importanza della madre e della tradizione orale per trasmettere la fede cattolica, l'amore delle lingue, delle fiabe e delle leggende popolari. A questo punto non ci dovrebbe più scandalizzare la frase di Chesterton: "Non ho mai capito perché la gente si sia formata la convinzione che la democrazia contrasti, in qualche modo, alla tradizione". Tutto dipende ovviamente dal concetto di "democrazia" e di "tradizione" e dal significato di "tradizione orale", come spiegava il grande pensatore di Beaconsfield: "Le cose in cui ho sempre creduto di più, ora ed allora, sono le cosiddette novelle delle fate…il paese delle fate non è altro che il soleggiato paese del senso comune. Non è la terra che giudica il cielo, ma il cielo che giudica la terra". 

Acquisite le nozioni chestertoniane di "democrazia" e "tradizione" procederemo successivamente, nella nostra rubrica, a spiegare altri essenziali ed importanti concetti: il "senso comune" e la "morale delle favole".